domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Trivelle e referendum
Nencini: “Voterò no”
Pubblicato il 24-03-2016


petrolioSi avvicina la data del referendum sulle trivelle. Al 17 aprile manca poco. E i partiti ancora navigano nel buio. Il Pd ufficialmente è per l’astensione, ma in realtà il dibattito interno è molto acceso. La direzione del Pd doveva tenersi lunedì scorso. Quella famosa direzione del “faremo i conti” detto con fare minaccioso da Renzi rivolgendosi alla minoranza. Poi quella Direzione non si fece più, rimandata dallo stesso presidente del Consiglio che si recò in Spagna dopo la tragedia degli studenti Erasmus morti in  un incidente stradale.

Il Psi ha svolto una consultazione interna sulla posizione del partito. “Proprio in questi giorni abbiamo raccolto le opinioni della segreteria, dei parlamentari e degli amministratori regionali- ha detto il Segretario del PSI Riccardo Nencini. Nessuna ipotesi prevale sulle altre: il si sul no e viceversa, l’astensione sulla partecipazione e viceversa. Riassumo così. Daremo libertà di voto alle compagne e ai compagni, non consiglieremo a nessuno di non partecipare al voto. Io andrò a votare. Propendo per il no. Ho a cuore le nostre coste e il nostro mare, ma dubito che l’abolizione della norma sia decisiva. Intanto ci metteremmo nella condizione di essere totalmente dipendenti quanto a approvvigionamento energetico”.

Ma cosa di chiede con questo quesito? Il referendum è stato indetto, in base all’articolo 75 della Costituzione, su iniziativa di nove Consigli regionali: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Viene chiesto a tutti gli elettori italiani di abrogare una norma che consente alle società impegnate nella ricerca e nella produzione di idrocarburi liquidi e gassosi (soprattutto petrolio e metano) nel mare italiano di proseguire la loro attività anche oltre la scadenza della concessione ottenuta dal governo. Le leggi in vigore vietano la costruzione di nuovi impianti entro le 12 miglia marine (circa 22,2 km), ma consentono agli impianti già esistenti lo sfruttamento dei giacimenti per un periodo indeterminato.

Una vittoria del Sì prevedrebbe il termine delle attività di estrazione alla scadenza fissata al momento del rilascio della concessione. Il referendum non riguarda le nuove trivellazioni. Se vincesse il No (o se non viene raggiunto il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto) le ricerche nei giacimenti italiani non avrebbero un termine certo, ma continuerebbero fino all’esaurimento degli stessi.

Edoardo Giannelli

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Commenti all'articolo
  1. Quanto ha descritto Gianelli è corretto, anche se si può esprimere che il referendum può avere un significato più ampio sulle politiche energetiche italiane. Se vince il SI è una chiara risposta al continuare e ad ampliare una politica energetica a favore delle energie alternative e ridurre i consumi di idrocarburi derivati dal petrolio, se vince il No o l’astensione, il governo e chi decide sulle politiche energetiche si sente autorizzato a limitare le energie alternative per un ritorno all’uso del petrolio. iNoltre il segr. Naz. E viceministro dice due cose sbagliate: come scrive Gianelli l’abolizione non è immediatamente decisiva poichè le trivelle continueranno ancora per alcuni anni, ma alla scadenza delle concessioni dovranno essere decisamente smantellate. 2) non ci metteremo assolutamente in condizione di assere completamente dipendenti dall’estero, poichè queste trivelle rappresentano appena l’1% del fabbisogno di petrolio e il 2,7% del fabbisogno di metano e tutte le altre fuori dalle 12 miglia e quelle a terra non sono oggetto del referendum. e cosa che ritengo grave, il Psi nazionale ha già comunicato ufficialmente di sostenere il SI e il segr. Naz. È Per il No ???

  2. Metto da parte il contenuto del referendum dove ognuno ha le sue opinioni, personalmente ritengo giusto votare SI.
    Il fatto evidente è che per un argomento molto importante il Partito fa un sondaggio interno arrivando alla conclusione “ognuno faccia quel che crede”, penso che sarebbe stata opportuna una valutazione approfondita dalla direzione arrivando ad una indicazione ben definita che tenesse unito il Partito.
    Seguendo il dibattito del Consiglio Nazionale era sembrata chiara l’indicazione per il SI, con coerenza alcune realtà territoriali hanno, al loro spese stampato manifesti e volantini e ora si trovano con l’indicazione del Segretario che suggerisce di votare NO. Dove c’è confusione nulla si costruisce.
    Un caro saluto.

  3. Egregio Francesco Lovo la tua pietra nello stagno vorrebbe allargare il dissenso sul nostro Segretario Nencini.Trascura il fatto eclatante che soltanto 9 regioni su 21 abbiano sottoscritto quel referendum.Costoro hanno sorretto la richiesta di referendum rafforzandolo con il problema dei mitili nei siti delle trivelle.Hanno trascurato altre provenienze delle cozze,quali siti di mari inquinati da discarichi fognari di acque non depurate,sedimi di porti ed avanporti,lagune,eccetera.Non guasta ripetere che l’Italia è unica dalla Valle d’Aosta a Pantelleria e dall’Alto Adige a Taranto.Magari i connazionali di quelle 12 regioni potrebbero dissentire sulla scelta referendaria!

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