venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cento di questi anni.
Il Riformismo di Giacomo Mancini
Pubblicato il 22-04-2016


“Il sindaco con la mentalità più giovane d’Italia”, così venne definito Giacomo Mancini, quando alla soglia degli 80 anni venne eletto sindaco della sua città, Cosenza.
Il “vecchio” socialista aveva infatti idee giovani, ed è stato sempre ricordato per la sua audacia, oltre che per il suo riformismo. Era nato a Cosenza il 21 aprile 1916, figlio di Pietro Mancini (uno dei fondatori del Psi), antifascista di famiglia, nel 1944 si trova a Roma dove combatte contro i tedeschi e dopo la liberazione torna nella sua città per assumere la guida della Federazione socialista locale carica che lascerà nel 1953 per diventare segretario regionale dei socialisti calabresi.
Nel gennaio del 1953 venne eletto segretario regionale del PSI. Nel 1956, all’indomani della repressione sovietica della rivoluzione ungherese, le strade dei socialisti e dei comunisti si separarono e Mancini fu chiamato da Pietro Nenni a occuparsi dell’organizzazione del PSI.
La sua figura viene ricordata soprattutto per la realizzazione della Salerno- Reggio Calabria quando era Ministro dei lavori pubblici nel secondo e terzo governo Moro e nel primo e secondo governo Rumor, diventando ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor. Da ministro della Sanità impose tra l’altro l’introduzione del vaccino antipolio Sabin. Ma fu anche tra i primi ad opporsi alla linea di fermezza contro il terrorismo e la sinistra extraparlamentare, tanto da guadagnarsi le ire e le antipatie all’interno come all’esterno del suo Partito. Senza dimenticare la sua intransigenza quando il Psi venne travolto dagli scandali di mani pulite.
Ieri la sua città, Cosenza, ha voluto omaggiarlo, ma non è stata la sola, anche le figure più importanti della politica del secolo scorso hanno partecipato al centenario della sua nascita, in primis l’ex Presidente del Consiglio, Giuliano Amato. “Dalle lotte contadine a uomo di stato e di partito. Così ha praticato l’autonomia socialista Giacomo Mancini, che vedeva l’esigenza dei cittadini e dei cambiamenti italiani prioritaria al di là delle esigenze con i suoi alleati e delle collaborazioni politiche”. ha affermato Amato giudice della Corte Costituzionale intervenendo durante le celebrazioni. “Un’autonomia socialista tradizionale – ha aggiunto Amato – figlia del duello a sinistra, della differenza tra comunismo, socialismo e libertà, ma anche difesa dal conservatorismo che chi governa finisce sempre per avere una forza superiore a quella che merita, perché gli interessi premono su chi governa, specie sui partiti che governano. Questa sua autonomia – ha detto ancora l’ex premier – ha coperto tutti i versanti e gli ha creato degli avversari ma mai dei nemici. Ostile per istinto a quella che si chiama verticalizzazione della politica, Mancini capì che, con la morte dei partiti, sarebbe morta anche un’interazione tra cittadini e governanti che successivamente siamo stati capaci di ripristinare”.
Mancini però era stimato non solo dai suoi compagni di Partito, ma anche dai suoi rivali. Alla cerimonia ospitata a Palazzo Arnoni, infatti, non ha potuto partecipare l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha comunque inviato una lettera alla “Fondazione Giacomo Mancini”:
“Mi complimento vivamente per l’iniziativa promossa dalla Fondazione Giacomo Mancini pregando i promotori di volermi considerare pienamente partecipe a un omaggio che sento profondamente da compagno e da amico.
Ci confrontammo sempre con reciproco affetto e simpatia negli anni della sua importante azione di governo, pur ricoprendo io un ruolo di opposizione peraltro con spirito unitario”.
Giacomo Mancini è stato anche oggetto di pesanti campagne polemiche da parte di molteplici detrattori, ma la sua figura rimane nella memoria storica collettiva del tempo da lui intensamente vissuto tra le più incisive e combattive della sinistra e della democrazia italiana”.

Per l’occasione Poste Italiane ha dedicato uno speciale annullo e delle cartoline filateliche con l’immagine di Giacomo Mancini durante un discorso pubblico.

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Redazione Avanti!

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