sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Attacco al cristianesimo
nel cuore dell’Occidente
Pubblicato il 12-04-2016


Papa Francesco ha celebrato Giovedì Santo il rito della ‘lavanda dei piedi’ in un Centro di accoglienza per immigrati, vicino a Roma. Salvini coglie la palla al balzo e comincia a ringhiare come un mastino. Scocca le sue frecce avvelenate in maniera subdola: rivolge al capo della Chiesa cattolica (e a tutti noi) domande dalle quali traspare disprezzo per gli immigrati, per gli stranieri, per i diversi. Quelli di fronte a cui il Papa si è inginocchiato umilmente e a cui ha lavato i piedi “sono davvero profughi o sono clandestini”? C’è una aggravante: gli ospiti del Centro di accoglienza sono in gran parte musulmani. Allora ecco, giù il carico da novanta: “Siamo sicuri che siano tutte persone rispettose e innamorate della pace?”. Un tempo i diversi da ghettizzare o discriminare o perseguitare erano gli ebrei, oggi sono i musulmani (a destra va di moda il filo-semitismo: non conviene mettersi contro Israele e gli USA).

Queste domande sono insensate per un cristiano. Non occorre essere raffinati teologi per sapere che a Gesù non importava assolutamente nulla della nazionalità, della razza o della religione di chi ha bisogno e va soccorso. Chi ti compare di fronte in quel dato momento è “il prossimo tuo”, che dovresti amare “come te stesso”. Basterebbe la parabola del Buon Samaritano a dirimere ogni controversia. ll Papa ha agito in conformità allo spirito evangelico. Chiunque abbia una pur minima familiarità coi Vangeli, non può dar torto a un leader religioso che, seguendo l’esempio di Cristo, lava i piedi degli ultimi, dei diseredati. Salvini è riuscito nel suo intento, che è quello di avvelenare i pozzi. Ha ispirato una sequela di interventi deliranti su facebook: “l’ultimo affronto del Papa: lava i piedi agli islamici.” “Perché il Papa omaggia i clandestini?” “Gesù aveva dato ben altro esempio: lui lavò i piedi dei suoi discepoli, che amava, mica quelli dei suoi nemici, che volevano crocifiggerlo”.

Eppure il Papa, con il rito della lavanda dei piedi, non sollecita una specifica politica verso l’immigrazione. Scuote semplicemente la nostra coscienza. Lascia tutti – i governanti, i politici e la gente comune – liberi di decidere quale sia la strada migliore da percorrere. Un politico cristiano potrebbe optare per l’accoglienza; un altro per la cooperazione allo sviluppo nel Paese dell’immigrato. La Chiesa, insomma, non vuole dettar legge. Colgo qui un barlume di laicità: spetta ai governi risolvere i problemi sociali ed economici.

L’azione di Papa Francesco dunque è essenzialmente morale. È l’intervento a gamba tesa di Salvini che la trasforma in una dichiarazione politica: immigrati regolari e profughi, forse sì, meritano le nostre briciole (subito dopo gli italiani DOC, beninteso). Clandestini e musulmani, no. Così un gesto umile, di carità, che sarebbe passato quasi inosservato, acquista enorme visibilità. Ma perché Salvini insiste a trasformare Papa Francesco in una figura eminentemente politica? Sento dire spesso ‘questo è un Papa politico’. Forse Papa Francesco si intromette nelle vicende terrene più dei suoi predecessori? No, non è così. Ogni pontefice, ciascuno a modo suo, si è occupato di questioni terrene. E’ inevitabile. Significa, allora, che Papa Francesco è ‘di sinistra’? No, non è così, anche se la sua voce ha un inequivocabile timbro socialista. La percezione di politicità deriva dal fatto che Papa Francesco ha posto al centro della sua predicazione una legge morale, la Caritas, che ha un respiro amplissimo: ci obbliga a trattare l’uomo come fine e non come mezzo.

Innumerevoli sono i modi in cui si può agire secondo coscienza e giustizia. Quindi i cristiani, in politica, possono essere in disaccordo su un’infinità di questioni. C’è un punto però che li accomuna: se sei cristiano non puoi rimanere indifferente di fronte alle forme più gravi di ingiustizia e di sofferenza, quelle che rifiutano il principio cardine della tradizione giudaica e cristiana: l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Puoi anche essere contrario all’immigrazione di massa, ma non puoi non porti una domanda: perché milioni di poveracci bussano alla nostra porta? Questa semplice domanda irrita gli xenofobi: presuppone che gli immigrati/profughi/clandestini siano innocenti e indica la necessità di una soluzione equa e ragionevole a quello che è un problema reale, lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo.

