venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ORA LA VERITA’
Pubblicato il 29-03-2016


Al-Sisi con Giulio Regeni“In obitorio ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso, non vi dico quel che gli hanno fatto”. Con questa frase, Paola Regeni, la mamma di Giulio, ha riassunto l’enromità della tragedia che si è abbattuta sul giovane ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio e ritrovato cadavere con segni di torture, alcuni giorni dopo in un fosso lungo l’autostrada alla periferia del Cairo.

Una vicenda oscura, marcata da depistaggi, da una insistente resistenza egiziana a collaborare con gli inquirenti italiani, dalle promesse ufficiali dello stesso presidente egiziano, il generale al-Siss, di fare ‘chiarezza’, di arrivare alla verità.

Intanto sono passati due mesi e non è stato fatto nessun passo avanti. Ancora non si sa nulla della sua morte, non ci sono piste, indizi, evidenze. Buio assoluto sugli autori e le ragioni di un crimine efferato e senza senso.

I genitori di Giulio, hanno partecipato a una conferenza stampa a Roma con Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato, gli avvocati della famiglia, Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale, e il portavoce di Amnesty international Italia Riccardo Noury. La madre ha descritto le condizioni del figlio dopo aver visto la salma all’istituto di medicina legale. L’ultima foto del ricercatore, ha raccontato la donna, risale a 10 giorni prima della scomparsa ed è proprio quella circolata centinaia di volte sui media, quella in cui si vede Giulio sorridente, con un maglione verde. “Il suo era un viso sorridente, con una sguardo aperto – ha detto – e quella è una foto felice. Non si vede, ma sotto c’era un piatto di pesce, perché Giulio era con i suoi amici e sapeva anche divertirsi, non solo studiare”. Dopo quell’immagine, però, i genitori ne hanno dovuta vedere un’altra. “È un immagine che con dolore io e Claudio cerchiamo di sovrapporre a quella di quando era felice. Il suo volto, come restituito dall’Egitto è completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. Così, quando è entrata nell’obitorio, Paola Regeni ha riconosciuto suo figlio dal naso. “L’unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso felice è il naso. Lo ho riconosciuto subito dalla punta del naso”.
terribili le considerazioni che ha poi aggiunto spiegando che quello di suo figlio non è un caso isolato: “Se ci riferiamo a quel che è accaduto, e cioè alle torture subite da un cittadino italiano, allora è probabilmente un caso isolato. Ma altrimenti non lo è affatto poiché gli stessi amici di Giulio, la parte amica dell’Egitto, ci hanno detto che lo hanno torturato e ucciso come un egiziano”. La morte di Giulio, ha concluso la donna, “non è dovuta al morbillo o alla varicella. Forse le sue idee non piacevano?”.

“Abbiamo fiducia nelle nostre istituzioni – ha detto a sua voilta il padre, Claudio – e andremo avanti con loro, ma crediamo che un richiamo forte sia necessario se non arriveranno risposte concrete”. “Non abbiamo mai avuto la sensazione che il governo egiziano voglia collaborare seriamente” ha detto sottolineando ancora una volta che Giulio non era una spia: “Avevano contatti frequenti e profondi, ci raccontava tutto dei suoi rapporti al Cairo e niente lasciava minimamente pensare che lavorasse con i servizi”.Quando è partito dall’Italia per tornare al Cairo era “sereno, contento e tranquillo”.

Nel corso della conferenza stampa il senatore Manconi ha proposto di richiamare l’ambasciatore per consultazioni, di rivedere le relazioni consolari tra i due paesi e di inserire l’Egitto nell’elenco dei Paesi non sicuri dell’unità di crisi della Farnesina. “La famiglia – ha detto Manconi – ha una fiducia forte nei confronti del procuratore Pignatone e dell’operato degli investigatori. Ma bisogna operare con più forza”. Per questo il governo dovrebbe “porre la questione dei richiamo, non del ritiro, del nostro ambasciatore per consultazioni. Un gesto non solo simbolico per far comprendere come il nostro Paese segue il caso”.
“I genitori di Giulio e l’Italia intera – ha aggiunto la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani – meritano risposte chiare e precise. Nell’esprimere piena fiducia nel lavoro svolto fino ad ora dal Procuratore Pignatone riteniamo che il Governo italiano debba continuare a chiedere con forza giustizia e rispetto per una vicenda sulla quale deve essere fatta piena luce. Non accetteremo mezze verità o peggio ancora ricostruzioni ingannevoli”.

“Le promesse di collaborazione e le assicurazioni da parte delle autorità egiziane sulla volontà di fare chiarezza sul caso Regeni – ha sottolineato amaramente Pia Locatelli, presidente del Comitato diritti umani della Camera – al momento si sono rivelate solo parole”. “Dalla tragica morte del giovane ricercatore italiano abbiamo assistito a una serie di versioni discordanti e altamente improbabili, inaccettabili da parte di un Paese che si dice amico dell’Italia e che vuol avere un ruolo nella comunità internazionale. C’è un limite all’attesa e alla pazienza anche nella relazione tra Stati: se servono misure forti nei confronti dell’Egitto il nostro Governo le prenda. Non ci sono interessi economici che possano avere la meglio sulla verità”.

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