giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Congresso Nazionale PSI Salerno – L’intervento di Tommaso Nannicini
Pubblicato il 18-04-2016


Tommaso Nannicini (Sintesi)

Nannicini

Mi piace definirmi socialista italiano perché mi ricorda un leader della seconda repubblica che si vantava di esser socialista europeo senza essere socialista in Italia, come se ci fosse qualcosa da vantarsi.  Il primo mio voto fu nel ‘92 lo diedi al Psi e votai per Giuliano Amato in Toscana. Sono quindi colpevole per scelta, una scelta fatta per convinzione e non per moda. L’Europa è assente dai processi di cambiamento. È stato smarrito lo spirito dei fondatori. C’è un senso di smarrimento che non si supera nella stanze chiuse, ma con un ritorno forte della politica nello scenario europeo. Nei partiti deve nascere un nuovo dibattito sull’Europa. Si dice che si deve avere una politica europea e un bilancio europeo unico, ma prima di arrivare a questo bisogna dimostrare che esiste una capacità di decisione unica.

Voglio ricordare qui la conferenza programmatica di Rimini. Penso che oggi bisognerebbe  ritrovare quello slancio e quelle idea. Cominciando togliersi dalla testa che per tornare alla crescita basterà aspettare che la crisi passi. Serve un grande sforzo di cambiamento, e questo è complicato. Dobbiamo spostare il lavoro e il capitale dai settori meno produttivi a quelli più produttivi. Dobbiamo sapere che dietro ogni app e ogni innovazione non ci sono solo novità e benefici, ma anche vecchi posti di lavoro che scompaiono. Ecco, queste sfide vanno affrontate. Lo Stato non dovrà frenare il cambiamento ma aiutare chi rimane indietro: la stella polare è portare avanti quelli che restano indietro lungo la strada del veloce cambiamento. Dobbiamo quindi rilanciare con forza quella alleanza tra merito e bisogno. Evitare gli errori delle seconda repubblica. Quando, quella persona di prima che si diceva socialista solo in Europa, fece la riforma degli ammortizzatori sociali, lo fece senza oneri per lo stato. Cosa impossibile. Le riforme costano. Infatti noi nel jobs act i fondi li abbiamo messi.

Chiudo con un suggerimento non richiesto: il prossimo anno saranno 35 anni  dalla conferenza di Rimini e mancherà un anno alle elezioni politiche. Troviamo un posto dove tutti i socialisti, iscritti e non, possano ritrovarsi per riprendere quei temi. Una occasione che può far meno al Paese ma anche ai socialisti italiani.


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