In altri termini: la Caritas è un imperativo etico che ha evidenti ricadute politiche, sgradite agli xenofobi e gradite invece ai socialisti. Ce le ha purché sia saldamente al centro del pensiero e dell’opera dei cristiani. Questo è il grumo sovversivo, rivoluzionario nel cristianesimo. Basta solo farlo risalire in superfice. Ben lo sapevano i primi polemisti socialisti, che saccheggiavano i Vangeli in funzione anti-sistema (è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli…) E ben lo sanno gli studiosi dell’antichità: la diffusione del cristianesimo nell’Impero romano minò le basi ideologiche del sistema schiavistico.

Ma le ricadute politiche le ha anche il concetto di verità assoluta, da imporre manu militari ai recalcitranti. E il cristianesimo, per gran parte della sua storia, è stato anche questo: zelo missionario, anelito alla teocrazia. Qui il sovrapporsi di politica e morale è deleterio. I nostri antenati erano convinti che ci fosse una superiore moralità nella politica guerriera e guerrafondaia di ispirazione religiosa: le crociate producevano morti (quelli giusti: i pagani e gli infedeli) ma al tempo stesso restituivano il Santo Sepolcro alla cristianità. Non si può dire dunque che il cristianesimo predichi un pacifismo assoluto, suicida. Coloro che esaltano le radici cristiane dell’Europa non sanno nulla della sostanza spirituale, teologica e politica del cristianesimo, il quale non mi risulta abbia sconfessato la dottrina del bellum iustum, o guerra giusta, teorizzata da Agostino d’Ippona e Tommaso D’Aquino. La guerra difensiva, per la Chiesa, non è affatto in contrasto con l’etica del perdono. Ed è sacrosanto che sia così. Anzi, per secoli, è stata teorizzata e messa in pratica anche la guerra aggressiva, che è invece molto problematica. Feuerbach (L’essenza del cristianesimo) spiega come lo spirito jihadista cristiano (cos’erano le crociate, se non guerre contro gli infedeli?) possa tranquillamente coesistere con l’amore per il prossimo. Basta distinguere fra il “diritto pubblico cristiano” che regola le relazioni fra gli stati e i popoli, e “il diritto privato cristiano”, confinato ai rapporti fra le persone. Il diritto pubblico è la dimensione politica del cristianesimo, e stabilisce il dovere di conversione e/o di guerra all’infedele; il diritto privato è il regno dell’azione morale, quello che prescrive di porgere l’altra guancia. Il precetto evangelico di amare i propri nemici, quindi, “riguarda solo i nemici personali, non i nemici pubblici, i nemici di Dio, i nemici della fede, gli infedeli.” Ecco spiegato l’apparente paradosso per cui la religione dell’amore e dal perdono è giunta a fomentare l’odio e la persecuzione, costruendo la contrapposizione amico-nemico così apparentemente anticristiana.

L’era della pace, si pensava, arriverà solo quando il mondo sarà cristianizzato integralmente. Solo allora l’etica cristiana, ormai universale, avrà reso superfluo il dovere politico-morale della crociata. In un mondo omologato non ci sono più infedeli da combattere o da convertire. Una concezione, questa, che è pressoché identica a quella musulmana, per cui il dar al-Islam, il mondo islamico (detto anche dar al-salam o casa della pace), si contrappone al dar al-harb, i territori di guerra abitati degli infedeli. E infatti per secoli il cristianesimo è stato belligerante né più e né meno dell’islam.

La storia dell’Occidente ha smentito questa profezia di concordia fondata sull’unanimismo cristiano. E’ vero che, per dirla con Feuerbach, il cristianesimo non ha più bisogno di brandire la spada perché il diritto privato ha soppiantato il diritto pubblico. Ma questo mutamento paradigmatico è avvenuto per motivi opposti a quelli che avevano in mente gli integralisti: non è la teocrazia che ha trionfato, bensì la città secolare. Le Chiese cristiane hanno cassato il concetto di verità assoluta, con ciò che di violento ne consegue: le guerre di religione. I protestanti ci sono arrivati secoli prima dei cattolici. Ma ciò che conta è che gli uni e gli altri, oggi, siano sulla stessa lunghezza d’onda, importa cioè che abbiano lo stesso atteggiamento positivo verso il pluralismo. Ecco perché nessuna autorità cristiana si sognerebbe di bandire una crociata, e la stessa dottrina del bellum iustum viene invocata solo in casi eccezionali. In breve: i cristiani sono stati costretti a capitolare di fronte alla secolarizzazione avviata dall’illuminismo e portata a compimento dai movimenti liberal-socialisti e democratici del Ventesimo secolo.

