sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Berlusconi scarica Bertolaso e ripiega su Marchini
Pubblicato il 28-04-2016


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Era nell’aria. Era solo questione di tempo. Berlusconi ha scaricato Bertolaso sempre più in basso nei sondaggi per abbracciare la candidatura di Alfio Marchini. Una mossa che ha sparigliato le carte e certificato la fine definitiva del centrodestra così come si era costituito con l’arrivo di Berlusconi in politica. Dopo un tira e molla durato almeno un mese, la ‘telenovela’ di Fi sul caso Bertolaso si conclude con un sacrificio e un ritorno. A immolarsi l’ex capo della Protezione civile, costretto a fare un passo indietro in extremis dopo le polemiche suscitate da alcune esternazioni considerate vere e proprie gaffe autolesionistiche. L’ultima ha del clamoroso: ”Farei l’assessore di Raggi o Giachetti”. Il ‘ritorno’ è quello di Alfio Marchini, visto che l’imprenditore capitolino era la prima scelta di Fi, caduta sotto i colpi di Fratelli d’Italia, considerato un candidato civico, autonomo dai partiti.

La decisione di ritirare la candidatura di ‘Mr emergenze’, che spariglia le carte e mette nell’angolo gli alleati, è stata annunciata con un lungo comunicato al termine di un vertice a palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore azzurro, preceduto da un lungo colloquio notturno chiarificatore tra il Cav e Bertolaso. La virata su Marchini, però, non scioglie i nodi sul tavolo del centrodestra, che resta spaccato con Giorgia Meloni ufficialmente in corsa per il Campidoglio, sostenuta dal Carroccio. L’altro candidato della destra, Francesco Storace, è ancora in campo, ma ha lasciato intendere che potrebbe ritirasi.

Da qui l’ultimo appello lanciato da Fi per conto di Berlusconi: ”Vincere il ballottaggio è l’unico obbiettivo che ci sta davvero a cuore, non affermare la superiorità di un partito sull’altro. Per questo, ci auguriamo che tutto il centro-destra, tutti coloro che non vogliono consegnare Roma ai Grillini o alla sinistra, possano riprendere un cammino comune”. Meloni ha ironizzato:  “Siamo contenti della semplificazione del quadro politico a Roma. Ora ci aspettiamo un’ulteriore semplificazione con la diretta e aperta convergenza di Alfio Marchini e di Forza Italia sul candidato del Pd e di Renzi, Roberto Giachetti”. Duro Salvini: “Renzi e Casini chiamano, Berlusconi risponde. Continua l’incredibile balletto di Forza Italia che anche oggi cambia candidato. Ma per quanto riguarda la Lega ora è tutto più chiaro e semplice: a Roma l’unica candidatura di centrodestra e contro ogni inciucio si chiama Giorgia Meloni sostenuta dalla Lega”.

Ci si trova dunque davanti a un quadro che rappresenta, se possibile, un centro-destra ancora più diviso. Il frastagliamento del campo moderato ha avuto un unico effetto: la fuga da Forza Italia. Anche il Cavaliere ne era consapevole e nonostante avesse difeso l’amico Guido fino alla fine, non poteva permettersi uno schiaffo così eclatante. “Non siamo capaci nemmeno di presentare le liste”, avrebbe confidato Berlusconi ai suoi.

Una mossa che riaccende voci rimaste sopite. Come quella dei centristi Casini e Quagliariello. “La scelta di Berlusconi su Roma è epocale – ha detto il primo – riapre una stagione di possibile convergenza tra i moderati italiani”. Per il senatore Quagliariello, presidente del movimento ‘Idea’ si tratta di “una scelta intelligente, lungimirante e, al di là delle apparenze, funzionale all’unità futura del centrodestra e alla costruzione di un’alternativa a Renzi ampia e potenzialmente vincente”. Ad andare oltre è Fabrizio Cicchito, esponente di punta di Ncd, per il quale la formula del centrodestra è superata. “Il problema non è quello di rafforzare il debolissimo centro berlusconiano perché possa meglio contrattare con Salvini e la Meloni, perché si tratta di un’operazione comunque impossibile per diverse ragioni da entrambi i lati. Il problema è quello di costruire un centro autonomo, fiducioso in sé stesso che sostiene il governo Renzi facendo valere le proprie ragioni che spesso sono differenti da quelle di una parte significativa del Pd. Invece un centro diviso continuamente oscillante, incerto e contraddittorio su tutto non andrà da nessuna parte”.

Ginevra Matiz

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