giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Trivelle, Sajeva (Fgs):
“Sì, può essere pericoloso”
Pubblicato il 21-03-2016


Trivelle-petrolio-Adriatico“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Questa è la fatidica domanda che verrà sottoposta agli italiani il 17 aprile prossimo. Ho voluto chiedere un’opinione a riguardo al segretario nazionale della FGS Roberto Sajeva.
Le posizioni e le discussioni sono plurime e accese, segretario vogliamo comportarci come l’acqua o come la benzina?
Come l’idrogeno. Grande energia e zero emissioni. Vecchia battaglia dei giovani socialisti.

È necessaria questa ricerca di idrocarburi nei nostri mari e nei nostri terreni?
Lo è. Persone, spazio e risorse sono gli unici veri talenti di una società. Le risorse in particolare ne segnano le possibilità di emancipazione. Sull’autonomia energetica si gioca già da moltissimo tempo quella che sarà ancora la geopolitica dei prossimi decenni. Le energie rinnovabili spezzeranno il circolo vizioso, ma, per affrontare la futura conversione, dovremo cercare di essere di essere ben saldi o ne usciremo con le ossa rotte. Inoltre, guardando all’oggi, trovare ancora qualche giacimento non farebbe male né all’industria né ai conti delle famiglie. Al di là dell’inquinamento la vera mancanza d’aria oggi la si avverte tra bollette e benzinai.

I rischi sono concreti e accettabili o improbabili, ma, contenibili?
L’Adriatico ridotto a pozzanghera bituminosa? Le Tremiti inghiottite da un terremoto? I rischi si conoscono bene sia per studi che per statistiche e non c’è nulla che lasci temere davvero simili cataclismi. La politica basata sulla paura mi fa schifo. Non voglio fare una… reductio ad Hitlerum, ma, il meccanismo è sempre lo stesso: fondare la propria azione non sul convincimento dell’altro, ma, su leve emotive.

E il turismo?
Turismo e trivellazioni possono addirittura crescere in sinergia come è avvenuto in Emilia e Romagna per decenni, quindi possiamo dire che si tratta di una possibilità ben collaudata. Inoltre la Lucania, che è il territorio più sfruttato per la produzione di petrolio, è la regione meridionale che ha visto il turismo crescere maggiormente. Il turismo è un’industria importante, ma, solo complementare. La favola che l’Italia possa campare di turismo è una pia illusione, sorella di quella ancora più assurda di poter campare di terziario. Servizi e turismo servono a migliorare l’organizzazione sociale interna, a drenare denaro dall’estero ma, è facile capire quanto la competizione per vacanze e finanza sia assai più rischiosa, soggetta alle relazioni diplomatiche e persino a capricci ed isterismi che inevitabilmente tendono a plasmare territorio e società ad uso e consumo altrui. Esempio principe è Venezia, cadavere imbalsamato usato come parco dei divertimenti. La produzione, al contrario, condiziona la geopolitica. Gli europei han fatto a meno delle crociere sul Volga per millenni, gas e petrolio russi invece ci condizioneranno ancora a lungo. Quanti alberghi son stati chiusi a causa di trivelle e centrali termoelettriche? Quanti ne sono stati invece aperti, direttamente o indirettamente, con le risorse e le possibilità offerte dall’industria energetica? Possiamo dire alle migliaia di operai specializzati e ingegneri nella sola Emilia-Romagna: ok fra qualche anno tutti camerieri e albergatori?

Si parla moltissimo di energie rinnovabili. Possono soppiantare gas e petrolio oppure possono solo aiutare parte dell’altissima domanda di energia?
Come ho detto, le energie rinnovabili romperanno il circolo vizioso di interessi e inquinamento, oltre a quello delle prepotenze straniere.
Nella mia mozione (che invito sempre tutti a leggere) parliamo di solare termodinamico ma, ci sono tanti problemi ancora, non ultimo lo spazio e qui servirebbe davvero ripensare le politiche comunitarie verso il sud del Mediterraneo, per poter sfruttarne i deserti e aiutarne le società, invece che continuare a pressare la Russia ad Est inasprendo poi la guerra di condizionamento energetico. Se parliamo di potenze industriali, tra le quali figuriamo ancora con tutti gli oneri sociali ma, senza quasi più gli onori economici, non è un caso che le uniche a fare implementazioni e ricerche serie siano quelle già energeticamente autonome.

