giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Trivelle. Il Pd per l’astensione al referendum di aprile
Pubblicato il 17-03-2016


trivelleUn altro caso nel Pd. Questa volta ad agitare le acque del partito democratico sono le trivelle e il referendum di aprile che le riguarda. Il 17 aprile infatti si vota per un referendum abrogativo sulla legge ambientale che regola le trivellazioni in mare, richiesto da nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). Se vincerà il Sì, le concessioni estrattive entro le 12 miglia dalla costa non verranno più prorogate.

Durante la giornata sono circolate voci e smentite circa la possibilità che il Partito democratico abbia deciso di consigliare l’astensione al referendum di aprile. Una posizione che non piace affatto alla minoranza: “Apprendo dal sito dell’Agcom – afferma in una nota Roberto Speranza, deputato della minoranza – che il Pd avrebbe assunto la posizione dell’astensione al referendum di aprile sulle trivelle in mare. Spero che ciò non sia vero”. “È una posizione che non condivido affatto e che non credo possa essere compresa da una parte significativa dei nostri elettori. Al netto di una discussione di merito che sarebbe bello fare anche con chi legittimamente può pensarla diversamente mi chiedo come e dove sarebbe stata assunta questa scelta. La segreteria non si riunisce da mesi. La direzione e l’assemblea non mi risulta abbiano mai discusso di questo referendum. Si può andare avanti così?”, domanda Speranza.

“Questo referendum è inutile” fanno eco dai vertici di Via Nazionale. La ragione, spiegano da Largo del Nazareno, è che la consultazione “non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa)”. Lo affermano i vicesegretari Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. “Di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Chi vuole dare un segnale politico, fa politica: non spende 300 milioni del contribuente. Lunedì vedremo chi ha i numeri – a norma di Statuto – per utilizzare il simbolo del Pd”.

Dubbi arrivano anche dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, anch’egli esponente del Pd che intervistato dal Tg di Tv2000 sul presunto invito all’astensione ha detto di non esserne a conoscenza: “Non mi risulta che il Partito democratico abbia assunto nell’assemblea che si è svolta pochi giorni fa alcuna decisione su questo punto così importante e nevralgico per la politica energetica del Paese. Credo che si tratti di un refuso burocratico ma se non fosse così deve essere cambiato lo Statuto del Partito democratico”. “Ci deve essere un meccanismo – ha aggiunto Emiliano – nel quale la linea politica del partito viene stabilita da organismi che io non conosco e questo non può essere. Quindi lo escludo nella maniera più assoluta”. “Una posizione del partito è necessaria – ha concluso Emiliano – ma da quello che mi risulta non è stata ancora adottata. Non vorrei che anche su questo si adottasse la tecnica del ‘detto non detto’, che ha in qualche maniera inficiato la credibilità del Pd su tutta la vicenda del referendum”.

A Emiliano risponde Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana: “Mi dispiace dover dare una brutta notizia all’amico Michele Emiliano e anche a tanti esponenti della minoranza del Pd che esprimono stupore in queste ore, ma abbiamo appena finito la riunione della commissione parlamentare di Vigilanza Rai che doveva esaminare le richieste d’accesso alle tribune elettorali per il referendum contro le trivelle di domenica 17 aprile. E la brutta notizia è che il Pd ha annunciato la propria posizione di astensione al referendum”. “Non si tratta quindi di equivoco o di incidente burocratico – conclude l’esponente di SI – bensì di posizione politica ufficiale”.

 Edoardo Gianelli

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Commenti all'articolo
  1. I due dilettanti della politica, Serracchiani e Guerini, non si rendono conto di essere di fronte ad un problema politico enorme: i gruppi Pd nei nove consigli come hanno votato? I consiglieri Pd delle nove regioni sono tutti “antirenziani”? Come possono i presidenti Pd delle regioni interessate predicare l’astensione dopo aver promosso i referendum? In tempi in cui i segretari di partito non erano dilettanti allo sbaraglio, ci si sarebbe guardati bene dal prendere una posizione così sprezzante nei confronti dei gruppi regionali del proprio partito in ben nove regioni su 20. Ma che hanno in testa questi? Le pulci? O consumano troppi stupefacenti?

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