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Opinioni e commenti
 

Caso Guidi. Renzi: “Dimissioni un atto dovuto”
Pubblicato il 01-04-2016


Federica Guidi

Federica Guidi

Il presidente del consiglio Matteo Renzi interviene da Washington sulla vicenda che ha portato alle dimissioni il ministro Guidi e allo stesso tempo difende il ministro Boschi: la firma sull’emendamento inserito nella legge di stabilità e oggetto dell’inchiesta “è un atto dovuto”, ha affermato Renzi. L’Italia, ha aggiunto il premier, non è più quella di una volta: “Se prima per telefonate inopportune non ci si dimetteva, ora ci si dimette”. Il progetto Tempa Rossa, ha sottolineato il premier, “dà posti di lavoro, è una cosa sacrosanta da fare, aver consentito a delle persone di venire in Italia e fare degli investimenti è una cosa sacrosanta, io lavoro perché si creino posti di lavoro”. Un progetto, ha rilevato ancora, che “io stesso avevo annunciato mesi prima”.

“Andremo in Parlamento e ne discuteremo” ha aggiunto Renzi riferendosi alla sfiducia annunciata dall’opposizione sul caso Guido. “Le mozioni di sfiducia delle opposizioni ormai sono settimanali o quindicinali”. “Per ora prendo l’interim poi vedremo”. “Guidi – ha detto ancora Renzi – non ha commesso nessun tipo di reato, ha fatto una telefonata che lei per prima ha ritenuto inopportuna. Quando una telefonata inopportuna la fece il ministro Cancellieri con un altro governo, tutti noi chiedemmo le dimissioni, che non arrivarono. Guidi è stata la prima a dare le dimissioni, in Italia qualcosa è cambiato”.

“Le dimissioni rese immediatamente – ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini – denotano una forte sensibilità istituzionale. Ora, la strada maestra è procedere con rapidità alla sostituzione della ministra Federica Guidi”. Per l’esponente del Psi Bobo Craxi “la cosa che salta più agli occhi non è la vicenda in sé, poiché da quando non esiste più un’industria pubblica, gli interessi sono sempre e solo privati, quanto il fatto che le istituzioni procedano, ormai, per binari paralleli e separati”. Così Bobo Craxi in un’intervista rilasciata al sito d’informazione www.periodicoitalianomagazine.it, diretto da Vittorio Lussana. “L’inchiesta”, aggiunge, “risale a un anno fa e le notizie di oggi hanno un evidente risvolto politico: la Guidi ha avuto scarsa protezione politica e ha necessariamente dovuto fare il ‘passo’ che le è stato chiesto”.

Il vice-segretario Pd Lorenzo Guerini, parlando con i cronisti alla Camera, ha spiegato che la sostituzione del ministro Federica Guidi avverrà in “tempi brevi”. “Aspettiamo il presidente del consiglio di ritorno dagli Stati uniti”. Ma a parlare di fatti inquietanti è la minoranza del Pd: “Il problema degli anticorpi deboli della politica è molto serio. Non banalizziamo” ha detto Roberto Speranza. Fatti “inquietanti” di fronte ai quali la politica deve “rafforzare i propri anticorpi. Non si può mettere la testa sotto la sabbia”.

Duro il commento del senatore Pd Massimo Mucchetti che sul suo Blog scrive:“Quella telefonata ha comportato un prezzo che Guidi ha doverosamente pagato. Gliene va dato atto – sostiene il senatore del Pd – Non è da tutti ne’ da tutte. Onore delle armi. Ma non possiamo far finta di non vedere il conflitto di interessi ben maggiore che è recentemente emerso nell’azione di governo dell’ex ministra e che coinvolge la maggioranza. Nel ddl Concorrenza si prevede il superamento del servizio in maggior tutela nell’ambito del mercato elettrico, già liberalizzato nel 2007, in modo tale da favorire l’Enel e danneggiare i consumatori. La Ducati Energia, azienda bolognese che appartiene alla famiglia Guidi, è fornitrice dell’Enel. Lo impariamo dallo stesso sito internet dell’azienda. È stato finora inutile ogni tentativo di convincere il ministero e la maggioranza a correggere la distorsione della concorrenza insita nel suo modo di superare la maggior tutela. Nel frattempo, noto che, quando si trova davanti a un’intercettazione telefonica, il governo trema e scatta, mentre non vede nulla, diciamo così, quando deve ragionare e decidere da solo, senza il pungolo dei magistrati”.

A chiedere  che si faccia chiarezza è il senatore della minoranza PD, Federico Fornaro per il quale “la vicenda che ha visto coinvolta l’ex Ministro Guidi non può essere derubricato a fatto marginale perché ha portato alla luce l’esistenza di una zona grigia su cui è necessario riflettere e intervenire per cancellare dubbi e per impedire il ripetersi di comportamenti inaccettabili. Quanto accaduto riconferma poi quanto andiamo dicendo da tempo: il Parlamento e la maggioranza non possono essere ridotte a cassette della posta in cui vengono impacchettati e recapitati dal Governo emendamenti e provvedimenti, fatti poi approvare con la fiducia. L’emendamento – continua Fornaro – tanto caro al compagno della signora Guidi, ad esempio, a rigor di legge e di regolamenti non sarebbe potuto (e dovuto) entrare nella legge di stabilità 2015 perché aveva carattere ordinamentale. La direzione PD di lunedì prossimo deve essere l’occasione per un confronto pubblico su questi temi e soprattutto per dare risposte chiare ai nostri elettori che giustamente pretendendo che certi comportamenti non abbiano cittadinanza in governi di centro-sinistra: su onestà e trasparenza non vi possono essere zone grigie”.

Edoardo Gianelli

 

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