domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Commercio mondiale
in frenata
Pubblicato il 27-04-2016


CommercioEstero

Il commercio mondiale rallenta. In tre mesi gli incassi si riducono di 2,3 miliardi. E il conto è in rosso anche per l’Italia, le cui vendite nei mercati extra-europei si riducono per il terzo mese consecutivo. Una frenata, quella di marzo, appena mitigata dal solitario rimbalzo degli Stati Uniti, peraltro amplificato da commesse una tantum di navi. La frenata è del 5,2% (-0,3% il dato mensile), con una discesa corale che riguarda tutte le tipologie di beni, più marcata per l’energia (-42,6% per i prodotti riesportati) ma rilevante anche per beni di consumo, strumentali e intermedi. Anche al netto dell’energia, la riduzione delle vendite è pari al 3,5%: in tre mesi le nostre vendite extra-Ue si riducono del 5,2%, peggior risultato dalla fine del 2009.

In termini geografici, oltre alla ripresa degli Stati Uniti e al guadagno di nove punti in Giappone, nei dati Istat si può trovare solo un’altra buona notizia, riguardante la Russia. A marzo gli acquisti di Mosca sono in calo appena marginale, una frenata dello 0,9% che potrebbe segnare infine il termine del tracollo iniziato a metà 2014. Stabilizzazione quanto mai gradita, per un mercato che in poco tempo ha quasi dimezzato il proprio valore; nel primo trimestre del 2014 gli acquisti di made in Italy furono pari a 2,28 miliardi di euro, tra gennaio e marzo del 2016 appena 1,38 miliardi, il 40% in meno. Il calo limitato di Mosca è però purtroppo superato al ribasso da molte altre aree del globo, che nei dati Istat si manifestano con una lunga sequenza di segni meno: vi sono cali a doppia cifra per Turchia, Africa settentrionale, Medio Oriente e America Latina, quest’ultima appesantita dalla recessione in Brasile. In tre mesi il gap di vendite nell’area Mercosur per le aziende italiane supera già i 300 milioni di euro. Notizie poco gradite anche dal resto dei Bric’s, con l’India a cedere oltre il 7% e la Cina in rosso del 2,5%, in linea con la performance debole del primo bimestre.

Altro dato diffuso dall’Istat è quello sulla fiducia dei consumatori e delle imprese. Ad aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce lievemente, passando da 114,9 di marzo a 114,2. Per quanto riguarda, invece, le imprese, l’indice composito del clima di fiducia aumenta da 100,2 a 102,7. L’Istat evidenzia che tutte le stime riferite alle componenti del clima di fiducia dei consumatori calano: quella economica da 142,7 a 140,5 , quella personale da 105,7 a 104,8 , quella corrente da 111,1 a110,0 e quella futura da 120,6 a 120,2. Similarmente peggiorano i giudizi sull’attuale situazione economica italiana da -34 a -38, mentre per le attese aumentano i pareri favorevoli con il saldo che passa da 5 a 8. I dati differiscono da quanto è emerso dalle analisi condotte in Francia, dove la fiducia dei consumatori è rimasta invariata in linea con il consenso, e in Germania, dove l’indice calcolato da Gfk si è attestato a 9,7, in crescita rispetto al 9,4 di marzo e al suo massimo da settembre quando era arrivato a 9,9.

Per quanto riguarda le imprese, il clima di fiducia sale nella manifattura dai 102,2 del mese precedente a 102,7, nelle costruzioni da 118,4 a 121,2 e nei servizi di mercato da 103,6 a 107,8, mentre scende nel commercio al dettaglio da 104,9 a 102,0. Nelle imprese manifatturiere migliorano le attese sulla produzione, che passano da 9 a 10, peggiorano i giudizi sugli ordini da -13 a -14, mentre rimangono stabili a 4 i giudizi sulle scorte.

“Ancora una volta dall’Istat – è il commento del Codacons – arrivano dati estremamente altalenanti sul fronte economico. Questa alternanza – spiega il Presidente Carlo Rienzi – non è certo utile ai fini della ripresa del paese, perché attesta una grande variabilità degli indicatori economici e si riflette, specie per quanto riguarda i consumatori, sugli acquisti e sui consumi nel breve periodo”. “Senza una ripresa strutturale della fiducia delle famiglie, la domanda interna non uscirà dal pantano, con effetti sulle imprese e sull’occupazione” – conclude Rienzi.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento