domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Consiglio di sicurezza dell’Onu, Renzi ci prova
Pubblicato il 22-04-2016


Matteo Renzi OnuNew York – 22 aprile – È con in testa ancora gli echi del referendum, ma con un occhio già proiettato verso la presidenza italiana del G7 e le prossime elezioni per il Consiglio di Sicurezza, che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha partecipato, in questi due giorni, alla cerimonia di firma degli accordi di Parigi sul cambiamento climatico, che si sta svolgendo alle Nazioni Unite a New York.

Di fronte ad un’Assemblea Generale al completo, infatti, il Presidente del Consiglio ha parlato del ruolo della politica che “finalmente” si dimostra in grado di dare un messaggio di speranza alle prossime generazioni. Un pensiero ribadito anche nella conferenza stampa di ieri mattina alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’ONU, dove ha definito i temi ambientali fra i grandi temi “che valgono l’impegno in politica”. L’Italia, tiene a sottolineare il Primo Ministro, ha già raggiunto tutti gli obiettivi del Millennio (previsti per il 2020) e si impegna a continuare su questa linea.

L’accordo, che per entrare in vigore dovrà essere ratificato da almeno 55 Paesi che complessivamente rappresentano il 55% delle emissioni mondiali di gas serra, si propone di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi all’anno (obiettivo 1,5 gradi) e, finalmente, comprende anche i Paesi con il più alto tasso di inquinamento mondiale, Cina, Stati Uniti e India. Per quanto riguarda le ratifiche dei Paesi europei, non dovrebbero esserci difficoltà, anche se i tempi tecnici delle 28 firme potrebbero essere lunghi.

Sul fronte italiano, Renzi si è detto determinato ad intensificare l’impegno del Governo sulle rinnovabili, dove l’Italia è già leader in molti campi, ponendo anche l’ambizioso obiettivo del 50% di energia pulita, a patto, però, che si esca “dal recinto dell’ambientalismo ideologico”.

Dopo le polemiche referendarie, infatti, Renzi ha tenuto a rassicurare sull’interesse del Governo per i temi della sostenibilità.

Renzi ha inoltre tenuto a interpretare i temi ambientali in una prospettiva più ampia che comprende la crisi dei migranti e, più in generale, i temi del Mediterraneo, ma anche la necessità di intensificare gli investimenti in Africa. Se l’Italia, infatti, non può essere autonoma energeticamente, anche per le scelte, a suo parere condivisibili, di proibire fracking e nucleare, è allora importante che a livello geopolitico, accanto alla tradizionale fornitura russa, si affianchi anche un altro “canale sud” di approvvigionamento, una posizione autonoma non necessariamente in linea con quella dell’Unione Europea. Anche per questo, oltre che in vista della presidenza italiana del G7 è importante intensificare l’impegno nella cooperazione internazionale, nel quale l’Italia è sempre stata in prima fila ma dove ora si trova in fondo alla classifica dei 7 “grandi”.

L’investimento in Africa, a livello sia economico che politico, è visto dal Governo Renzi come essenziale tanto per risolvere la crisi dei migranti quanto per una corretta implementazione degli accordi energetici. Nel ribadire questi punti, il Primo Ministro si prende un momento per ringraziare Jean-Claude Juncker per la sensibilità dimostrata con la sua lettera in cui ringrazia l’Italia per l’impegno sul “Migration Compact” e assicura che la crisi dei migranti verrà gestita a livello europeo.

Non solo ambiente, però, nei pensieri del Primo Ministro, che ha voluto sfruttare questa occasione per spingere sulla candidatura italiana al Consiglio di Sicurezza. Ci sono ancora un paio di mesi prima delle elezioni, previste per il 28 giugno, e Renzi ha approfittato della propria presenza a New York per una serie di bilaterali volte a convincere gli ultimi indecisi. La forte posizione dell’Italia sulla riforma del Consiglio di Sicurezza ne fa un candidato molto forte ma fa anche sì che non possa contare sull’appoggio di alcuni fra i Paesi più “amici”, come Giappone o Germania. Largo allora agli Stati insulari in via di sviluppo, il gruppo SIDS, che da soli valgono circa 40 voti, ma anche ad Argentina, Niger, Namibia e gruppo dell’America Latina.

Il seggio in Consiglio di Sicurezza è un tassello fondamentale della politica internazionale del Governo italiano e, sottolinea Renzi, sarebbe il riconoscimento delle importanti lotte portate avanti in questi anni sui temi dei diritti delle donne, l’impegno nel peacekeeping e nella cooperazione, nella posizione dei temi del Mediterraneo, nella battaglia contro la pena di morte e nell’impegno per la riforma del Consiglio di Sicurezza stesso.

Obiettivi ambiziosi ma concreti, che l’Italia si impegna a raggiungere a breve, insieme all’intensificarsi dell’impegno per una maggiore protezione ambientale.

Costanza Sciubba Caniglia

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