domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Congresso Nazionale PSI Salerno – L’intervento di Pia Locatelli
Pubblicato il 18-04-2016


Pia apre

Pia Locatelli

Compagne, compagni, quest’anno celebro il mio 42esimo anniversario come iscritta al Partito socialista. Era il 1974, avevamo alle spalle quasi 80 anni di storia gloriosa e un futuro di crescita. Ho vissuto l’ascesa del Partito, la grande stagione delle riforme, la crescita dei consensi, i risultati dei governi con i socialisti e a guida socialista. E ho vissuto la caduta, la perdita di voti e di influenza, l’ostracismo negli anni di Tangentopoli, la tenacia e la resistenza degli ultimi segretari, tra mille difficoltà e anche errori, di mantenere in vita un simbolo, una bandiera, una rappresentanza all’interno del Parlamento. Abbiamo perso compagni in questi anni. Alcuni per divergenze politiche, altri, una buona parte, nella speranza di carriere e incarichi, altri ancora perché ritengono inutile la sopravvivenza di un partito alleato del PD e hanno preferito confluirvi.
Io dico: no grazie. Questa è la mia casa, questa è la mia famiglia e nelle famiglie si litiga, si discute, si esprimono opinioni diverse, ma c’è poi un legame più forte e profondo che ti fa restare. Nessuna sirena, nessuna promessa, nessuna divergenza può avere il sopravvento sulla mia appartenenza al Psi. Qui ho iniziato a fare politica e qui finirà la mia carriera.
E mi dispiace moltissimo che alcuni compagni più critici non siano qui oggi a discutere, non abbiano manifestato il loro dissenso presentando magari una mozione alternativa, scegliendo invece questa sorta di Aventino che potrebbe anche portare a una nuova inutile scissione. Non ho mai accettato supinamente le decisioni del vertice del Partito, e il segretario Nencini lo sa bene, ma sono dell’opinione che critiche e opposizioni si fanno all’interno, tra le pareti di casa: ci si confronta, si vota e la maggioranza decide. Dentro casa grandi litigate, fuori uniti e leali.
E veniamo al nodo politico. C’è, c’è stata, una parte di compagni che sostiene che non ha alcun senso mantenere in vita un piccolo partito e che il nostro destino è inevitabilmente quello di finire nel Pd; c’è chi al contrario vorrebbe maggiore autonomia e diverse alleanze, con le altre forze della sinistra. Personalmente, e in questo concordo con la mozione congressuale sulla quale quindi esprimerò il mio voto favorevole, non ritengo percorribile nessuna delle due ipotesi. La prima, per le ragioni che ho detto e per altre che espliciterò in seguito, la seconda perché, e la storia ce lo dimostra, non credo né nel successo di una “piccola cosa rossa”, come sta tentando di fare Civati, né purtroppo (e qui inviterei i compagni che sostengono questa tesi ad essere realisti) nella nostra possibilità di essere in qualche modo rappresentati in Parlamento, nelle Regioni o nei singoli Comuni, con qualche rara eccezione, nel caso ci presentassimo in perfetta solitudine. Voglio ricordare che è stata l’alleanza “Italia bene comune”, a riportare i socialisti in Parlamento e sul cui programma siamo stati eletti.
Quel programma è il mio punto di riferimento e su quello abbiamo lavorato e stiamo lavorando come gruppo parlamentare alla Camera.
In questi tre anni in Parlamento abbiamo portato avanti le nostre idee laiche, europeiste e socialiste. Lo abbiamo fatto restando leali alla maggioranza e al Governo, ma anche esprimendo criticità e dissenso. Perché essere alleati non vuol dire accettare e approvare tutto quello che ci viene proposto. Con il collega Pastorelli siamo intervenuti su direi tutti i provvedimenti e le mozioni votate nel corso della legislatura. E’ stato ed è un lavoro enorme, perché essendo ora in due tesserati nella componente ci siamo dovuti occupare degli argomenti più disparati, anche di quelli che non rientravano nelle nostre più strette competenze, con il risultato di dover fare anche tre interventi diversi nella stessa giornata, il che ci ha senz’altro dato visibilità all’interno del Parlamento. Pensate che ci sono colleghi che non hanno mai preso la parola in Aula, mentre noi ci conoscono tutti! Il che ha dato vita anche a siparietti piuttosto divertenti come quando la presidente Boldrini al terzo intervento della giornata ed il sesto della settimana di Oreste disse “e ora diamo la parola al solito onorevole Pastorelli”…
Elencare qui tutto il lavoro che abbiamo svolto sarebbe quindi impossibile, oltre a richiedere tempi improponibili per la vostra attenzione. Citerò dunque i temi che ci stanno più a cuore e sui quali ci siamo maggiormente caratterizzati.
