venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cresce l’influenza di Verdini sulla maggioranza
Pubblicato il 29-04-2016


Renzi Verdini

Roma come laboratorio politico per le future alleanze o per nuove maggioranze a livello nazionale? Difficile da dirsi, l’unica certezza è che quanto successo nella capitale sta scuotendo fortemente il centro destra e di conseguenza il centro sinistra non resta a guardare. Venerdì il Pd ha incontrato a Roma, alla Camera, il gruppo di Ala. Quello dei verdiniani. “Oggi non abbiamo parlato dei singoli provvedimenti – ha assicurato Verdini – quindi, non abbiamo discusso di prescrizione. Se volete un mio giudizio sul tema – ha aggiunto – dico che hanno ragione tutti. Ha ragione chi vuole la prescrizione lunga e chi vuole un processo breve. Si mettano d’accordo. Non si può essere sotto processo tutta una vita, non si può far cadere reati in prescrizione, ma ci dovrebbe essere una riflessione. Le responsabilità sono di molti, non soltanto dei termini di prescrizione. Dipende anche da come funziona la giustizia, ci sono tante cose. Ma siccome io sono un imputato, non posso parlare di giustizia, mi difendo nei Tribunali”.

Ma è proprio Denis, a fine riunione, a spiegare il senso dell’incontro: “Fino ad ora ancora non c’era stato un incontro tra i gruppi dei due partiti. Abbiamo deciso il metodo, una concertazione, per andare avanti nella legislatura”. A proposito di metodo, prosegue: “Serve dialogo perché altrimenti ci troviamo in difficoltà. Il nostro gruppo è nato per sostenere le riforme e ha votato a favore anche di altri provvedimenti: vorremmo conoscere prima i provvedimenti che vengono in Aula”. Richiesta accolta dai vertici del Pd. Dice Ettore Rosato: “Sui provvedimenti importanti ci saranno consultazioni anche con loro. Su questo per noi non ci sono problemi. Del resto compito di una maggioranza è cercare sempre più voti”.

Dalla minoranza il senatore PD, Federico Fornaro parla di clamoroso autogoal. “L’incontro ufficiale con Verdini e il suo gruppo in cui è stata decisa una consultazione permanente tra il PD e ALA sui prossimi passaggi parlamentari rappresenta un clamoroso autogoal, oltre a essere un errore politico. A poco più di un mese dalle elezioni amministrative nelle grandi città, rilanciare pubblicamente il dialogo con Verdini significa magari guadagnare qualche voto per le comunali di Napoli ma perderne alla grande nel resto d’Italia.
Come dicevano un tempo gli esperti delle campagne elettorali: bisogna stare attenti perché a volte per conquistare qualche voto al minuto si rischia di perderli all’ingrosso”.

Ma un certo imbarazzo in casa Dem c’è, proprio a seguito delle richieste di alcuni senatori verdiniani – specie campani – di un vero accordo politico con il Pd, anche in vista delle amministrative. Uno scenario che ha fatto insorgere la minoranza del Pd mentre M5s afferma di considerare il gruppo di Denis Verdini già nella maggioranza. Insomma finora i verdiniani hanno votato molti provvedimenti della maggioranza, ma ora vogliono partecipare agli incontri in cui si valutano insieme gli emendamenti e le leggi da votare. Quando era ancora vivo il Patto del Nazareno e si votava in commissione alla Camera il ddl Renzi-Boschi per Forza Italia agli incontri partecipava Massimo Parisi, verdiniano ora in Ala. Il modello che i verdiniani propongono ora al Pd sembra essere quello.

Una giornata convulsa in cui Renzi ha parlato anche di legge elettorale. “Di fronte a un centrodestra frastagliato e mobile, di fronte allo ‘spettro’ della stallo spagnolo con il ritorno alle urne per la seconda volta in pochi mesi”, Matteo Renzi ribadisce la sua ‘professione di fede’. E assicura che le elezioni politiche arriveranno nel febbraio 2018 a fare chiarezza dopo gli anni delle larghe intese parlamentari, grazie alla “rivoluzione spaziale” dell’Italicum, che “darà all’Italia un vincitore”. Un messaggio rassicurante per gli elettori Dem, alla vigilia di appuntamenti importanti: il progetto non è un “grande polo di centro” con dentro tutti. Ma anche, sostengono fonti parlamentari, un modo per avvertire chi – minoranza Pd da un lato e verdiniani dall’altro – fa pressione perché quella legge elettorale cambi. Ma l’Italicum, affermano i renziani, farà chiarezza: il Pd correrà da solo (senza, assicurano, né Ncd né Ala) e da solo potrà vincere, “sconfiggendo i populismi”. Uno scenario che ricorda quanto successo nel 2006. Anche se con condizioni del tutto diverse: diversa le legge elettorale, diversi i protagonisti, ma la stessa strategia. Quella dell’autosufficienza, con cui Veltroni perse le elezioni e azzoppò il centrosinistra.

Ginevra Matiz

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