lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

GELO ITALIA-EGITTO
Pubblicato il 08-04-2016


Senato, la conferenza stampa dei genitori di Giulio Regeni

La madre di Giulio Regeni

Fallito il vertice tra gli investigatori egiziani e quelli italiani per fare luce sul sequestro e la morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano scomparso il 25 febbraio scorso e trovato cadavere una settimana dopo mentre era appena cominciata al Cairo la visita dell’ex ministra dello Sviluppo, Federica Guidi accompagnata da una folta delegazione di industriali italiani. Prima conseguenza, il richiamo dell’ambasciatore italiano al Cairo.

Il vertice – hanno spiegato i magistrati di piazzale Clodio – si è sostanzialmente risolto in un fallimento ed ora la collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi può considerarsi di fatto interrotta.

Il fallimento è imputabile alla mancata presentazione di quel materiale, prima di tutto i tabulati telefonici delle celle coinvolte negli ultimi spostamenti di Regeni – che avrebbe consentito agli investigatori italiani di cercare una pista concreta per risalire ai sequestratori.

A Roma la delegazione di investigatori egiziani si è presentata con un dossier di 200 pagine, ma senza gli elementi considerati davvero in grado di far fare un salto di qualità alle indagini. “Sono stati consegnati alle autorità italiane – è detto nel comunicato – i tabulati telefonici delle utenze egiziane in uso a due amici italiani di Giulio Regeni presenti al Cairo nel Gennaio scorso, la relazione di sopralluogo, con allegate foto del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, una nota ove si riferisce che gli organizzatori della riunione sindacale tenuta al Cairo l’11 dicembre 2015, cui ha partecipato Giulio Regeni, hanno comunicato che non sono state effettuate registrazioni video ufficiali dell’incontro”. Tutti elementi che la Procura non ha giudicato sufficienti.

La delusione della delegazione italiana che ha preso parte alla due giorni di confronto è legata, come emerge anche da un comunicato emesso dalla Procura, dalla mancata consegna, tra l’altro, dei tabulati telefonici di una decina di utenze riconducibili ad altrettanti cittadini egiziani. Inoltre, secondo quanto si apprende, non sono state consegnate anche le richieste “relative al traffico di celle”. Tutti elementi ritenuti indispensabili dalla Procura di Roma.

Il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell’Ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. La decisione – si spiega – fa seguito agli sviluppi delle indagini sul caso Regeni e in particolare alle riunioni svoltesi a Roma ieri e oggi tra i team investigativi italiano ed egiziano. In base a tali sviluppi – comunica la Farnesina – si rende necessaria una valutazione urgente delle iniziative più opportune per rilanciare l’impegno volto ad accertare la verità sul barbaro omicidio di Regeni.

Un passo praticamente obbligato quello della Farnesina anche per gli effetti delle risultanze dell’autopsia sul corpo del giovane ricercatore italiano che hanno portato alla luce le torture subite. Rivelazioni che hanno colpito nel profondo l’opinione pubblica italiana – ma non solo  quella italiana – e che sono state amplificate dai ripetuti e goffi tentativi di depistaggio tra cui rientra forse anche l’ultimo tentativo di scaricare ogni responsabilità sul generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza. Una vicenda complicata dalla evidente fragilità di un regime che non riesce a controllare i suoi organi di polizia e che si porta sulle spalle il terribile fardello della ripetuta e imponente violazione dei diritti umani che soltanto nel periodo della presidenza di al-Sisi, ha ‘prodotto’ 533 ‘scomparsi’ ufficiali.
Un momento di grande delicatezza per le relazioni tra Italia ed Egitto. Il gelo può avere conseguenze pesantissime per tutti e due i Paesi, sia per la profondità dei legami economici e culturali, sia per il ruolo strategico che ambedue i Governi sono chiamati oggi come non mai a giocare nella regione in molteplici situazioni esplosive, a cominciare da quella della Libia. Sono insomma in tanti ad avere interesse ad un peggioramento delle relazioni italo-egiziane e più di una ‘manina’ può aver dato il suo aiuto perché la collaborazione tra gli investigatori non decollasse mai.

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