Inizierei con l’Europa. Mai come adesso c’è bisogno di Europa, di strategie comuni per far fronte ai temi critici del momento. Primo fra tutti la lotta al terrorismo, che si persegue non sospendendo la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà fondamentali, cioè sospendendo i diritti umani dei cittadini, come ha fatto la Francia di Hollande e qualcun altro suggerisce di fare, bensì attraverso una maggiore condivisione delle informazioni fondata sulla cooperazione tra Stati, soprattutto a livello di intelligence, nella consapevolezza che siamo tutti sotto attacco e che in questi frangenti si risponde con unità e coesione e non con polemiche e squallide speculazioni alla ricerca di consensi, facendo leva sulla paura.
Altro tema che riveste carattere di priorità è la gestione dei flussi migratori che riguardano i richiedenti asilo: rifiutiamo categoricamente l’equivalenza tra rifugiati e terroristi che alcuni sostengono. Ricordiamo invece che la maggior parte di loro fugge proprio dal terrore e dalla violenza di Daesh. E’ di questi giorni la nuova barriera innalzata al Brennero per arginare i flussi migratori, una vergogna che fa vacillare ulteriormente l’Europa di Schengen e dispiace che a innalzarla sia stato un governo il cui capo è membro della nostra famiglia socialista europea.
Noi socialisti restiamo dubbiosi, anzi critici, nei confronti dell’accordo con la Turchia e lo abbiamo detto chiaramente in Aula. In tema di rifugiati le regole sono chiare: abbiamo il dovere di accogliere accordando protezione internazionale a chi ne ha diritto. Possiamo discutere di come (e le regole di Dublino vanno cambiate) ma non se accogliere queste persone: negare protezione internazionale a chi ne ha diritto è opzione morale inaccettabile, è violazione del diritto internazionale.
Non permettiamo che la crisi dei migranti faccia vacillare l’Unione europea e le faccia perdere la sua anima. La chiusura di Schengen da parte di alcuni Stati rappresenta un fallimento per tutti che, oltre ad avere pesanti ripercussioni negative sull’economia, mette in discussione quello che è l’atto fondante più tangibile dell’unità europea stessa.
Parlare di rifugiati e di accoglienza equivale a parlare di diritti umani e del loro rispetto. Un tema che abbiamo sollevato più volte in Parlamento, sostenendo da subito la missione Mare nostrum e opponendoci alla sua interruzione attraverso la presentazione di una mozione che è stata approvata. E voglio anche ricordare l’approvazione della legge sul diritto di cittadinanza (il Psi è stato il primo partito a presentarla), o il nostro impegno per l’abolizione del reato di clandestinità.
La difesa dei diritti umani, che sono diritti della persona e quindi inalienabili, è da sempre una battaglia storica dei socialisti ed è per questo che ho accolto con piacere la mia recente nomina a presidente del Comitato diritti umani della Camera.
Il tema dei diritti umani sembrava sopito, da tempo lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica interna e internazionale. Anche solo pochi decenni fa la mobilitazione per la loro tutela era quasi automatica, determinava risposte politiche, mentre è innegabile che con il passar del tempo si sia verificata una caduta di sensibilità e di solidarietà.
Ora però il tema è drammaticamente ritornato in evidenza e di attualità per i fatti tragici che sono sotto gli occhi di tutti:
– in primis il caso Regeni, la vicenda drammatica di queste settimane che sta risvegliando questa sensibilità, non solo nel nostro Paese;
– ma anche l’accordo tra UE e Turchia in tema di rifugiati, entrato in vigore il 4 aprile, che ha visto molte organizzazioni che si occupano di diritti umani reagire con preoccupazione.
