domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Anche quello del boia
è un posto di lavoro
Pubblicato il 04-04-2016


Renzi e Poletti sono troppo impegnati a spulciare i dati forniti dall’ISTAT cercando disperatamente di esaltare quelli positivi per il governo, espungendo o edulcorando tutti quelli che, ahimè sono molti, forniscono una visione della realtà che dovrebbe allarmare chiunque. Ai due, ma anche a Padoan e Boeri che in materia di lavoro e occupazione non sembrano comunque così beotamente ottimisti, sembra sfuggire del tutto il fatto che c’è però un settore nel quale l’occupazione sta invece crescendo in modo davvero esponenziale.

Mi riferisco alla professione dei tappa buchi e tappa bocche che in queste ore hanno scoperto che il posto di lavoro può essere utilizzato anche come arma di ricatto per fare violenza ai principi e alle convinzioni dei cittadini. Continuando su questa strada, non passerà molto tempo che qualcuno di questi signori ci spiegherà che anche quello del boia è un posto di lavoro importante e che una battaglia contro la pena di morte sarebbe oggi sbagliata e perdente. Per dirla in breve sarebbe quindi un atteggiamento da gufi.

Questi atteggiamenti del governo e dei suoi sostenitori tornano prepotentemente alla mente quando si assiste all’invito a disertare il referendum sulle trivelle o peggio ancora a ritenere che tutto quanto succede con lo scandalo di Tempa Rossa, di Basilicata e dintorni, è spiegabile con il fatto che si producono dei nuovi posti di lavoro.

L’ultima affermazione di Renzi che rivendica il merito dell’emendamento attribuito dai mass media alla ministra Boschi, è sicuramente un atto di generosità che tuttavia ne richiama altri assunti con logiche diverse. A ben vedere però, chi sia il responsabile della stesura dell’emendamento, ha davvero poca importanza se non si chiarisce fino in fondo l’accusa che emerge ormai con chiarezza sul fatto che quell’impianto costituisce una aggressione gravissima all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Mi auguro che nessuno utilizzi mai più una testata gloriosa come quella dell’Unità per definire mafioso chiunque si azzardi a denunciare fatti veri o ipotetici che inciderebbero sulla salute delle popolazioni. Ai teorici del posto di lavoro al quale sacrificare tutto: principi, diritti e salute, vorrei ricordare alcuni episodi verificatisi nel corso della nostra storia. Una storia breve per i giovani e purtroppo molto lunga per quelli come me che ricordano abbastanza bene le violente discussioni a Casale Monferrato sulla questione amianto, all’ ACNA di Cengio, a Porto Marghera, a Taranto e tantissime altre sull’impatto tra chimica, siderurgia e ambiente e infine le polemiche in particolare nella zona della terra dei fuochi, dove detto per inciso e per buona pace dell’Unità, i mafiosi alla Saviano erano comunque tanti anche se troppo a lungo perdenti.

Se Renzi e Poletti intendono proseguire su questa strada e sull’appello a far saltare il referendum per diserzione “dei votanti”, è loro diritto farlo anche se si tratta di un modo politicamente e culturalmente sciagurato di esercitare un diritto. Intanto però e per favore, chi da due anni ci parla di posti di lavoro ricorrendo spesso al gioco delle tre carte nel quale sembrano essersi specializzati, la smetta di prenderci in giro e ci dica con chiarezza come stanno le cose, partendo dall’ammettere che gli occupati non sono quelli che l’ISTAT scrive, ma coloro che ogni giorno hanno la fortuna di recarsi al lavoro.

Ricordiamo che costringere un anziano della Basilicata a dichiarare in televisione che quanto è successo si giustifica perché c’è bisogno di lavoro, è la stessa giustificazione che per secoli ha costretto i disperati a giustificare gli autori veri di tanti morti ed incidentati a considerare sempre la salute e la sicurezza una variabile indipendente.

Silvano Minati
Network Sinistra Riformista

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento