mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Vizi e virtù. La verità
sulla morte di Cavour
Pubblicato il 21-03-2016


camillo_benso_cavour_1Nella corrispondenza con i lettori che lo scrittore Luciano Bianciardi tenne dal 1970 al 1971 – anno della sua morte – sul “Guerin Sportivo” diretto da Gianni Brera (corrispondenza oggi leggibile nel godibilissimo volume Il fuorigioco mi sta antipatico, Stampa Alternativa, Roma 2006), l’autore di La vita agra, ma anche di opere di contenuto risorgimentale che danno un’immagine non oleografica della storia d’Italia di quel periodo, sollecitato da un lettore a raccontare le due versioni sulla morte di Camillo Benso di Cavour: quella ufficiale che lo apparentava a Fausto Coppi, e poi quella ufficiosa, che lo apparentava all’attore catanese Angelo Musco, così rispondeva: “[Cavour e Fausto Coppi] ambedue morirono per una malattia mal curata. Per Fausto Coppi la versione è autentica, non per il diabolico conte.

La versione ufficiosa vuole che Camillo Benso di Cavour morisse durante un amplesso non ortodosso con una signora. La versione è autentica per Angelo Musco, come per il povero, caro amico cineasta Pasinetti. Per il conte la voce corre, ma ormai purtroppo mancano i testimoni”. In mancanza di testimoni, a dare man forte a quanto scrive Bianciardi è la notizia recente della ricomparsa di un diario manoscritto del conte Cavour.

Scomparso oltre cento anni fa, nel 1912, questo diario è stato rinvenuto un paio di mesi fa e faceva bella mostra di sé nei locali della libreria antiquaria torinese di via Po “Il Cartiglio”, di Roberto e Luca Cena. Scritto dallo statista in lingua francese negli anni 1835-1858, il diario aveva fatto perdere le sue tracce. L’ultimo a consultarlo fu lo storico Francesco Ruffini, ma già nell’Ottocento si conosceva una trascrizione poco rispettosa del testo autografo. Il diario, così come altri documenti e oggetti di valore storico (un taccuino di appunti inediti, biglietti da visita, un paio di occhiali ovali in metallo dorato, il berretto da camera del conte ecc) provengono dalla famiglia Borani che intratteneva buone relazioni con la famiglia Cavour. Più in particolare il diario, composto di centosessantuno pagine, contiene informazioni che non compaiono in passate trascrizioni, come nelle pagine 119-120, incollate, che riportano particolari piuttosto piccanti relativi a tresche amorose e performance sessuali che rendono credibile quanto Bianciardi racconta a proposito della morte improvvisa del grande statista.

Lorenzo Catania

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