Nel secondo caso la considerazione è palese: la Turchia non è un campione in fatto di diritti umani per i suoi cittadini, non è difficile immaginare che lo sia ancor meno per quelli provenienti da altri Paesi.
La difesa dei diritti umani si è spesso scontrata con le ragioni di realpolitik. Siamo stati testimoni di tante situazioni in cui il mantenimento dei buoni rapporti fra Paesi ha fatto chiudere gli occhi di fronte a gravi casi di violazioni (v. il caso dei desaparecidos argentini tra i nostri connazionali). Questo tema è stato al centro di un recente convegno che abbiamo promosso alla Camera come Comitato dei diritti umani dal titolo “La sfida dei diritti umani nelle relazioni internazionali: tra affermazioni di principio e limiti della Realpolitik”.
L’attività del gruppo socialista alla Camera è stata particolarmente significativa per quanto riguarda un altro tema a noi caro: quello dei diritti civili. In questo Parlamento noi siamo la voce laica che sostiene fino in fondo le libertà delle persone. Ci siamo battuti per il divorzio breve ed è stato grazie a un nostro emendamento se la legge approvata definitivamente ora consente lo scioglimento del matrimonio in tempi molto rapidi.
Abbiamo insistito perché la legge contro l’omofobia, approvata dalla Camera ma ancora non discussa in Senato, fosse più incisiva.
Ci siamo battuti per l’approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili comprensivo della stepchild adoption, e coerentemente, nonostante le critiche di alcuni colleghi del PD, abbiamo presentato emendamenti che la ripristinino nel provvedimento giunto ora in discussione alla Camera.
Abbiamo presentato sia al Senato sia alla Camera una nuova proposta di legge che prevede l’adozione per i singoli e per le coppie anche dello stesso sesso.
Abbiamo promosso, attraverso il lavoro con l’Intergruppo, la legalizzazione della cannabis presentando una proposta di legge che va in quella direzione.
Abbiamo presentato un provvedimento per il fine vita e, attraverso l’Intergruppo per l’eutanasia e il testamento biologico, siamo riusciti a ottenerne la calendarizzazione e l’avvio della discussione nelle Commissioni Giustizia e Affari sociali.
Ci siamo impegnati per la libertà di ricerca smascherando la “bufala” della vicenda Stamina, e riuscendo a far sì che quei fondi venissero destinati alla ricerca e alla sperimentazione con cellule staminali di tutte le malattie rare.
Ci siamo battuti e continuiamo a batterci per lo smantellamento definitivo della legge sulla fecondazione assistita, per consentire che gli embrioni giudicati troppo vecchi o inadatti a essere impiantati vengano utilizzati per la ricerca.
Abbiamo denunciato e continuiamo a denunciare la mancata applicazione della legge 194 a causa dell’aumento spropositato dell’obiezione di coscienza, che rende il ricorso all’aborto un vero calvario per le donne.
Abbiamo chiesto e ottenuto che nella legge elettorale e nella legge di riforma costituzionale fossero inseriti emendamenti volti “a promuovere” (noi avremmo preferito “a garantire”) la parità di genere.
Abbiamo presentato emendamenti alla Legge di stabilità per estendere alle lavoratrici autonome e alle imprenditrici, in via sperimentale, il voucher per le baby sitter e per aumentare a 15 giorni il congedo per i neo papà.
E sono fiera di dire che in queste battaglie per i diritti delle donne, che sono il leitmotiv di tutta la mia attività politica, noi socialisti in Parlamento siamo stati protagonisti, nel promuoverle e nel sostenerle.

Per quanto riguarda l’ambiente e la promozione di un’economia sostenibile, altro punto che ci caratterizza, tanto più con l’assenza in Parlamento di un partito “Verde”, la componente socialista è riuscita a inserire alcune sue proposte sia nella Legge di stabilità sia nel Collegato Ambiente, e su questo percorso intende insistere anche nei prossimi mesi, sostenendo con forza la proposta di legge Pastorelli. E’ una proposta sottoscritta da 29 tra deputate e deputati di quasi tutti i gruppi della Camera che incentiva all’acquisto di veicoli elettrici per il trasporto pubblico tramite appositi sgravi fiscali. Ma di questo tema parlerà, credo, Oreste Pastorelli.