Il cristianesimo del 21esimo secolo, insomma, è radicalmente altro da quella religione dualistica che Feuerbach ha compreso così genialmente. Per secoli la legge dell’amore e del perdono ha convissuto con lo spirito guerriero, del martire religioso. Ora non più. Questo cambiamento epocale ha precise conseguenze. L’etica cristiana ora può mescolarsi e interagire con la politica senza far danni. La Caritas, non più offuscata da propositi bellicosi, è tornata a splendere. Questo stato di cose genera reazioni politiche. È naturale che la Caritas sia occasione di scandalo per i seminatori di zizzania e di odio. I teorici della guerra permanente contro i musulmani non possono che avere il perdono, l’amore, l’accoglienza ‘a gran dispitto’: si tratta di sentimenti che infiacchiscono l’animo del guerriero. Gli attacchi contro il Papa – ne seguiranno altri, statene pur certi – vanno letti come il frutto di una delusione cocente. La Chiesa non ci difende più, perché si rifiuta di contrattaccare il nemico. Salvini e i suoi seguaci sono gli orfani della morte di quel Dio combattivo che i nostri antenati hanno conosciuto fin troppo bene. Non hanno capito che il cristianesimo ha subito una metamorfosi definitiva. O forse l’hanno capito, e non riescono ad accettarlo. Questi signori, che pure pretendono chiese e crocefissi ovunque in funzione anti-islamica, non sono anticristiani in senso assoluto. Sono piuttosto ostili alla Chiesa di Papa Francesco, che appare loro come una entità flaccida e timorosa (Ricordate? Erano bastate poche parole di Ratzinger, interpretate come una aggressione all’islam, per riattizzare la speranza di un papa crociato). Ce l’hanno, insomma, con questo cristianesimo mite e pacifico, che ha sepolto per sempre l’ascia di guerra. Il cristianesimo della spada era una valvola di sfogo per gli istinti ferini, di vendetta.

Oggi il cristianesimo occidentale è pura Caritas. Questo è lo scandalo insopportabile per gli xenofobi, alleati dei fondamentalisti nel soffiare sul fuoco dell’odio interreligioso e interetnico. A questo punto è chiaro il motivo per cui Salvini ha voluto trasformare il rito della lavanda dei piedi in una provocazione politica. Ai suoi occhi, la Caritas senza spada è un affronto. Ragiona come i fondamentalisti islamici che disprezza. Vorrebbe, in cuor suo, resuscitare il cristianesimo focoso e belligerante. Desidera cioè – è la stessa agenda dei teo-con – che lo scontro Occidente-Islam diventi, essenzialmente, religioso. Nel senso di uno scontro tra religioni identiche, gemelle dal punto di vista dell’intransigenza. In questo, le intemperanze degli xenofobi sono funzionali a quelle degli estremisti islamici, i quali desiderano una reazione scomposta da parte nostra, ma che sia simmetrica alla loro. Dovremmo parlare il loro stesso linguaggio primitivo, pre-illuministico. Dovremmo odiarli con lo stesso fervore religioso con cui loro odiano noi. Ma oggi, in Occidente, è possibile – fortunatamente – solo una politica laica.

C’è un altro punto importante. La svolta modernista del cristianesimo ha messo gli xenofobi con le spalle al muro. Li ha privati del loro ultimo e più prezioso alleato: la religione. La Santa Inquisizione, secoli fa, ci andava giù pesante con gli eretici e con chi abbandonava la fede cristiana. Ma questa fase l’abbiamo superata da molti anni. Il cristianesimo contemporaneo ha finalmente accettato la libertà religiosa. Ha quindi riconosciuto quello che è un pilastro della civiltà occidentale: il diritto all’eresia (Luciano Pellicani, “Il diritto all’eresia, sconosciuto all’islam, allontana il dialogo con l’Occidente”, Il Foglio, 19-3-2016). E’ per questo che le chiese cristiane, oggi, puntano sul confronto e sul dialogo interreligioso, idee insopportabili sia per i fondamentalisti che per gli xenofobi. Certo, ha ragione Pellicani nel dire che c’è il rischio di avviare un dialogo tra sordi. Da un lato c’è una religione sostanzialmente modernista, dall’altro una religione che, almeno in parte, stenta a fare i conti con la modernità. L’assimetria è evidente sul tema della conversione: quella all’islam è accettata, mentre in alcuni Paesi musulmani c’è ancora il reato di apostasia, crimine equivalente all’eversione a mano armata.