Ci sarebbe anche il nucleare che continua a fare progressi verso la prima generazione a fusione. Anche questa risorsa potrebbe essere violentemente osteggiata?
Il nucleare è l’esempio solare della strategia energetica lasciata alle emozioni, la gente preferisce il lento ed ambiguo calcolo statistico del cancro da petrolio piuttosto che i fantasmi di Černobyl’ e Godzilla. Inoltre i referendum su base emozionale hanno avuto anche l’effetto di gambizzare la libertà di ricerca. Il nostro punto di riferimento è infatti Carlo Rubbia che, nonostante sia senatore a vita e premio Nobel, resta una mente inascoltata. Sostenitore del solare termodinamico, è stato però anche l’ideatore di diverse proposte per un nucleare più sicuro, più pulito, slegato dal nucleare militare (che è la vera giustificazione di molte vecchie e costose centrali ancora in funzione) e soprattutto non legato al costoso uranio ma, al torio elemento più abbondantemente ed equamente distribuito sulla Terra. Molti Paesi stanno valutando di continuare sulla vecchia strada, anche costruendo nuove centrali, altri invece pensano di fermare i reattori ma, se questi Paesi si sentono pronti anche solo a valutare il salto è perché si son potuti permettere ricerca e implementazioni grazie anche al vantaggio avuto dal nucleare. Noi abbiam comprato molta energia, anche atomica, dall’estero, tanti soldi che potevamo utilizzare nella ricerca. Quel treno sembra perso, vediamo cosa ci offre oggi la ricerca.

Le tesi portate avanti dagli attivisti di Greenpeace e simili sono varie, come quelle di opinione opposta. Sono due muri inconciliabili oppure vi è, anche se minima, un’intesa?
In buona parte, su entrambi i fronti, si tratta di campagne ideologiche o addirittura di malafede. Gli interessi sono molteplici sia da parte delle multinazionali che dell’industria del dissenso e della paura. Le strategie delle prime sono ben note, quelle degli ambientalisti ancora non tanto ma, lo sputtanamento è prossimo. Al di là dello scandalo delle email di qualche anno fa, quando si scoprì che molti “indipendenti” collaboratori dell’ONU modificavano alcuni dati, anche sotto pressione politica, per creare più allarmismo, basta concentrarsi sull’attuale campagna per il Sì al prossimo referendum. Il gioco è sempre quello di creare immagini e storie emotive. Invece di parlare della realtà, e quindi di piattaforme che diventano oasi di ripopolamento marittimo, di rocce porose in cui il metano, principale risorsa oggetto del referendum, è intrappolato, ecco l’immagine di grandi e materni ventri sottomarini, piselloni metallici che cominciano sfasciare tutto facendo scappare pesciolini e sirenette, infernali densità di petrolio che oscurano tutto e poi le strazianti immagini di animali invischiati dalle tenebre fatte materia, destate dal loro sonno millenario per poi soffocare l’Uomo arrogante. Nulla di nuovo, è come quando le chiese venivano riempite di mostri. I No Triv, i No Tav e via cantando non sono diversi da chi tira in ballo la Natura contro le unioni civili. Chi fa così non vuole liberare l’Uomo, non si affida alla sua intelligenza, non è diverso dalle inquisizioni e dai tiranni. Con buona pace di Bobbio, al di là delle agende minime, la contrapposizione non è tra destra e sinistra, la battaglia per libertà e giustizia, nostra missione, è sempre stata tra laici di ogni fede e chiese di ogni colore.

Quindi tu saresti per il NO o per il SÍ?
Per il No. Basti un motivo anche per gli ambientalisti: le varie conferenze, ed i trattati, che gli ambientalisti agitano continuamente sono più serie delle loro battaglie, parlano di percorsi graduali, di riforma e non di stravolgimenti e parlano ad esempio del metano come principale ponte tra l’attuale sistema e quello delle rinnovabili. Tra gli idrocarburi rappresenta uno scenario credibile di sostenibilità ambientale e questo referendum rischia di bloccare diversi giacimenti che andrebbero poi sostituiti da un maggior traffico di navi gassiere dall’estero, quindi altri soldi dati ad altre nazioni, quindi altro inquinamento da traffico marittimo.
Niccolò Musmeci

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Commenti all'articolo
  1. COMITATO SOCIALISTA PER IL SI AL REFERENDUM DEL 17 APRILE. Abbiamo deciso di aderire al comitato promosso dal Compagno “Onofrio Introna” e da altri contro l’astensione e per il SI al referendum del 17 aprile. Chi voglia aderire o partecipare alle iniziative di sensibilizzazione che saranno promosse nei prossimi giorni può comunicarlo anche attraverso questa pagina.

    http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/referendum-17-aprile-e-nato-il-comitato-nazionale-vota-si-fermare-le-trivelle

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