lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TTIP. L’UE propone tribunale e Corte d’Appello
Pubblicato il 16-03-2016


Ttip berlino 2Neanche il dodicesimo round del TTIP, svoltosi a Bruxelles dal 22 al 26 febbraio, ha placato le contestazioni di partiti, cittadini europei e quanti altri contrari. Ciò che più viene criticato del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti – accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra Ue e Stati Uniti dal 2013 – è la poca chiarezza intorno a quale meccanismo di risoluzione delle controversie il trattato intende servirsi. Una prima proposta vedeva nell’ISDS (Investor-state dispute settlement) lo strumento che gli investitori stranieri avrebbero utilizzato per citare, di fronte ad una corte arbitrale commerciale, lo Stato che, a loro dire, avesse violato i diritti garantitigli da questo stesso. Sono proprio le Corti di Arbitrato Commerciale ad essere state oggetto di ripetute polemiche. Questi sono tribunali internazionali privati composti a rotazione da tre membri, scelti da una lista ristretta di avvocati privati. I difensori dell’investitore possono ricoprire il ruolo di giudici al processo seguente. Non è possibile assistere in alcun modo a tali processi.
Di fronte alla crescente opposizione, la Commissione europea ha proposto e reso noto, con un comunicato stampa dello scorso settembre, l’istituzione di un nuovo sistema giudiziario «moderno in materia di investimenti, soggetto ai principi democratici e al controllo pubblico […] fondato su elementi che permettano ai cittadini di confidare nei tribunali nazionali e internazionali», ha dichiarato la commissaria per il commercio Cecilia Malmström. Questo nuovo meccanismo, Investment Court System (ICS), prevede l’istituzione di un tribunale di primo grado composto da 15 giudici, di cui 5 statunitensi, 5 europei e 5 di Paesi terzi, ed una corte d’appello con 6 giudici. Questi dovranno possedere qualifiche di alto livello, comparabili a quelle richieste ai membri dei tribunali internazionali permanenti, quali la Corte Internazionale di Giustizia e l’organo d’appello dell’OMC. Inoltre i governi avrebbero diritto a legiferare, diritto sancito dalle disposizioni degli accordi commerciali e di investimento.
Nonostante tali proposte, in molti si oppongono all’istituzione di specifici tribunali, siano essi ISDS o ICS. Sul web è stata lanciata una petizione per impedire il loro utilizzo. «Per quale motivo le imprese dovrebbero avere diritto a dei tribunali esclusivi in cui intentare causa contro governi democraticamente eletti per enormi quantità di denaro? Noi cittadini abbiamo diritto a tribunali pubblici sotto la legge del paese in cui ci troviamo. Le compagnie private devono fare lo stesso», si legge sul sito.
Trattando la grande contestazione dei cittadini europei al TTIP, non sempre informati ed in prima linea per difendere i diritti propri e del nostro continente, non possono non tornare in mente le 250mila persone che, nello scorso ottobre, sono “scese in piazza” a Berlino, prendendo parte al corteo contro il TTIP.

Francesca Fermanelli

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