domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A Washington il quarto vertice sulla sicurezza nucleare
Pubblicato il 01-04-2016


scorie nucleare

A Washington il quarto vertice sulla sicurezza nucleare. Tra i temi discussi la minaccia nordcoreana e la lotta contro lo Stato islamico, che si teme possa ottenere armi fabbricate con sostanze radioattive. All’incontro non prendono parte però i rappresentanti di Russia e Iran. Il Nuclear Security Summit internazionale di Washington è stato convocato da Barack Obama e al quale partecipano oltre 50 capi di Stato e di governo tra cui Cina, Italia, Giappone, Corea del Sud. Un summit che prende le mosse dagli attentati di Bruxelles e prima ancora di Parigi e San Bernardino. E guarda con preoccupazione allo spettro delle tragedie ancora più devastanti che avrebbero provocato se i terroristi fossero stati in possesso di simili materiali. Se avessero cioè fatto esplodere nei loro ordigni uranio o plutonio radioattivi, rastrellati sul mercato nero o rubati dagli innumerevoli siti civili spesso malprotetti e sparsi per il mondo.

Matteo Renzi con la partecipazione al summit chiude la sua missione negli Stati Uniti che lo ha portato in Nevada, a Chicago e a Boston. L’allarme e la paura nucleare si è allargata negli ultimi anni. E proprio il Belgio, teatro dell’ultimo massacro, è una delle frontiere atomiche più allarmanti agli occhi dell’amministrazione americana: i consiglieri per la sicurezza nazionale della Casa Bianca denunciano disorganizzazione e incapacità nelle indagini da parte dalle autorità locali, che ora stanno aiutando. E ricordano come la vulnerabilità del Paese nel cuore dell’Europa sia emersa fin dal 2014 quando un impianto nucleare è finito vittima di sabotaggio, uno scienziato è stato spiato ed è venuto alla luce l’esodo di dipendenti del settore alla volta di Siria e Iraq per combattere sotto le bandiere di Isis.

Altre preoccupazione arrivano dalla Russia, assente al vertice, contraria a qualunque negoziato sulla neutralizzazione di materiale atomico sotto la guida statunitense. La Corea del Nord, con la sua escalation di esperimenti atomici. E il Pakistan, un alleato scomodo che ha sposato una nuova generazione di armi nucleari tattiche di piccole dimensioni più difficili da tenere al sicuro. L’amministrazione Obama in sei anni può vantare l’eliminazione di quasi tremila chilogrammi di uranio arricchito utilizzabile a scopi militari e successi in Paesi che vanno dall’Ucraina, dove sono stati resi innocui 250 chili di uranio buono per otto bombe, al Giappone, dove sono stati rimossi uranio e plutonio equivalenti a 40 bombe. Fino al Cile, all’Ungheria, al Vietnam, all’Austria, alla Libia, alla Turchia. Ma il budget della Casa Banca per questa campagna contro il rischio del nucleare è stato dimezzato a 400 milioni di dollari l’anno rispetto agli albori. E meno della metà delle nazioni che hanno partecipato al precedente summit due anni or sono hanno sottoscritto impegni a “disinnescare” le loro scorte radioattive.

“In molti Paesi, il possesso di materiale nucleare per la vendita non è un crimine” osserva la sottosegretaria americana al controllo delle armi, Rose Gottemoeller. “Quindi un aspetto su cui ci siamo impegnati molto è il miglioramento della nostra capacità non solo di scovare i trafficanti e il loro materiale nucleare, ma anche di portarli davanti alla giustizia.” Oltre al terrorismo, si discute anche delle armi atomiche sviluppate dagli Stati. Archiviata la preoccupazione sul riarmo non-convenzionale di Teheran, è la Corea del Nord a rappresentare la minaccia nucleare maggiore. L’amministrazione Obama afferma che per i terroristi ora acquisire materiale nucleare è più difficile che mai. Tuttavia il summit include una speciale conferenza sui gruppi come l’Isis che hanno preso di mira aree urbane del mondo. Un chiaro segnale che l’ipotesi di una minaccia terroristica nucleare permane.

Redazione Avanti!

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