sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Caso Regeni. Al Sisi si difende: noi non c’entriamo nulla
Pubblicato il 13-04-2016


 al SisiIl presidente egiziano Abdel Fatah Al Sisi è intervenuto oggi in prima persona sull’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore torturato e ritrovato cadavere al Cairo il 3 febbraio scorso, in diretta televisiva, per tornare ad allontanare ogni sospetto sui ‘servizi’ egiziani e al contempo ribadire l’importanza delle reelazioni con l’Italia. “Attribuiamo grande interesse a questo caso in particolare, in quanto abbiamo relazioni molto privilegiate con gli italiani”. “La dirigenza italiana (Renzi è stato il primo capo di un governo a recarsi in visita al Cairo dopo il golpe, ndr) si è posta al fianco dell’Egitto dopo il 30 giugno”, cioè la deposizione del presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Regeni, ha sottolineato ancora, rientra fra le “questioni urgenti” del suo governo e il Parlamento dedicherà alla questione una sessione. “Attribuiamo grande interesse a questo caso in particolare, in quanto abbiamo relazioni molto privilegiate con gli italiani” ha spiegato il generale, ma ha anche negato che i servizi di sicurezza siano dietro all’uccisione. Dietro l’omicidio del ricercatore c’è “gente malvagia”, una definizione semanticamente esatta, ma che non dice proprio nulla sulla loro identità.
In compenso Al Sisi se l’è presa con la stampa locale che a forza di pubblicare notizie incontrollate ha aggravato la situazione: “Noi egiziani abbiamo creato un problema con l’assassinio” perché il “problema per l’Egitto” rappresentato dal caso di Giulio Regeni è stato generato dalla pubblicazione da parte di media egiziani di “menzogne”. Media e social network avrebbero”fabbricato la crisi” legata all’omicidio “bisogna smetterla con le bugie e con le illazioni che qualcuno di noi mette in giro”.

Comunque quella del leader egiziano è stata un’autodifesa a tutto campo quando ha asserito che quella fatta fin qui è stata “un’inchiesta condotta con la massima trasparenza”. E proprio sul piano delle indagini sembra che qualcosa possa muoversi. Ieri il ministro degli Esteri Sameh Shoukry ha evocato la possibilità di aggirare l’ostacolo costituzionale che impedisce la trasmissione all’Italia di tabulati e traffico telefonico del cellulare di Regeni, chiesti dalla procura di Roma e alcuni organi di informazione oggi preannunciavano un cambio di passo. “Copts Today”, sito d’informazione della minoranza cristiana, parla oggi di “consegna” agli inquirenti italiani dei tabulati telefonici e dei filmati delle telecamere richiesti con insistenza dall’Italia e mai dati dall’Egitto, che invoca “motivi costituzionali”. Il sito senza citare una specifica fonte afferma che “è previsto che gli inquirenti egiziani in una riunione a Roma consegnino prove come registrazioni di telefonate, immagini filmate e risultati degli indagini di medicina legale che potrebbero aiutare la squadra Italia di effettuare indagini parallele”.

Roma intanto sta studiando come rispondere alle mosse del Cairo. La diplomazia italiana ha incassato il sostegno di un partner europeo di peso, la Gran Bretagna, che ha chiesto formalmente un’indagine “trasparente” all’Egitto mentre il presiidente francese François Hollande, sembra intenzionato a tentare una mediazione ufficiosa.

Ieri, appena rientrato da Tripoli, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha ricevuto l’ambasciatore al Cairo Massari, richiamato per consultazioni la settimana scorsa dopo il fallimentare confronto tra gli inquirenti dei due Paesi. Le opzioni sul tappeto puntano su un ulteriore raffreddamento dei rapporti bilaterali, a partire dalla sospensione degli accordi culturali e da un possibile warning per i ricercatori e gli studenti italiani che intendano recarsi (o già sono) in Egitto. Misure più dure, come ritorsioni di tipo economico, non dovrebbero essere in agenda al momento, per evitare strappi fino all’ultimo. Un’altra possibilità, si ragiona, è portare il contenzioso in sede Onu, puntando i riflettori sulla questione dei diritti umani in Egitto. In attesa di nuovi sviluppi, l’ambasciatore Massari resterà a Roma ancora per diversi giorni. Dall’Europa, intanto, sono arrivate nuove dichiarazioni di sostegno all’Italia.

Il presidente del Gruppo socialista e democratico al Parlamento di Strasburgo Gianni Pittella ha chiesto alla Commissione di rivedere i rapporti con l’Egitto.

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