Sul fronte della giustizia ci siamo impegnati per la depenalizzazione dei piccoli reati, per l’uso di pene alternative al carcere, per la riforma del processo civile e penale.
Non abbiamo seguito la deriva grillina, fatta propria anche se con massicci cambiamenti dal PD, sulla legge sulla segnalazione di reati sul posto di lavoro e ci siamo astenuti dal votarla.
Siamo stati fedeli alla nostra storia garantista sempre, anche quando si è trattato di intervenire a sostegno di personaggi scomodi.
E su questo punto non posso che esprimere la mia preoccupazione per la tendenza a sposare una certa voglia di populismo giudiziario. Lo dico sapendo di andare in conflitto con i nostri compagni al Senato: ho votato, per lealtà al partito e alla maggioranza a cui appartengo, la legge sull’omicidio stradale ma trovo spropositate le pene che vengono previste. Ho letto sul “Sole 24 Ore” il commento durissimo della Giunta dell’Unione delle Camere penali che a questo proposito parla di “assoluto disprezzo per i canoni più elementari della “grammatica” del diritto penale” e di “arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale”.
Così come reputo sbagliato vietare per legge la maternità surrogata, non perché sia a favore dell’utero a pagamento (che tra l’altro è vietato dall’articolo 21 della Convenzione di Oviedo e dall’articolo 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea), ma perché esiste una differenza tra “gestazione lucrativa”, ossia retribuita, e “gestazione altruistica”, ossia a titolo gratuito, che può essere un atto di amore, di generosità.
Ma provate a pensare a questo parallelo: commercializzare organi umani a scopo di lucro è esecrabile, ma la donazione di organi e tessuti del proprio corpo a fine altruistico è apprezzabile.
Allora impegniamoci a promuovere, a livello nazionale e internazionale, il contrasto ad ogni forma di sfruttamento riproduttivo, in particolare nel caso delle donne vulnerabili, soprattutto le donne povere, soprattutto quelle nei Paesi in via di sviluppo spesso incapaci di esprimere un consenso libero e privo di condizionamenti.
Soprattutto impegniamoci a non assumere iniziative che penalizzano i bambini nati attraverso GPA salvaguardando quindi, sempre e comunque, il primario interesse dei e delle minori.
E poi, ricordando il nostro impegno per la depenalizzazione dell’aborto, quando si tratta di libertà delle persone i divieti e le punizioni si sono da sempre dimostrati inutili e alla fine chi verrebbe maggiormente penalizzato sarebbero proprio i bambini e le bambine nati attraverso quella pratica.

Non posso concludere la disamina della nostra attività parlamentare senza parlare delle due leggi più importanti di questa legislatura. La riforma elettorale e la riforma della Costituzione. Le abbiamo votate, ma, lo abbiamo detto chiaramente: non sono esattamente le leggi che volevano i socialisti. Sarebbe stato senza dubbio meglio adottare la strada maestra di un’Assemblea Costituente che, svincolata dall’esame di altri provvedimenti, avrebbe potuto dedicare più tempo e andare più in profondità in un clima complessivo di maggiore serenità, pur senza escludere il confronto, se necessario anche aspro. Sulla legge elettorale abbiamo presentato emendamenti e alcuni sono stati accolti, come l’aumento della soglia per il premio di maggioranza; abbiamo già chiesto una revisione dell’Italicum per garantire, insieme alla governabilità, che è fattore importante, la rappresentanza.
Riteniamo inoltre un errore, e lo abbiamo detto nel corso della dichiarazione di voto la scelta del Presidente del Consiglio di esporsi in prima persona, legando strettamente l’esito del referendum del prossimo ottobre alla durata del suo Governo: è una forzatura che si dovrebbe evitare. Ma forse ci sta ripensando. Giustamente.
Non serve il tifo pro o contro: stiamo parlando di modifica della Carta costituzionale. E trasformare il voto referendario in una sorta di plebiscito è un errore che abbiamo già visto fare e che certamente non porta nulla di buono. Al referendum vince o perde il Paese, non Matteo Renzi, e il Paese non ha bisogno di prove: ha bisogno di essere riformato.