Nondimeno, la strada in Occidente è stata tracciata e va percorsa fino in fondo. E’ la via maestra aperta dal poeta e teologo libertario John Milton nel Seicento: riconoscere nella libertà di coscienza il fondamento del nostro vivere civile. E’ la via del Concilio Vaticano II, che porta diritto alla città laica e secolare, alla società aperta e pluralistica. Anche l’islam può imboccarla. Ma gli xenofobi, anziché battersi per un islam riformato, volgono lo sguardo sognante al cattolicesimo pre-conciliare, quello che emanava encicliche di condanna del mondo moderno simili a certe fatwe medievaleggianti. Ciò conferma che l’estrema destra ha cambiato il pelo ma non il vizio: l’ostilità per Papa Francesco è un residuo del suo livore contro la modernità. Le sue radici culturali sono nel classico Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola (1934), secondo cui il progresso è in realtà regresso perché ha dissolto la tradizione sacra e immutabile. Secondo Evola, la civiltà occidentale come la conosciamo oggi – la civiltà laica dei diritti e delle libertà – è materalistica, edonista, deviante e decadente.

Per secoli la cristianità ha consentito la doppiezza: l’umile e povero San Francesco conviveva con il simoniaco e corrotto Papa Bonifacio VIII. I credenti non si trovavano nudi di fronte al cuore più ostico del messaggio evangelico. Fino a quando i papi scatevanano guerre o le giustificavano o si alleavano con i principi e i re contro il popolo che soffriva o governavano essi stessi in maniera oppressiva; finché rifiutavano lo Stato laico e la liberal-democrazia, allora sì che si poteva avere un atteggiamento ambivalente. La Caritas era talmente ottenebrata dalla commistione con sordidi interessi temporali che anche i violenti e i sopraffatori potevano dirsi cristiani. Tantissimi fascisti e nazisti erano credenti praticanti. Non pensavano di essere incoerenti. Chi, all’interno della Chiesa cattolica, avrebbe potuto puntare il dito contro gli ipocriti? Oggi non è più così. Due sanguinose guerre mondiali e il tentato genocidio del popolo ebraico hanno scosso la coscienza dell’uomo occidentale. Oggi la celebre frase di Cristo — chi non è con me è contro di me – ha assunto una nuova pregnanza. E l’estrema destra xenofoba ha scelto di schierarsi contro.

Il fondamentalismo islamico non si sconfigge resuscitando il cristianesimo cruento, pre-illuministico. Lo si può eliminare in un solo modo: con le armi della ragione, laicamente. L’odio è la peggior strategia di difesa per le liberal-democrazie. Se i fondamentalisti uccidono e spargono il terrore, spetta ai governi difenderci imbracciando il fucile. Ma la guerra non è solo militare, è anche – forse soprattutto – politica ed economica. Per riprendere un fortunato slogan di Blair, dobbiamo essere durissimi con il crimine e con le cause del crimine.

E non scordiamoci che la battaglia più importante contro il fanatismo si combatte in ambito spirituale e culturale. Ecco perché vogliamo che i religiosi modernisti siano in prima fila. Devono aiutarci a far cambiare la testa a chi rifiuta la modernità. Noi laici critichiamo le religioni se sono intolleranti e prepotenti. Quando diventano un inno all’umanesimo, preferiamo averle alleate ed amiche. Ecco perché oggi non possiamo non schierarci con la Chiesa dialogante e caritatevole di Papa Francesco. L’estrema destra xenofoba invece ripudia il cuore pulsante del cristianesimo contemporaneo: la Caritas. Ovvero la perla rimastaci dopo che abbiamo bonificato la nostra cultura da quel grumo limaccioso che era il nostro fanatismo.

Edoardo Crisafulli

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