mercoledì, 28 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL PREZZO DI ANKARA
Pubblicato il 07-03-2016


DAVUTOGLUA Bruxelles, si decide il futuro politico ed economico dell’Unione Europea, ma a mettere le carte sul tavolo è la Turchia, il Paese cerniera tra i profughi siriani e il Vecchio Continente.
Ankara sa bene che al summit odierno non si decide solo della gestione dei migranti, ma si rischia il collasso dell’Ue. Infatti all’ultimo minuto la Turchia ha avanzato richieste politiche e di ulteriori finanziamenti, oltre ai tre miliardi già previsti. Quindi oltre a un aumento di fondi, Ankara chiede un accesso più veloce ai visti Schengen per i cittadini turchi e un processo accelerato per la sua richiesta di adesione all’Ue.
L’incontro tra i leader dei 28 Stati membri e della Turchia aveva lo scopo di fare il punto sui progressi dell’accordo firmato il 29 novembre scorso. Eppure la Turchia ha già ricevuto il suo fondo da 3 miliardi di euro dalle autorità di Bruxelles, una somma che non è mai stata concessa ad altri Paesi anche maggiormente indebitati e che fanno parte dell’unione, i quali devono quotidianamente fare i conti con l’arrivo di migliaia di migranti, come Italia e Grecia. Non solo, ma Ankara non sta nemmeno svolgendo il compito di limitare il flusso di migranti attraverso l’Egeo, come promesso in cambio del fondo. Ne è cosciente Berlino, l’altro protagonista al tavolo delle contrattazioni che se da un lato chiede maggiori sforzi ad Ankara, dall’altro è consapevole che occorre cercare un accordo a tutti i costi con la Turchia, senza la quale è difficile limitare gli afflussi di migranti verso il Vecchio Continente.
“Vogliamo che il numero dei migranti illegali — ha detto la Cancelliera Angela Merkel — decresca e non solo per poche nazioni ma per tutte, Grecia inclusa. Ecco perché abbiamo bisogno di una soluzione sostenibile che realizzi la sicurezza del confine esterno, che rappresenta un prerequisito per gli accordi di Schengen. Per il confine marittimo questo è possibile solo con la Turchia. Vogliamo combattere l’immigrazione illegale e questo è possibile solo con la Turchia”.
Ma la Turchia alza la posta, chiedendo maggiori fondi per i profughi. Il premier turco Ahmet Davutoglu, arrivando al summit, ha infatti detto: “Siamo pronti per entrare in Europa”. Puntualizzando: “Questo è il secondo vertice Ue-Turchia in tre mesi” che “dimostra quanto è indispensabile la Turchia per l’Ue e l’Ue per la Turchia”. “La Turchia è pronta a lavorare con l’Ue”, soprattutto “è pronta a essere un membro dell’Ue”.
Ma a bloccare le aspettative turche ci ha pensato l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera Federica Mogherini che ha affermato: “È necessario che la Turchia, in quanto Paese candidato ad entrare nell’Unione, risponda alla richiesta della Ue di rispettare gli standard più alti per quanto riguarda la democrazia, lo stato di diritto, libertà fondamentali a cominciare dalla libertà di espressione e di associazione. Questi sono valori chiave per la Ue”.

A far discutere nelle democrazie europee è proprio il regime di Erdogan e il trattamento riservato ai curdi. Una manifestazione di cittadini curdi (una sessantina) a Bruxelles ha accolto oggi il summit Ue-Turchia sull’immigrazione al grido di “Erdogan assassino”. Il richiamo è forte, tanto che il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha parlato della questione curda nel corso dell’incontro avuto oggi con Davutoglu, prima del summit del leader. Ma la questione per il premier turco resta da nascondere sotto il tappeto, Davutoglu infatti non si è presentato al previsto incontro con la stampa.  Inoltre Schulz ha riferito che la Turchia ha chiesto all’Europa altri tre miliardi di euro per gestire la crisi dei migranti. Il finanziamento supplementare a favore della Turchia dovrebbe essere versato nel 2018, ha precisato Schulz sottolineando che nel caso del primo fondo il Parlamento europeo ha “accelerato le procedure, ma sono stati gli stati membri a rallentare”.
Sergei Stanishev, Presidente del PSE ha detto dopo l’incontro con il leader di HDP, Selahattin Demirtas: “Noi, come socialdemocratici sosteniamo il piano d’azione UE-Turchia perché ne comprendiamo l’urgenza”. Ma precisa: “Allo stesso tempo non ci dovrebbe essere alcun compromesso sui diritti umani e la libertà di stampa in Turchia”.
Nel frattempo mentre Bruxelles tenta di trovare un’intesa a tutti i costi con Ankara, finendo con il posticipare il summit in tarda serata, Vienna da parte sua è scettica sui termini dell’accordo e continua a portare avanti la sua linea iniziale. “Sono favorevole a dire parole chiare: chiuderemo tutte le rotte, anche quella Balcanica”, afferma il cancelliere austriaco Werner Faymann, al suo arrivo a Bruxelles per il vertice sui migranti. “I trafficanti non devono avere alcuna opportunità”, ha aggiunto Faymann, per molti è stato finora troppo semplice “lasciar passare le persone”. Vienna resta ferma contro la politica del lasciar passare: “Più chiaramente saremo contro, tanto meglio”, ha ribadito il cancelliere. Gli accordi con la Turchia sono una buona cosa, ma “se reggeranno lo si vedrà in futuro”. A tirarsi fuori anche la Gran Bretagna, già in disaccordo con Bruxelles sulla politica dei rifugiati. “Non vi è alcuna possibilità che la Gran Bretagna aderisca al regime comune di asilo politico del’Ue”, ha assicurato il premier David Cameron al suo arrivo al Vertice. Cameron ha sottolineato che in materia “la Gran Bretagna ha un forte opt-out” e quindi continuerà ad “avere il suo approccio all’asilo, il suo modo di fare le cose e a controllare i propri confini”.

