giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Amnesty: 2015 anno record di condanne a morte
Pubblicato il 06-04-2016


amnestyUn quarto di secolo segnato da un numero crescente di morti, quelle eseguite dai Governi. Le morti sono quelle causate dalla pena capitale il cui record si è registrato però nell’anno appena trascorso, il 2015. A renderlo noto è Amnesty International che ha diffuso il rapporto sull’uso della pena di morte nel 2015 e i dati sono drammatici: lo scorso anno sono stati giustiziati almeno 1.634 prigionieri, oltre il doppio del 2014 e il numero più alto di morti registrati da Amnesty International dal 1989. A far schizzare verso l’alto i numeri tre Paesi: Iran, Pakistan e Arabia Saudita, responsabili di quasi il 90% delle esecuzioni note. Al computo del 2015 manca la Cina, dove è probabile – sottolinea Amnesty – che le esecuzioni siano state migliaia, ma il Paese tratta le informazioni sulla pena di morte come segreto di Stato.
Il Pakistan ha proseguito nella scia di omicidi di Stato iniziata nel dicembre 2014 con la fine della moratoria sulle esecuzioni di civili. Nel 2015 sono stati impiccati oltre 320 prigionieri, il maggior numero mai registrato da Amnesty International. In Arabia Saudita le esecuzioni sono aumentate del 76% rispetto al 2014, con almeno 158 prigionieri messi a morte. La maggior parte delle condanne è stata eseguita mediante decapitazione ma in alcuni casi è stato impiegato anche il plotone d’esecuzione. Talvolta, i cadaveri dei condannati a morte sono stati esibiti in pubblico. L’Iran poi è rimasto uno degli ultimi Paesi al mondo a eseguire condanne a morte inflitte a persone minorenni al momento del reato, in palese violazione del diritto internazionale: almeno quattro i casi nel 2015.

«L’aumento delle esecuzioni, lo scorso anno, è profondamente preoccupante. Mai negli ultimi 25 anni erano state messe a morte così tante persone. Nel 2015 i governi hanno continuato senza tregua a togliere la vita sulla base del falso assunto che la pena di morte ci rende più sicuri», ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.
La Cina è il paese in cui si ritiene vengano eseguite più condanne a morte (seguita da Iran, Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti): si ritiene che lo scorso anno in Cina migliaia siano stati uccisi e altre migliaia condannati a morire. Per quanto emergano segnali che il numero delle esecuzioni nel paese sia diminuito negli ultimi anni, il riserbo che circonda l’argomento rende impossibile una conferma definitiva. Amnesty International ha registrato un considerevole aumento delle esecuzioni anche in altri paesi, tra cui Egitto e Somalia. Il numero dei paesi in cui sono state eseguite condanne a morte è salito a 25, rispetto ai 22 del 2014. Almeno sei paesi che non avevano eseguito condanne a morte nell’anno precedente lo hanno fatto nel 2015: tra questi vi è il Ciad, dove le esecuzioni sono riprese dopo oltre un decennio. I cinque principali paesi per numero di esecuzioni del 2015 sono stati, nell’ordine, Cina, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti d’America. Emerge quindi anche la patria della Democrazia tra gli stati che ancora eseguono e fanno alzare il numero dei giustiziati dallo Stato.

Redazione Avanti!

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