domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Congresso Nazionale PSI Salerno – L’intervento di Leonardo Scimmi
Pubblicato il 20-04-2016


Internazionale socialista per la pace e sicurezza nel Mediterraneo

 

Per anni abbiamo sentito di quanto il potere, l’efficacia e la forma dell’ Internazionale socialista sia declinata.

Non sono piu’ i tempi di Willy Brandt e di Craxi, e non è piu’ neanche il tempo della Guerra Fredda e della manichea divisione del mondo in due blocchi di potere e di influenza.

L’Internazionale socialista è cosi’ afflitta da problemi che alcuni suoi membri hanno aderito alla nuova formazione alleanza progressista, con sede a Berlino e ben finanziata con progetti molto ambiziosi.

Il PSI è membro storico della IS da sempre e sin dal secondo dopoguerra quando si ricostitui’ a Francoforte la IS sulla linea della seconda internazionale.

L’ideale socialista democratico riformista aveva attratto alla IS gli strali della terza internazionale, quella comunista di ispirazione leninista, ma la Storia ha dato ragione ai socialisti democratici e per questo possiamo rivendicare storia e ragione.

L’ispirazione internazionale è l’asset maggiore dell’IS, il miglior antitotodo ai mali del mondo odierno.

Il mondo è oramai globale, occorre pertanto una soluzione globale.

Il problema maggiore oggi al mondo è creare la pace e la sicurezza.

Dobbiamo trasformare l’Internazionale socialista in strumento di pace e sicurezza e non solo di riscatto sociale.

E’ oramai evidente che gli USA stanno adottando una politica di disimpegno dagli scenari infuocati del Medio Oriente ed anche dall’Afganistan, nonostante il sorgere di un soggetto terrorista come ISIS che si espande in tutto il Medio Oriente Africa fino ad colpire in Europa.

Dopo gli anni di intervento di Bush l’America di Obama si ritira dal MO e guarda al sud dell’America (viaggio a Cuba)  ed all’Asia.

La Russia è tornata alla ribalta ed alla pari con gli USA sullo scenario mondiale e si propone come garante dell’asse sciita composta da Iran Siria Iraq Hezbollah, facendo dimenticare la vicenda ucraina, ed opponendo una politica estera realista e di influenza (support di Assad) a quella americana, ancora in bilico tra l’isolazionismo di Obama, l’umanitarismo della Clinton ed il supporto alle nascenti democrazie delle primavera arabe, benché mussulmane, contro i dittatori.

La Turchia é ambigua ed ha ambizioni spesso confliggenti con la Russia, cerca di fare leva sulla crisi dei migranti per entrare nell’UE e vuole giocare un ruolo importante in Africa del nord (Libia) ed in Medio Oriente (Siria).

L’Iran è il nuovo player sciita sdoganato dagli USA per riequilibrare le sorti del conflitto in MO e garantire un equilibrio di forze che consenta agli USA un disimpegno dal MO.

L Arabia Saudita è il grande player sunnita che vede con fastidio la crescita del popoloso Iran in MO e cerca di creare una Nato sunnita di 34 paesi – ufficialmente per combattere l’ISIS – ma anche per contrastrare l’astro nascente Iran.

Israele in tutto cio’ è infastidito dalla politica USA e individua nell’Iran ancora il maggior pericolo alla sua esistenza.

Il conflitto Iraelo – palesitinese non è ancora sedato ed anzi si assiste ad una recrudescenza degli scontri e dei conflitti.

I curdi sono gli alleati sul campo di USA e di Russia nella lotta all’ISIS ed ambiscono ad avere un loro stato, disegno che pero’ inquieta soprattutto la Turchia.

L’Egitto ha mire di influenza sulla Libia in conflitto con quelle italiane.

Dalla guerra in Iraq di Bush Jr è rimasto uno stato frazionato e senza classe dirigente ed armata appropriata, governato dagli sciiti e dai curdi senza i sunniti (maggioritari) dove gli ex baatisti hanno cercato copertura in formazioni estreme (come in Libia gli ex gheddafiani) e dove la capitale Bagdad è oramai nell’orbita sciita iraniana nonostante il paese sia a prevalenza sunnita.

Il piano americano di esportazione della democrazia in Iraq per creare una piattaforma di controllo del Medio Oriente non ha funzionato ( nonostante i costi l’impegno e l’enfasi profusa) e la decisione di Obama di ritirare tutte le truppe fu obbligata da evidenti ragioni di costi umani e di aggravio del bilancio statale, specie vista la crisi finanziaria del 2008.

La strategia di disimpegno di Obama si inquadra inoltre nello spostamento della attenzione degli USA ai rapporti con l’Asia e con la Cina, ritenuti prevalenti per il futuro rispetto al MO, non piu’ considerato prioritario, neanche per le sue risorse petrolifere.

L’Europa in tutto cio’ non rileva e si muove in ordine sparso con Franca e Gran Bretagna pronte e riprendere politiche di potenza ed influenza anche a scapito dell’Italia, soprattutto in Libia.

L’Europa non è unita neanche nella reazione agli attacchi terroristici sul suo territorio, trovata impreparata nei sistemi di intelligence e prevenzione.

L’Alto rappresentante per la politica estera e sicurezza Mogherini individua nel processo di pace siriano una priorità, giustamente, con una road map basata sul cessate il fuoco, aiuti umanitari e percorso politico di costruzione di un governo condiviso.

USA e Russia ovviamente accompagnano questo percorso per costruire un governo dopo Assad e pacificare l’area.

Resta il problema europeo e mondiale delle infiltrazioni di terroristi per risolvere il quale occorre una politica interna di intelligence e di integrazione ma anche una politica esterna di lotta da parte di tutti i moderati contro l’estremismo omicida.

A questo scopo l’Internazionale socialista è una piattafroma utilissima per sensibilizzare i paesi ed i partiti fratelli alla necessità di creare un fronte unito, composto anche da mussulmani, contro l’estremismo in ogni paese del globo.

Dobbiamo pertanto sollecitare il Governo italiano in primis a creare una cabina di regia per studiae con i Paesi del Magreb Marocco Tunisia ed Algeria una strategia per risolvere il problema in Libia ed evitare l’espandersi dell’ISIS anche alle zone del Maghreb.

Una volta elaborato un piano postremo portarlo all’attenzione dell’Internazionale socialista e coinvolgere tutti i partiti fratelli nell’implementazione del piano per creare pace e sicurezza nel mediterraneo, che è il nostro territorio geostrategico e dove abbiamo sempre esercitato influenza e mediazione.

Leonardo Scimmi

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