Ma le iniziative individuali dei Paesi europei rischiano di far saltare i nervi ad Atene, sulla cui testa ricadono le decisioni soprattutto degli otto Paesi della rotta balcanica che hanno chiuso le proprie frontiere.

La Grecia sta scontando in queste settimane un’emergenza profughi che rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe umanitaria, non solo ma Atene teme di diventare un enorme campo-profughi, a causa della chiusura della rotta balcanica verso Nord. Secondo il governo greco vi sono attualmente 36mila rifugiati in Grecia, e i ritorni verso la Turchia dovrebbero servire a decongestionare il territorio nazionale. Tsipras si aspetta che si metta a punto un “piano di azione per diminuire sostanzialmente i flussi e combattere il network dei trafficanti”. Dopo la riunione di oggi, insiste il premier greco, “spero che i principi siano per tutti, le regole siano per tutti e che tutti implementino decisioni comuni”. L’indecisione europea e la scelta dei Paesi di bloccare i confini viene scontata sulla barriera di Idomeni, alla frontiera tra Grecia e Macedonia, dove attualmente almeno 14mila persone sono ancora in attesa di poter varcare il confine. E vista la situazione il Governo di Skopje ha deciso di estendere le recinzioni doganali anti migranti lunghe 19 miglia di altre 200 miglia.

In queste ore Bruxelles sta lavorando anche per sostenere Atene. Nonostante in un canovaccio di conclusioni sia prevista l’interruzione della rotta balcanica a tutti i migranti irregolari, in altre parole economici, nello stesso tempo verranno rilanciate le operazioni di ritorno dalla Grecia alla Turchia di migranti senza diritto alla protezione internazionale. Infine proprio sulla la Grecia, l’Unione ha dato la propria disponibilità di aiuti per evitare una crisi umanitaria. Nulla di nuovo, o poco chiaro è invece l’impegno per quanto riguarda l’altro Paese sbocco per i migranti, l’Italia. Roma teme l’arrivo della bella stagione e il rischio di finire come Atene per via delle decisioni di Vienna e di trasformarsi in un autentico “deposito di anime”. Secondo alcuni osservatori i profughi bloccati sulla rotta balcanica potrebbero arrivare in Italia passando in Albania, attraverso l’Adriatico.
Roma,  fiancheggiata da Berlino, chiede che venga ripensato il regolamento di Dublino che impone ai Paesi in cui sbarcano i migranti l’esame della richiesta di asilo. La Cancelliera tedesca appoggia Renzi con lo scopo di terminare al più presto un accordo e di rassicurare così gli elettori tedeschi in vista delle prossime tornate elettorali.

A margine dell’incontro con il ministro degli Esteri polacco, Witold Waszczykowski, alla Farnesina il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha spiegato: “Riteniamo che sulla questione migranti sia necessario decidere insieme in Europa. Decisioni unilaterali, in particolare sulla rotta Balcanica, di chiusura delle frontiere metterebbe a rischio la libera circolazione delle persone creando un effetto domino. Il senso dell’incontro di oggi a Bruxelles è di evitare questi rischi”.

Secondo il Financial Times tra le opzioni allo studio in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo la Commissione europea sta ipotizzando la creazione di un’agenzia federale per il diritto di asilo.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo espone la situazione per quello che è. Mi permetto però di ricordare che la locuzione “asse Roma – Berlino” (peraltro oggi apparsa anche nella prima pagina del maggiore quotidiano romano) è piuttosto inquietante. Manca Tokyo e poi siamo a posto.

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