Abbiamo votato a favore della riforma della Costituzione, in primo luogo perché supera il bicameralismo perfetto, cosa che i socialisti andavano chiedendo dalla Conferenza di Rimini del 1982, e perché non vogliamo lasciare alibi a nessuno per giustificare le difficoltà del Paese attribuendole ad una mancata riforma costituzionale.
E qui ritorno al nodo politico. Ci piace tutto quello che fa il Governo Renzi? Penso di esprimere il malcontento di tanti compagni se affermo che non tutto ci piace, anche perché molte cose non corrispondono a quell’accordo di Italia bene comune che era la nostra linea programmatica.
Di quel programma, steso con il Pd di Bersani e con Sel, e soprattutto della sua ‘anima’ politica, è rimasto ben poco. Il fatto è che quell’alleanza non c’è più, si è dissolta nei primi giorni della legislatura. Dobbiamo prenderne atto ma, ed è un grande ma, non vorrei che si stesse scivolando sempre più verso il Partito della Nazione, un partito che ha poco a che vedere con la storia socialista e con le nostre tradizioni di sinistra.
Badate bene: io non penso che si debba uscire dalla maggioranza di governo. No, io penso però che si possa avere un ruolo più incisivo, pur nella consapevolezza dei nostri limiti numerici.
Questo non significa – ripeto – chiedere un’uscita dalla maggioranza o dal Governo, ma più semplicemente e coraggiosamente voler svolgere un ruolo di alleati che siano, quando è utile, anche critici o, perfino, in disaccordo.
Avere un profilo più netto, politicamente nitido e incisivo, potrebbe, magari con l’aiuto di forze interne allo stesso Pd, contribuire a far sì che il più forte partito della famiglia del socialismo europeo non finisca per trasformarsi in una sorta di ‘Partito rivoluzionario istituzionale’ alla messicana o di quel ‘Partito della Nazione’ auspicato da Verdini.
Io vorrei cercare di spostare più a sinistra l’asse della maggioranza, distinguendoci, facendo sentire la nostra voce laica e riformista e dicendo anche dei no, quando non siamo d’accordo. In quest’ottica guardo con favore a un’eventuale alleanza con le forze laiche e radicali prospettata nella mozione congressuale.
C’è un vuoto a sinistra che non può essere occupato dai nostalgici comunisti o dagli esperimenti di Possibile. E’ quello il nostro spazio e dobbiamo riprendercelo. Non andando all’opposizione ma restando nella maggioranza. Un ruolo che non solo troverebbe il consenso di tanti compagni che oggi si sentono senza bussola e che temono di sparire fagocitati dal Pd, ma che forse potrebbe rivelarsi perfino utile a Renzi che, nonostante tutto, a volte si muove affannosamente per allontanare da sé l’accusa di un centrismo esasperato.

Compagni e compagne, io vorrei che noi tutti avessimo più fiducia in noi stessi. Vorrei che mostrassimo più coraggio, caparbietà, determinazione nello sfidare gli eventi, meno soggezione per il mondo virtuale del web inquinato dai ‘mi piace’ di facebook. È un mondo che non ci appartiene, soggetto a cambiamenti di opinione repentini, che possiamo e dobbiamo usare come strumento, quando serve, ma che non può essere il nostro punto di riferimento.
Noi teniamo alle nostre solide radici che affondano nella cultura del Novecento, ma con lo sguardo e l’azione rivolti al 21° secolo.
Pensate a quanto è paradossale che negli Usa un candidato alla Casa Bianca, Bernie Sanders, raccolga consenso popolare, fino a ieri inimmaginabile, soprattutto tra i giovani, parlando di… socialismo! Sì, di socialismo in America! Vogliamo non farlo noi in Europa, culla della socialdemocrazia?
Davvero dobbiamo dismettere la bandiera del socialismo e affidarci alle idee di Denis Verdini?
No, è vero proprio il contrario. Quella nostra bandiera dobbiamo tornare a sollevarla e a sventolarla con più forza di prima.
Viva il socialismo!

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