venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Uil: “In due anni 7 miliardi di tasse locali in più”
Pubblicato il 21-03-2016


ImuGli italiani hanno pagato tra il 2013 ed il 2015 16,7% in più di imposte e tasse locali, una cifra pari a 7 miliardi di euro. A dirlo uno studio del Servizio Politiche Territoriali della Uil che h stimato un incasso per le casse locali, tra addizionali regionali e comunali IRPEF, IMU, TASI, Tariffa Rifiuti, nel 2015 di oltre 49 miliardi di euro a fronte dei 42 miliardi 2013, passando per i 46,5 miliardi del 2014. Lo studio della Uil sottolinea come le tasse locali sono mediamente aumentate di 308 euro tra il 2013 e il 2015 per una famiglia tipo che lo scorso anno ha pagato 1.969 euro per questi tributi, ha inoltre calcolato la Uil facendo riferimento ad un nucleo con un solo reddito da 24 mila euro, una casa di 80 metri quadrati e una piccola seconda casa ereditata (o un magazzino). In particolare, per l’Imu/Tasi per immobili diversi dalla prima casa, l’esborso medio è stato di 937 euro (+72 euro in 2 anni), con punte di 1.386 euro a Roma, 1.220 a Milano e 1.154 a Bologna. Per la Tasi sulla prima casa l’esborso medio è stato di 191 euro medi pro capite.

Per quanto riguarda le tasse locali, come spiega il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, il gettito per l’Imu-Tasi sugli immobili diversi dalla prima casa è aumentato dell’8,4% rispetto al 2013 (1,5 miliardi di euro). “Nello specifico per l’Imu/Tasi per gli immobili diversi dalla prima casa nel 2015, il gettito è stato di 19,8 miliardi di euro; per la Tasi sulla prima casa il gettito è stato di 3,7 miliardi di euro; per le addizionali regionali Irpef di 12,8 miliardi di euro; per l’Irpef comunale sono stati incassati 4,5 miliardi di euro; per la tassa rifiuti 8,2 miliardi di euro. Per il 2016 – spiega ancora Loy – ci saranno alcuni benefici dovuti, soprattutto, all’eliminazione delle tasse sulla prima casa, ma il blocco degli aumenti delle tasse regionali e locali decisi con l’ultima Legge di Stabilità non autorizza a ‘stare sereni’ perché dal blocco sono esclusi gli aumenti della TARI e delle tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, rette di ricovero, ecc.) e in secondo luogo perché le Regioni, alle prese con i piani di rientro più o meno intensi, dai deficit sanitari (Sicilia,Abruzzo, Campania, Molise, Lazio, Piemonte, Puglia) potrebbero rivedere al rialzo le aliquote dell‘IRPEF regionale. In definitiva se tra il 2013 e il 2015 a livello nazionale per 10 milioni di contribuenti la pressione fiscale è diminuita grazie agli 80 euro, la stessa cosa non si può dire degli altri 30 milioni di contribuenti, tra cui 10 milioni di lavoratori dipendenti e 15 milioni di pensionati. Infatti – conclude – per quest’ultimi, la pressione fiscale dovuta agli aumenti del fisco locale è aumentata del 18,5% erodendo ulteriormente buste paga e cedolini di pensione”. Per “dare una scossa” alla nostra economia, come sottolinea Loy “l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni attraverso un abbassamento delle tasse già nel 2016″.

“Se il governo Renzi seguisse questa strada troverà nella UIL un alleato pronto a scendere in prima linea anche nei confronti dell’Europa per reclamare più flessibilità”.

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