domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Caso Regeni. All’esame un dossier di 200 pagine
Pubblicato il 07-04-2016


L'arrivo al vertice sul caso Regeni

L’arrivo al vertice sul caso Regeni

Nel dossier su Giulio Regeni portato oggi a Roma dagli inquirenti egiziani, secondo il sito del quotidiano egiziano Al Masry Al Youm che cita una “fonte giudiziaria”, ci sono anche anche “le registrazioni delle videocamere di sorveglianza”, un “registro delle chiamate del suo telefono portatile”, “il rapporto di medicina legale sull’autopsia” e “le testimonianze di ufficiali e amici della vittima”. Oggi si è svolta la prima giornata, nei locali della Scuola superiore di Polizia a Roma, dell’incontro tra la delegazione degli inquirenti ed investigatori arrivati dal Cairo e gli inquirenti italiani che indagano sulla scomparsa e la morte di Giulio Regeni. All’incontro, per l’Italia, c’erano il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco, direttore dello Sco Renato Cortese e il comandante del Ros Giuseppe Governale. Per l’Egitto presenti due magistrati, il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman e il procuratore dell’Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed. Presenti anche tre ufficiali di polizia: il generale Adel Gaffar della National Security, il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana e Mostafa Meabed, vicedirettore della polizia criminale del governatorato del Cairo. Sul tavolo un dossier egiziano di duemila pagine, con indagini su circa 200 persone.

In giornata, sempre il Al Masry Al Youm, aveva diffuso la notizia di un incontro tra gli inquirenti egiziani e la famiglia di Giulio Regeni.

“Ti invidio per questo coraggio nel presentare le tue richieste determinate, ti invidio l’interesse del tuo governo per la causa di tuo figlio e, scusami, ti invidio per averlo potuto rivedere, anche se in modo tragico”: così scrive alla madre di Giulio Regeni una donna egiziana mamma di un ragazzo scomparso in Egitto nel 2013, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera online. “Cara Paola Regeni, sono passati mille giorni dal rapimento di mio figlio Amr Ibrahim Metwalli – si legge nel testo su Corriere.it -, che è stato nascosto nelle carceri del potere egiziano. Io e mille altre madri egiziane vorremmo rivedere i nostri figli, vedere che i media dell’Egitto parlassero delle nostre tragedie, invece di accusarci di raccontare bugie; vorremmo che un procuratore ci desse un po’ d’ascolto” “Signora Regeni – conclude la lettera -, io e altre centinaia di mamme egiziane ti diciamo che la causa di tuo figlio è la nostra e che la causa dei nostri figli è nelle tue mani. La scoperta della verità su Giulio riporterà a noi i nostri figli e i nostri diritti. E ti diciamo anche che i nostri cuori si calmeranno soltanto quando tu e la tua famiglia otterrete giustizia”.

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