domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Aridatece er forcone…
Pubblicato il 23-04-2016


Come non essere d’accordo col presidente Renzi quando si schiera contro la barbarie del giustizialismo e ricorda che non basta un avviso di garanzia per decretare una condanna e pretendere le dimissioni da un incarico. Quanta acqua è passata sotto i ponti da quando invece un avviso bastava ed avanzava per incolpare, insultare, distruggere un uomo politico. I predecessori di Renzi, che per la verità si trovano oggi alla opposizione nel suo partito, hanno fatto carne da macello, durante Tangentopoli, di coloro che erano stati semplicemente raggiunti da un provvedimento giudiziario.

Cambiano le epoche e i valori, ma chi non cambia mai è il sempiterno Davigo, alzato al soglio di presidente della Anm, per combattere senza pietà un mondo di corrotti. Davigo lancia la sua ascia di guerra per rinverdire i fasti passati di Mani pulite. Ritiene, come opportunamente e polemicamente ha notato Cantone, la politica tutta marcia e la magistratura tutta sana. Dunque ingaggia una nuova guerra tra il bene e il male come quella di ventiquattro anni fa. Che il presidente del Consiglio sia divenuto una sorta di nuovo Craxi sol perchè ha tagliato le ferie ai magistrati sembra incredibile, visto che sulla nuova legge per la responsabilità civile anche Davigo riconosce che non cambia granchè. Ma la verità è un’altra.

Il conflitto tra politica e magistratura dura dal 1992. Allora l’ordine, non il potere, giudiziario, dichiarò guerra al sistema politico italiano che dopo la caduta del muro di Berlino aveva perso la sua giustificazione politica. E la guerra finí come sappiamo, con democristiani e socialisti morti e comunisti e missini solo feriti di striscio. Il nuovo sistema politico, dopo oltre vent’anni, ha perso ormai credibiltà e consenso e si rivela cosí possibile una nuova spallata. Ad accoglierla con favore c’è il movimento Cinque stelle che non aspetta altro che un nuovo incentivo alla sua ascesa verso il governo. Ma c’è anche la Lega che intende costruire il nuovo polo di destra giustizialista e xenofobo. I due frutti del nuovo giustizialismo saranno stavolta agli estremi e non ci sarà un nuovo Berlusconi ad attenuarne i devastanti effetti.

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Commenti all'articolo
  1. Battute a parte, io ho paura davvero. Non riesco a non scorgere, dietro all’intervista di Davigo, una dichiarazione di guerra. L’obiettivo stavolta è Renzi, su questo non ci piove, anche perchè Renzi rappresenta, agli occhi di molti, inutile negarlo, il volto giovane di Berlusconi, un nemico da abbattere. Spero di sbagliarmi, ma l’impressione è che ci aspettino tempi cupi. La speranza, invece, è che Mattarella non sia un novello Pilato Scalfaro. Quello che mi sfugge è il cui prodest? L’operazione del 1992-93 aveva mandanti precisi, citando il Suo discorso di Salerno, bisognava invertire la direzione di caduta del Muro di Berlino. Ma stavolta chi è il mandante? I grillini? Francamente, mi sembrano poco organizzati.
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Il richiamo a Berlusconi fatto in chiusura dal Direttore fa correre il pensiero a quella sinistra che non sembra rendersi conto che in politica i “vuoti” non restano mai tali.

    E’ successo quando ha cercato di estromettere Craxi dalla scena politica, per inglobarne l’elettorato, ed è allora arrivato il Cavaliere, cui andarono non pochi voti socialisti, e ora la stessa storia si è andata sostanzialmente ripetendo nei suoi confronti.

    Andrebbe pure ricordato che quando si inaspriscono i toni dello scontro capita di incontrare chi, per effetto speculare, alza ancor più la voce, e tende a radicalizzare le posizioni, nel senso che la sinistra può trovarsi di fronte avversari divenuti più “ostici” ed “intransigenti”, il che non deve stupire perché “fa parte del gioco”, giustappunto per la specularità di cui dicevo.

    Paolo B. 24.04.2016

  3. Se prendesse piede il forcone e i grillini assieme alla lega salissero al Governo per l’Italia non ci sarebbe che organizzare un maxi funerale. Non avremmo più nessuna speranza di uscirne vivi. Addio ad ogni possibile recupero. Chissà quanti altri decenni (tantissimi) occorrerebbero per una rinascita dopo un Governo di ignoranti e razzisti.

  4. Carissimo Mauro,del presunto “sempiterno”Davigo non posso condividere il tuo termine:”alzato al soglio di…”.L’Associazione dei Magistrati italiani non va accostata al soglio pontificio dei Papi.L’AnM è una comune associazione di categoria,tuttalpiù di origini massoniche.Manfredi Villani.

  5. caro Mauro hai ragione e torto nello stesso tempo: è vero, non basta un avviso di garanzia per dimettersi da una carica politica, specie se elettiva. Perché così la magistratura dell’Accusa si troverebbe in mano il potere di vanificare, ogni volta che lo ritenga opportuno, la volontà degli elettori, ovvero del popolo che in democrazia è Sovrano. Ma è altrettanto vero che bastano, possono e debbono bastare, motivazioni politiche. Perché altrimenti passa l’idea che, a patto di non essere accusati di reati, si possono tranquillamente prendere decisioni dannose o contrarie agli interessi del Paese. Nell’affaire petroli non ci sono reati, mancherebbe solo che alla magistratura (soggetta solo alla legge) fosse consentito di indagare o, peggio, di elevare accuse sul processo di formazione della legge. Ma quanto a danno e interessi del Paese c’è da discutere a iosa.

  6. Il richiamo a Berlusconi fatto in chiusura dal Direttore fa correre il pensiero a quella sinistra che non sembra rendersi conto che in politica i “vuoti” non restano mai tali.

    E’ successo quando ha cercato di estromettere Craxi dalla scena politica, per inglobarne l’elettorato, ed è allora arrivato il Cavaliere, cui andarono non pochi voti socialisti, e ora la stessa storia si è andata sostanzialmente ripetendo nei suoi confronti.

    Andrebbe pure ricordato che quando si inaspriscono i toni dello scontro capita di incontrare chi, per effetto speculare, alza ancor più la voce, e tende a radicalizzare le posizioni, nel senso che la sinistra può trovarsi di fronte avversari divenuti più “ostici” ed “intransigenti”, il che non deve stupire perché “fa parte del gioco”, giustappunto per la specularità di cui dicevo.

    Paolo B. 24.04.2016

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