sabato, 21 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

SCHENGEN ADDIO
Pubblicato il 27-04-2016


brennero (1)Vienna non torna indietro, sbarra i confini con l’Italia e tira l’ennesimo muro nel cuore dell’Europa. Il Piano per la chiusura della frontiera al Brennero è pronto ed è stato illustrato oggi durante l’attesissima conferenza stampa congiunta delle autorità austriache, tedesche e italiane indetta sul funzionamento della barriera per i controlli. Helmut Tomac, il capo della polizia del Tirolo che ha presentato il piano che il governo austriaco intende attuare per evitare che il Paese venga “invaso” dagli immigrati e ha spiegato cosa intende fare l’Austria al Brennero: “Se l’Italia non ferma i profughi prima del valico, ci penseremo noi”. Un annuncio che ha odore di minaccia verso l’Italia, tanto che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha affermato: “L’ipotesi di chiudere il Brennero è sfacciatamente contro le regole europee, oltre che contro la storia, contro la logica e contro il futuro”. Renzi rivendica poi il diritto, anzi “il dovere”, di “chiedere all’Europa di cambiare linea sia sulla migrazione che sull’economia”.HELMUT-TOMAC-1-300x201
Ma l’Austria non sembra battere ciglio di fronte alle proteste italiane e Vienna, ha spiegato ancora Tomac, schiererà al Brennero 250 poliziotti ai quali, in caso di necessità, verranno aggiunti, dopo il via libera del ministero della Difesa, anche dei militari. Vienna ha già predisposto tutto: ci sarà una rete metallica lunga 250 metri che si sviluppa in larghezza e “taglia”, in perpendicolare, la carreggiata dell’autostrada A22, a est, e quella della strada statale del Brennero, a ovest. Due lingue di asfalto che corrono parallele, separate dalla ferrovia che passa in mezzo, lungo l’autostrada ci saranno 4 corsie separate con un limite di velocità di 30Km/h, i Tir verranno separati dalle auto. Inoltre il monitoraggio sarà previsto tanto sulla strada statale che lungo la ferrovia.
brennero piano

Infatti in futuro potrebbero essere istituite pattuglie trilaterali per i controlli a bordo dei treni, che l’Austria chiede a partire da Fortezza (Bz) ma l’Italia continua ad opporsi. Se tale resistenza non verrà meno, Vienna procederà alla costruzione di un recinto di 370 metri lungo l’asse viario e obbligherà tutti i treni a uno stop alla stazione di Steinach per controllare che sui convogli non vi siano migranti irregolari. Insomma, come confermato dal Capo della Polizia, se l’Italia non permetterà alla polizia austriaca di salire sui treni già su territorio italiano per effettuare controlli sul flusso dei migranti, Vienna costruirà un recinto alla frontiera. Insomma l’Austria mette l’Italia davanti a un bivio, la cui ultima parola spetterà in ogni caso a Vienna. Non solo, ma a irritare Roma ci pensa anche il leader dell’Ultradestra vincitore delle elezioni del 24 aprile, Norbert Hofer che sulla revisione del regolamento di Dublino sul diritto di asilo ha beffato le richieste italiane. L’accordo “deve essere applicato così com’è – ha affermato – e i rifugiati devono rimanere nel primo territorio sicuro in cui arrivano”. Per Hofer si tratta di un regolamento che hanno “firmato tutti, e tutti sapevano cosa c’era scritto”. Anche gli italiani che, ha sottolineato ancora, “avrebbero potuto rifiutarsi. Ma se si sottoscrive” un patto, va mantenuto”.

Proprio l’Europa sembra inerme di fronte all’ennesimo attacco a quello che è il proprio tallone d’Achille, la gestione di migranti e profughi. “La decisione dell’Austria di innalzare una barriera al Brennero è un colpo durissimo per l’Europa, che sancisce di fatto la fine degli accordi di Schengen”. afferma Pia Locatelli, capogruppo socialista alla camera e presidente del Comitato Diritti umani. “La grande comunità che ha sancito la libertà di circolazione delle merci, ma soprattutto delle persone, oggi si è chiusa in se stessa, ha innalzato muri e barriere e invece di accogliere chi scappa dalle guerre e dalla violenza, respinge. Di fronte a questo atto unilaterale che viola il patto di Schengen, l’Unione, al di là della condanna, è impotente e non ha strumenti per replicare”.

Inoltre la decisione dell’Austria di trincerarsi preoccupa anche sul versante economico dell’Italia in lenta ripresa. “La chiusura del Brennero sarebbe un danno gravissimo per l’economia e per i trasporti europei, non solo italiani. E comunque non possiamo tornare a una Europa unita solo dal punto di vista commerciale o della moneta”. Afferma il ministro dei Trasporti Graziano Delrio in un’intervista al Mattino, che aggiunge: “A pagare il conto maggiore sarebbe il settore agroalimentare”, che subisce già le conseguenze delle sanzioni verso la Russia.
Con la chiusura della frontiera si ipotizzano danni ipotetici tra 4,8 e 9,8 miliardi, tenuto conto anche della riduzione del potere di acquisto delle famiglie nel lungo periodo, dovuto pure al rialzo dei prezzi (dell’1 e del 2% nei due scenari), e del conseguente calo dei consumi interni. Lo riferisce Cgia di Mestre che ha analizzato i dati di Alpinfo-Ufficio federale trasporti svizzero, riferiti al 2013 (ultimo anno disponibile). “Secondo uno studio redatto dall’associazione degli autotrasportatori belgi – segnala il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo – ogni ora di lavoro costa mediamente 60 euro. Con un ritardo di sole due ore è stato stimato un aumento dei noli del 10% che ricadrà, nel medio e lungo periodo, sui costi e quindi sui prezzi dei prodotti e di conseguenza sul consumatore finale”. I controlli al Brennero rischiano dunque di colpire tutto il sistema produttivo, soprattutto quello legato alle esportazioni. Inoltre il 40% di tutto l’import e export che ha per meta o partenza l’Italia – e deve oltrepassare, in un senso o nell’altro, le Alpi – transita proprio per il valico alla frontiera con l’Austria. In particolare, un terzo del totale delle merci (29 tonnellate su 89) usano i Tir come mezzo.

Maria Teresa Olivieri

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