giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

25 aprile: Vassalli: “Nenni era contrario agli attentati”
Pubblicato il 27-04-2016


Leggo e trascrivo dal libro dai verbali segreti Agi pubblicati il 24 aprile 20016 questa dichiarazione di Giuliano Vassalli, resistente, socialista democratico, ministro, costituzionalista: “Un giorno Nenni mi convocò e mi disse: invece di preparare attentati, meglio fareste a dimostrare le vostre capacità cercando con ogni modo di liberare Saragat dal carcere di Regina Coeli. Così il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, il 94enne socialista Giuliano Vassalli ricorda, nello scritto “tra cuore e ragione” per la ‘Fondazione Nenni’, la Liberazione e la Resistenza che ebbero in Pietro Nenni uno dei grandi protagonisti. “Vorrei, in omaggio alla memoria di Nenni, ricordare tre episodi della sua umanità, dei quali fui testimone e partecipe e di cui non v’è traccia nei diari o, per uno di essi, una traccia generale e sbiadita dal tempo. Il primo, e il più importante perché non si riduce ad un mero ricordo personale, è appunto quest’ultimo: la spinta dataci in modo decisivo per l’impresa della liberazione di Giuseppe Saragat, e con lui d’altri sei compagni detenuti nel carcere di Regina Coeli a Roma, negli ultimi mesi del 1943”.

Pietro Nenni, “capo del Partito e suo rappresentante nel Comitato di liberazione nazionale, seguiva con estrema attenzione e presenza, ma anche con una forte cautela morale e politica, l’operare e i propositi delle forze organizzate della Resistenza socialista in Roma quelle che più tardi assunsero formalmente il nome di “Brigate Matteotti” – nota Vassalli – Nenni riceveva messaggi angosciati dalla madre di Saragat da Torino, portatigli da Domenico Chiaramello e da altri, ed era comunque molto preoccupato per la sorte di Saragat. A Regina Coeli si trovava allora un piccolo gruppo di socialisti, frutto di un arresto effettuato dalla polizia il 16 ottobre 1943, mentre uscivano da una riunione clandestina nello studio di Giovanni L’Eltore in Via Nazionale. Anche Nenni aveva partecipato a quella riunione, ma si era allontanato qualche istante prima dell’arrivo della polizia, od era passato senza essere riconosciuto. Altri compagni arrestati, come Corona e Zagari, erano stati liberati dopo alcun tempo dal carcere, non essendo risultati indizi a loro carico. Rimaneva in carcere di quel gruppo, oltre Saragat, Sandro Pertini, Torquato Lunedei, Ulisse Ducci, Luigi Allori; e inoltre, arrestati in altre circostanze, Luigi Andreoni, padre di Carlo e di Giacomo, preso in ostaggio in luogo dei figli sfuggiti all’arresto, nella sua casa di via dei Prefetti 22; e Carlo Bracco, catturato nella sua Trastevere”. Dell’esortazione di Nenni “parlai subito con Peppino Gracceva, capo della nostra organizzazione militare in Roma, e ci mettemmo al lavoro – dice Vassalli – riuscendo con l’aiuto d’altri compagni (in testa a tutti i coniugi Alfredo e Marcella Monaco) alla liberazione dei sette sopra nominati, il 24 gennaio 1944, mediante falsi ordini di scarcerazione. Questa eccezionale impresa è stata altre volte e in più circostanza narrata, anche da me, che pur sono stato sempre avaro di memorie. Qui devo solo ricordare la forza propulsiva di Pietro, nostro capo, in un’opera di resistenza, ma insieme di alta umanità e fraternita’”.

Quanto agli attentati, in genere, “non posso non menzionare altri momenti di una diffidenza, per non dire contrarietà, di Nenni. Un giorno avevo visitato, con altri compagni, un militante albanese ammalato, in una casa vicino a via Collina dove era rifugiato. Questi ci invitò a lavorare in modo più organico e, in particolare, ad organizzare una “giornata della spia”, destinata a colpire in modo esemplare persone individuate come collaborazionisti. Ne riferii a Nenni, che ci consigliò di lasciar perdere, aggiungendo che per i processi vi sarebbe stato spazio e tempo alla fine della guerra. Egli, tra l’altro, veniva dall’esperienza, ben più lunga ed ammaestrativa, della Francia occupata, dove agli attentati facevano seguito terribili rappresaglie. Ed era più di ogni altra cosa preoccupato per i detenuti politici, compagni e non compagni, che da un momento all’altro si sarebbero potuti venire a trovare vittime di rappresaglie analoghe: come del resto era successo anche in Roma, e sarebbe successo, in terribili dimensioni, più tardi. Le pagine dei Diari di quell’epoca, specialmente quelle delle settimane immediatamente precedenti la liberazione della città, sono ricche di questi timori per i compagni detenuti a via Tasso, primo fra tutti, dopo l’aprile 1944, Bruno Buozzi, per la liberazione del quale furono fatti progetti di varia specie, e purtroppo senza successo. Ma l’orrore di Nenni per le rappresaglie e per la stessa inflizione della morte era di portata più vasta, e per dir così universale. Basterebbe ricordare il suo autentico dolore nei decenni del terrorismo, di fronte al rinnovarsi dei vari episodi. Ma anche su questi argomenti preferisco ritornare ai tempi più lontani. Sempre nei Diari richiamano l’attenzione del lettore le notazioni sulla fucilazione di Laval e soprattutto su quella di Mussolini: “Ho visto la stradetta dove poco più di un anno fa Mussolini venne fucilato, l’albergo dove sostò l’ultima notte, i luoghi degli ultimi combattimenti. Quanto è bella è la natura! Quanto spietati gli uomini”.

Mauro Del Bue

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Commenti all'articolo
  1. Venendo ora a conoscenza della “contrarietà agli attentati” da parte di Nenni, mi assalgono degli interrogativi angosciosi e tremendi a proposito dell’attentato partigiano di via Rasella che ha determinato la tragedia delle Fosse Ardeatine.
    Nenni, quale componente socialista del CLN, fu consultato preventivamente prima dell’attentato??
    E se lo fu come si concilia un suo assenso all’attentato considerando questa sua avversione anche a seguito delle sue esperienze vissute in Francia??
    Ne fa menzione Vassalli nei suoi ricordi??

  2. Non posso che accogliere con orgoglio questa dichiarazione di Giuliano Vassalli.
    Da persona integra qual’è (ecco la differenza tra Craxi e Renzi: Bettino indicò per la consulta Vassalli, Renzi invece?), egli fu presidente della nostra Commissione di Garanzia dopo il congresso di Verona. Sono estremamente onorato di aver collaborato con un uomo di tale statura morale.

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