sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

AUT AUT DI ANKARA
Pubblicato il 19-04-2016


AFP PHOTO / ADEM ALTAN

AFP PHOTO / ADEM ALTAN

Se la questione migranti resta un nodo importante da sciogliere per l’intera comunità europea, da parte turca rappresenta ancora un’ottima carta da giocare. “L’Ue ha più bisogno della Turchia di quanto la Turchia abbia bisogno dell’Ue”, non usa mezze misure il presidente turco Recepp Tayyip Erdogan per intervenire nella discussione tra Ankara e Bruxelles dopo che ieri il premier turco Ahmet Davutoglu aveva minacciato di cancellare l’accordo sui rifugiati se l’Unione europea non rispetterà gli impegni presi sui visti entro giugno.
“Continuo a credere che avremo l’esenzione dei visti per i cittadini turchi in Europa a giugno. Se non sarà così, allora di certo nessuno potrà aspettarsi che la Turchia mantenga i suoi impegni previsti dall’accordo con l’Ue sui migranti”, ha affermato infatti il premier di Ankara Ahmet Davutoglu prima di partire per Strasburgo, per l’incontro il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Non faremo concessioni su ciò che c’è stato promesso” ha detto ancora il Premier. Se l’Ue non può fare i passi necessari, non può aspettarsi che la Turchia faccia i suoi”. Il premier turco ha aggiunto che “in assenza” delle facilitazioni dei visti entro giugno “nessuno si aspetti che la Turchia rispetterà i suoi obblighi”.
Il pressing turco è chiaro, il governo di Ankara è già pronto a cancellare il suo accordo sui rifugiati firmato con l’Unione europea se i Paesi Ue non rispetteranno gli impegni presi a proposito della facilitazione dei visti per i turchi entro giugno, ma secca è stata invece la replica del presidente della Commissione Juncker a Davutoglu: la Turchia deve prima di tutto “soddisfare tutti i requisiti”.
L’accordo sembra già sul punto di vacillare, ma intanto se Juncker continua a dire che “non faremo eccezioni” per quanto riguarda i requisiti per i visti, dall’altro oggi la Commissione ha liberato 110 milioni di euro nell’ambito dell’accordo tra Ue e Turchia sui migranti (una parte dei tre miliardi di euro complessivi) per la gestione dei rifugiati sul territorio turco.
Intanto i fanali sono puntati proprio sul regime di Erdogan, dove vengono violati i diritti fondamentali quali la libertà di stampa e il Commissario europeo per i diritti umani, Nils Muzinieks, di ritorno dal Paese ha lamentato come “molte raccomandazioni siano rimaste inascoltate”. Muzinieks ha osservato ad esempio come siano assenti l’indipendenza della magistratura e la libertà di espressione, soffermandosi sull’incredibile numero di processi per “insulti al presidente” (quasi duemila in meno di due anni). Ma le osservazioni del Commissario toccano anche il problema curdo con il coprifuoco imposto in molte città del Sud Est dalle autorità amministrative, a volte per 24 ore al giorno per settimane, con effetti devastanti sulla vita della popolazione civile, e contesta anche la proporzionalità delle azioni antiterrorismo.
Nonostante le violazioni denunciate da anni, la sorte sembra però favorire anche stavolta Ankara, sostenuta in primis da Berlino, che ha addirittura acconsentito nei giorni scorsi a dar via al processo contro il comico Jan Boehmermann, accusato di aver scritto una poesia satirica contro Erdogan.
A favorire Ankara non solo la sua importanza strategica per la gestione dei profughi, ma soprattutto la sua centralità nello scacchiere internazionale. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg sarà infatti in Turchia domani e dopodomani per una visita preparatoria in vista del summit di Varsavia dell’8-9 luglio. Un summit per cui si deciderà di nuovo sulle sanzioni a Mosca per quanto riguarda la guerra in Ucraina. Durante l’incontro di Stoltenberg verranno affrontate anche “le sfide che derivano dalla situazione della sicurezza nel confine sudorientale della Nato” e “l’implementazione delle misure di garanzia dell’Alleanza per la Turchia”, si legge in una nota. Sulla Siria il premier turco, Ahmet Davutoglu, in risposta ad una telefonata avvenuta ieri tra il presidente Usa, Barack Obama, e l’omologo russo, Vladimir Putin ha affermato che la Turchia è l’unica autorità a cui spetta prendere decisioni sui suoi confini. Nel corso della telefonata, Putin ha chiesto a Obama di chiudere i confini tra Siria e Turchia “dove transitano armi destinate agli estremisti”. Davutoglu ha detto invece che i confini turchi “sono stati aperti solo ai migranti” nel corso degli ultimi cinque anni. “Le dichiarazioni di altri paesi sui confini del paese in nostra assenza non hanno senso”, ha aggiunto il premier turco. Nella conversazione telefonica di ieri mattina il presidente Usa Obama ha condiviso con l’omologo russo la sua preoccupazione affinché il cessate il fuoco, iniziato il 27 febbraio tra il governo siriano e i partiti di opposizione, venga osservato. “I leader hanno discusso in dettaglio la situazione in Siria, riaffermando il loro impegno a mantenere la tregua mediata dalla Russia e dagli Stati Uniti in quel paese, così come di garantire l’accesso umanitario in diverse aree del paese”, ha scritto il servizio stampa del Cremlino in una nota.
Sia l’Europa che la Nato hanno quindi bisogno della Turchia, ma l’Europa ha bisogno anche della Nato. Per quanto riguarda la gestione dei migranti, infatti, alcune unità navali Nato sono state dispiegate nell’Egeo a supporto del dispositivo Frontex già operativo nell’area per riuscire a bloccare la “rotta balcanica”.
Ma intanto la questione dei migranti torna a riaffacciarsi per l’Italia, che in quest’ultimo periodo è anche alle prese con il “muro” al Brennero. “L’Ue deve farsi carico del tema, noi abbiamo proposto gli eurobond, bene Juncker, se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati ad una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l’Ue tutta insieme. L’Italia è tornata dalla parte di chi propone soluzioni non di chi urla”, afferma il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Fonti europee hanno fatto sapere che sugli strumenti finanziari per affrontare la crisi dei migranti, tra le proposte giunte a Bruxelles, oltre a quella italiana degli Eurobond, c’è anche quella tedesca di una tassa sulla benzina, di cui il ministro tedesco “Wolfgang Schaeuble ha già discusso col presidente Jean Claude Juncker”.

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