martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

GELO VIENNA ROMA
Pubblicato il 28-04-2016


brennero neveIl muro al Brennero potrebbe diventare il nuovo simbolo del fallimento europeo sulle politiche dell’emigrazione e non solo. Anche se non si tratta di un muro, ma di una recinzione lunga 370 metri e alta quattro metri. Secondo i piani austriaci in servizio ci saranno 250 poliziotti e in caso di necessità saranno inviati anche soldati. Inoltre le autorità austriache chiedono anche di poter effettuare controlli sui treni e sulla strada già sul territorio italiano.

A questo punto l’Italia chiama, l’Europa risponde, ma tentennante. Non c’è stata alcuna risposta alla lettera di proteste inviata giorni fa dai ministri Gentiloni e Alfano, tuttavia l’Europa si dice preoccupata per il piano di Vienna. “La Commissione europea segue tutti gli sviluppi in Europa che vanno contro la tabella di marcia per tornare” al normale funzionamento di Schengen e in “questo caso con grave preoccupazione”, afferma Mina Andreeva, portavoce della Commissione Ue, sulla situazione al Brennero. “La Commissione valuterà qualsiasi misura decisa o annunciata dal governo austriaco secondo i criteri di ‘necessità’ e ‘proporzionalità’ – afferma. – Il presidente Juncker discuterà della questione col premier Renzi, a Roma, giovedì”. nel frattempo a intervenire è proprio il numero uno del Palazzo di Vetro, Ban Ki-moon, che in un discorso pronunciato di fronte al parlamento austriaco ha espresso preoccupazione per la scelta in Europa di politiche “sempre più restrittive” nei confronti dei migranti. “Sono preoccupato del fatto che i Paesi europei adottino politiche sempre più restrittive riguardo ai migranti e ai rifugiati” ha detto il segretario generale dell’Onu. E aggiunge: “Un messaggio molto negativo sugli obblighi degli Stati membri previsti dalla legislazione internazionale e dal diritto europeo. Sono allarmato dalla crescente xenofobia qui e altrove”.

Nel frattempo Roma attende un riscontro da parte di Bruxelles per il prossimo 5 maggio, quando avverrà l’incontro tra il presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi. Ma Renzi oggi ha ribadito la sua contrarietà alla chiusura del Brennero: “Mentre noi abbattiamo i muri con la banda larga, altri costruiscono muri e chiudono confini, una cosa fuori dal senso della storia, slegata da ogni realtà”. Sempre sullo stesso punto anche il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, che sulla possibilità di effettuare controlli anche sul territorio italiano è stata netta: “L’Austria sa benissimo che non può fare controlli sul territorio italiano e noi non accetteremo controlli sul nostro territorio”. Nell’attesa di giovedì, oggi al Viminale c’è stato il vertice fra il ministro dell’ Interno Alfano e il suo omologo austriaco Sobotka per spiegare la disponibilità italiana a intensificare i controlli sui treni in transito, ma ribadendo il no a qualsivoglia chiusura, che andrebbe contro i principi di Schengen e secondo alcune indiscrezioni verranno ipotizzati anche «hotspot» sulle navi. Dalle prime dichiarazioni del Ministro Alfano l’Italia riesce a tirare un respiro di sollievo, tuttavia la questione resta in sospeso.

“Finora abbiamo evitato la chiusura del Brennero. È una decisione definitiva? No. Starà anche a noi evitare che l’Austria decida la chiusura”. È questa la prima dichiarazione del ministro dell’Interno Angelino Alfano in conferenza stampa dopo l’atteso incontro a Roma con il suo omologo austriaco Wolfgang Sobotka.

“Rafforzeremo il controllo dei flussi verso il Brennero, ma abbiamo ribadito il no al controllo austriaco in territorio italiano. Il ministro Sobotka – aggiunge Alfano – ci ha detto che nessun muro sarà edificato. Ci sono delle attività preparatorie, ma dimostreremo che quelli dell’Austria sono soldi sprecati e l’Italia non si fa spaventare da un gabbiotto. L’accordo di polizia tra Italia e Austria firmato nel 2014 sarà ratificato dal Parlamento e questo rafforzerà la cooperazione. In più stabiliremo un contatto quotidiano tra il prefetto Pinto e un uomo della polizia austriaca in modo che non nascano più equivoci sui numeri dei transiti”.

“Noi dobbiamo evitare – ha sottolineato ancora il titolare del Viminale – che ci sia un transito, da parte austriaca essere ragionevoli per evitare un blocco che farebbe un enorme danno al turismo di entrambi i Paesi, all’import-export e al transito per ragioni di lavoro”. In ogni caso, spiega Alfano, “non prevediamo il rischio di grandi afflussi di migranti alla barriera del Brennero. Questo non sulla base di una teoria astratta, ma sui numeri: ad oggi infatti sono 2722 i migranti da noi fermati in Italia provenienti dall’Austria e questo numero è superiore a quelli che hanno fatto il tragitto inverso”.

È stata confermata, fa sapere il Viminale, “grande attenzione per le specificità della Liguria anche attraverso il coordinamento efficace degli uomini impegnati sul territorio, in un rapporto di collaborazione costruttiva sia con il Comune che con la Regione”. Infatti sul versante austriaco non ci sarà nessun centro di accoglienza. I richiedenti asilo saranno immediatamente identificati, registrati e portati ad Innsbruck, mentre l’Italia dovrà farsi carico dell’assistenza degli altri. L’Austria ha infatti stabilito per il 2016 un tetto di 37.500 richieste di asilo. “Confidiamo che Vienna non prenderà decisioni unilaterali nei prossimi mesi. E che l’Austria continuerà a collaborare strettamente con noi nella crisi dei profughi”. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un’intervista al quotidiano austriaco Die Presse dopo l’annuncio del ministro dell’interno di Vienna Wolfang Sobotka di controlli ai confini con il Brennero per la fine di maggio.

Mentre quindi Roma è disposta anche a fare delle concessioni, Vienna tira dritto e reduce da una tornata elettorale che ha visto il trionfo della destra xenofoba, inasprisce anche il diritto d’asilo.
Il parlamento austriaco ha infatti approvato la legge, con appena 4 voti contrari, che prevede la dichiarazione di stato d’emergenza quando l’ordine pubblico e la difesa della sicurezza non possono essere più garantite a causa di un alto flusso di profughi. In questo caso a nessun migrante viene più permesso l’ingresso, le richieste di asilo possono essere rifiutate ai confini e i profughi rispediti in Paesi confinanti considerati sicuri.

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