sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Abuso di potere in Italia
e diritti umani
Pubblicato il 21-04-2016


Reato torturaNelle ultime settimane, in Italia, si è molto discusso sull’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, sia per la recente assoluzione degli agenti che erano accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Giuseppe Uva, deceduto mentre era in custodia in caserma a Varese, sia per il recente filmato trasmesso dal programma “Chi l’ha Visto?”. In quest’ultimo caso, si è discusso della reazione dei carabinieri nei confronti della famiglia Brunelli di Cerro Veronese (Verona) che tentava di impedire la rimozione di un’automobile nella loro proprietà privata. Quell’area, però, secondo l’amministrazione comunale, dovrebbe garantire il pubblico passaggio ed è per tale ragione che è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e di un carro attrezzi. Nel video mandato in onda dal programma (girato dai carabinieri), si vede un agente schiaffeggiare una donna, Marisa Brunelli, la quale, però, sembrerebbe colpire per prima: da qui è scaturita una lite tra la famiglia e l’Arma dei carabinieri. Questi ultimi hanno avuto ragione in tutti i gradi di giudizio, mentre la famiglia Brunelli è stata condanata per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale (in secondo grado venne assolto il padre di Marisa Brunelli, mentre la condanna per gli altri membri della famiglia venne confermata).

Senza entrare nel merito dei singoli casi e senza criticare le sentenze, la domanda che in molti si pongono è: fino a che punto le forze dell’ordine possono spingersi ad esercitare la propria forza? La Convezione sui Diritti dell’Uomo protegge il diritto alla vita e impone che i trattamenti dei prigionieri a qualunque titolo da parte delle autorità, siano umani e dignitosi. Ciò nonostante, le legislazioni consentono eccezioni, laddove sia necessario l’uso della forza per compiere un arresto (ad esempio se un sequestratore minaccia di uccidere un ostaggio, viene giustificato l’intervento violento delle forze dell’ordine per mettere in salvo il cittadino sequestrato). L’Onu dispone inoltre che “Gli Stati devono contemplare l’inserimento di norme proscriventi gli abusi di potere nel proprio sistema giuridico e offrire dei rimedi alle vittime di tali abusi. In particolare, detti rimedi dovranno comprendere il risarcimento e/o l’indennità e la necessaria assistenza materiale, medica, psicologica e sociale e relativo supporto”.

È stato inoltre ben chiarito dalla legge che l’Italia condanna “le uccisioni arbitrarie o illegali commesse da esponenti delle forze dell’ordine”, così come le torture ed i trattamenti inumani (Ambasciata Italiana in USA , Rapporto 2014 sul rispetto dei diritti umani – Italia). Un esempio di trattamento inumano è il pestaggio di Stefano Gugliotta, avvenuto nel 2010, per il quale sono stati condannati nove poliziotti. Gugliotta, però, ha potuto difendere ed esercitare i propri diritti, forse perchè in grado di raccontare personalmente i fatti. Per quanto concerne invece gli omicidi che sono frutto dell’abuso di potere, sembra che in Italia costituiscano una sorta di “tabù”.
Nel 2014 un articolo di Alessandro Sarcinelli su “Lettera43” puntualizzava che, dal 2001, vi sarebbero state ventisei vittime di presunti abusi di potere. A tal proposito, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, spiegava: «Se si rilegge la storia giudiziaria dal 2001 a oggi sembra che non siano stati fatti passi avanti contro la violazioni dei diritti umani, ma le assoluzioni, le prescrizioni e le sentenze lievi sono figlie di un clima di impunità generale».(Sarcinelli, 2014. Abusi di polizia, processi e indagini difficili. Lettera43).

È per rispondere alla necessità di garantire trattamenti umani, equi e legittimi, che sarebbe opportuno istituire un organismo di controllo indipendente, che possa monitorare non soltanto le denunce di abuso di potere – anche a garanzia delle forze dell’ordine -, ma che sia in grado di rompere i “tabù” e supportare le vittime di tale reato. È questo, infatti, il suggerimento del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura che, come spiegato da Amnesty International, “prevede l’adozione di meccanismi di prevenzione di maltrattamenti, tra cui un’istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione”.

Alessia Malachiti

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