domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Basta ricatti sul debito. S&D si schiera con Tsipras
Pubblicato il 28-04-2016


Grecia debito austerirtàQuesta volta, a differenza dell’estate scorsa, i partiti socialisti del Parlamento Europeo hanno preso posizione in maniera netta a favore del Governo greco nuovamente alle prese con la crisi del debito. Evidentemente devono essersi resi conto che l’appiattimento sulla linea dei Popolari, così come avviene in Germania nel governo di coalizione CDU-SPD, non solo ha aggravato la situazione economica della Grecia mettendo a repentaglio ancora una volta l’Unione monetaria, ma non è pagante neppure sul piano elettorale viste le sconfitte che vengono inanellate un po’ in tutti i Paesi dove si è votato tanto nele elezioni ammninistrative quanto in quelle politiche.

Così i socialisti europei oggi si schierano a fianco di Alexis Tsipras reagendo alla situazione di stallo nei negoziati sul prestito alla Grecia, dopo le richieste dell’Eurogruppo di introdurre nuove misure di austerità in cambio del sostegno economico. Il capogruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha criticato esplicitamente l’insistenza delle Istituzioni sul cosiddetto “pacchetto contingente” di misure di austerità da approvare in anticipo e che dovrebbe entrare in funzione solo in caso di peggioramenti dell’economia. “Non possiamo chiedere alla Grecia di adottare misure supplementari. Ciò significherebbe che alcuni ‘falchi’ vogliono uccidere la Grecia e non possiamo permettere questo ricatto”. Pittella ha sottolineato che l’Unione sta affrontando un difficile periodo, con il referendum del Regno Unito sulla Brexit alle porte, e per questo a suo avviso è il momento di lavorare a favore della Grecia “specialmente ora che – sotto condizioni straordinariamente difficili – ha superato il suo obiettivo di saldo primario”.

Per questo il capogruppo di S&D ha anche appoggiato Tsipras nella sua richiesta di un Eurosummit straordinario per la prossima settimana in alternativa a un nuovo fallimento dell’Eurogruppo: “Vogliamo un accordo equo per la Grecia che includa anche una discussione sulla riduzione del debito”.

Il No di Atene al cosiddetto “pacchetto contingente” di misure da 3,6 milardi che l’Eurogruppo e soprattutto il Fmi hanno chiesto al Parlamento greco di approvare preventivamente in modo tale da farlo entrare in vigore nel caso in cui nei prossimi due anni ci dovessero essere dei peggioramenti sul fronte dei conti pubblici, ha riportato la discussione sulla crisi del debito ellenico alla casella di partenza. Secondo il Fondo monetario internazionale – che da tempo chiede all’Europa di tagliare l’insopportabile fardello del debito in termini nominali perché chiaramente non rimborsabile – insiste che le riforme contenute nel Piano finora concordato con i creditori, non sono sufficineti a raggiungere l’obiettivo di un surplus di bilancio del 3,5% nel 2018 così come richiesto era scritto nel Terzo Memorandum che aveva sbloccato il prestito da 86 mld salvando la Grecia dal default. Il governo Tsipras non ha però nessuna intenzione di andare oltre un impegno generale a misure contingenti, ma senza approvare in anticipo i provvedimenti specifici per la consapevolezza che le misure non verrebbero mai votate dalla maggioranza e che la decisione farebbe riesplodere la protesta sociale in un Paese già allo stremo.

Il portavoce del governo greco, Olga Gerovasili, ha insistito sul fatto che il Fondo monetario sta chiedendo misure che non erano previste negli accordi precedenti e che comunque queste misure non possono essere votate preventivamente in contrasto con la Costituzione. “La legislazione per le misure ‘contingenti’ – su cui ha insistito il Fmi – si muove al di fuori dei confini della costituzione greca e al di fuori dei confini del sistema giuridico europeo”. Secondo la portavoce il meccanismo di “correzione fiscale” proposto dalla parte greca, al contrario, accoglierebbe tutti i requisiti posti la settimana scorsa dall’Eurogruppo in quanto è automatico, oggettivo e affidabile, anche se non comprende misure specifiche come richiesto dai creditori. Di conseguenza, il governo greco ritiene che l’accordo per concludere la prima revisione può essere raggiunto accettando il meccanismo di correzione fiscale, accompagnato da una soluzione specifica per alleviare la Grecia dal debito, ha concluso Gerovasili.

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Commenti all'articolo
  1. diventa sempre più chiaro che il meccanismo dell’euro è diventato una vera e propria sottrazione forzosa delle sovranità nazionali a favore delle burocrazie finanziarie e di un gruppo di stati membri di fatto colonie della Germania. Per quanto riguarda l’Italia “la sovranità appartiene al popolo” (a meno di modificare anche l’art. 1 della Costituzione) e la cessione della sovranità non è nella disponibilità né del Parlamento né del Governo. Con questi presupposti l’Unione Europea è destinata a sfasciarsi o a generare l’ennesima guerra. Prima se ne prende atto meglio è per tutti. Speriamo che il popolo britannico dia la prima spinta.

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