lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Trivelle Sì o No? Anche la Cei dice la sua
Pubblicato il 18-03-2016


Cei-Art18-RenziMan mano che la data del referendum sulle trivelle si avvicina, salgono le polemiche tra le forze politiche. Con il quesito referendario (leggi l’editoriale di Luigi Covatta) si chiede se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare lo sfruttamento di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni. Quello che infatti poteva sembrare un voto dai risvolti locali, sta diventato un caso nazionale, dopo la decisione presa nella sede nazionale del Pd di indicare l’astensione. Oggi si occupa della questione anche la Cei, che con un documento chie che si discuta possibilmente tenendo conto dell’enciclica Laudato sì di papa Francesco. I Vescovi si confrontano quindi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata.

“Non c’è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum”, ha spiegato mons. Galantino, sottolineando però che “il tema è interessante e che occorre porvi molta attenzione”. “Gli slogan non funzionano – ha aggiunto il numero due della Cei -. Bisogna piuttosto coinvolgere la gente a interessarsi alla questione”. “Il punto, quindi – ha aggiunto -, non è dichiararsi pro o contro alle trivelle, ma l’invito a creare spazi di incontro, di confronto”. Il problema va affrontato alla luce non solo di quello che dice il Papa ma anche di quello che è stato lungamente discusso dalla Chiesa. Quindi parlarne, non fermarsi al sì o al no, perché manca un sufficiente coinvolgimento delle persone”. “E non si tratta – ha concluso – del solo problema delle trivelle, domani ci sarà quello del nucleare, poi altri ancora. Manca piuttosto l’approccio culturale, il ragionare sulle cose”.

Un referendum ha però l’effetto di aumentare ancora le distanze tra il gruppo dirigente e la minoranza del partito. “Questo referendum è inutile” è la linea della segreteria del Partito democratico mentre la componente di opposizione interna la pensa esattamente al contrario. I vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani rinviano alla direzione del partito convocata lunedì prossimo: “Vedremo chi ha i numeri – a norma di statuto – per utilizzare il simbolo del Pd”. Dalla minoranza è intervenuto il senatore PD, Federico Fornaro: “Quando abbiamo recentemente chiesto di ripensare al doppio ruolo di segretario del PD e Presidente del Consiglio siamo stati tacciati di alimentare sterili polemiche. La vicenda del referendum sulle trivelle, invece, è lì a dimostrare che avevamo ragione noi. Un grande partito popolare come il PD, che ha nel suo dna la partecipazione dei cittadini, non può sostenere l’astensione: una scelta che rinnega la sua stessa storia e quella del centro-sinistra. Il PD avrebbe dovuto schierarsi per il SÌ o per il NO, con una decisione collettiva e dopo aver ascoltato le ragioni dei consiglieri di sette regioni a guida PD che questo referendum lo hanno promosso. È chiedere troppo?”

Per tutta risposta, con una burocratica dichiarazione i due vice-segretari nazionali ieri hanno annunciato l’astensione del PD, rimandando a una burocratica ratifica della Direzione del 21 marzo. La vittoria alle primarie, però, non può e non deve autorizzare nessuno a comportamenti di umiliazione del confronto democratico interno, che in questo caso va ben oltre la fisiologica dialettica maggioranza-minoranza”.

Edoardo Gianelli

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Commenti all'articolo
  1. Votare SI al referendum è un atto di responsabilità, perché se l’uomo continua a creare energia con i fossili la vita sulla terra finirà e sparirà il genere umano. O forse volete farci bere la favola che l’uomo si trasferirà su un altro pianeta. Mi rendo conto che questo referendum è solo un piccolo fatto per come è formulato, ma sarà una presa d’atto per cominciare a prendere in esame l’ENERGIA prodotta da fonti alternative in tutti i campi: elettricità, trasporti, agricoltura, edilizia ecc. cioè entrare veramente nel XXI secolo.

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