lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Crescita ancora deludente.
Salgono tasse sui salari
Pubblicato il 12-04-2016


Crescita-economica

La crescita mondiale continua a deludere. E con essa anche quella italiana. Il capo economista del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, presentato il rapporto ha detto che essa è “troppo bassa troppo a lungo”, e procede a un ritmo “deludente”. Le stime sono state limate al ribasso per l’ennesima volta. La settimana scorsa a Francoforte, il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, aveva sollecitato una forte risposta di politica economica da parte delle autorità e sottolineato i rischi crescenti. L’esame della situazione economica mondiale sarà il primo tema nell’agenda delle riunioni di primavera dell’Fmi e della Banca mondiale, oltre che del G-20, che raccoglie le grandi economie industriali e i principali Paesi emergenti, questa settimana a Washington.

Nelle previsioni del Fondo monetario il deficit italiano salirà quest’anno al 2,7% dal 2,6% del 2015. Lo stesso Fmi stima un calo del deficit all’1,6% nel 2017. Nel Def il deficit è stimato al 2,3% nel 2016 e all’1,8% nel 2017. Il debito italiano è destinato a salire nel 2016 al 133,0% del Pil, dal 132,6% del 2015. Il debito calerà al 131,7% nel 2017, per attestarsi al 121,6% nel 2021. Il debito nel Def è stimato in calo al 132,4% nel 2016 per poi scendere ancora al 130,9% nel 2017.

Per quanto riguarda la disoccupazione italiana, questa dovrebbe passare dall’11,9% del 2015, all’11,4% nel 2016 per poi scendere ulteriormente al 10,9% nel 2017. Anche per la crescita le previsioni sono meno ottimistiche rispetto a qualche mese fa. La crescita dell’Italia infatti non decolla: secondo le stime del World Economic Outlook del Fmi il pil italiano si attesterà a +0,8% nel 2021, ai livelli del 2015, il tasso più basso fra le economie dell’Eurozona. Persino la Grecia è stimata nel 2021 crescere dell’1,5% mentre fra le grandi, solo il Giappone dovrebbe fare peggio con un Pil in aumento solo dello 0,7%.

In sintesi la crescita italiana accelera rispetto al 2015 ma è più debole delle attese. Il Fmi rivede al ribasso le stime sul pil del Belpaese all’1,0% nel 2016, ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto a gennaio, e al +1,1% nel 2017 (-0,1 punti). Un rallentamento in linea con quello dell’area euro e delle maggiori economie.

Altra nota dolente è quella sul cuneo fiscale che in Italia è salito dello 0,76% tra il 2014 e il 2015, attestandosi al 48,96% per un lavoratore medio single senza figli. E’ quanto si legge nel rapporto ‘Taxing Wages’ dell’Ocse. Si tratta del quinto cuneo fiscale più alto tra i 34 paesi dell’area Ocse, dopo il Belgio (55,3%, -0,28%), l’Austria (49,5%, +0,09%), la Germania (49,4%, +0,18%) e l’Ungheria (49,03%, nessuna variazione). Italia e Ungheria nella tabella Ocse risultano entrambi a 49 punti, ma in realtà, come precisano fonti interne dell’organizzazione di Parigi, si tratta di un arrotondamento, la vera classifica vede l’Ungheria al quarto posto con il 49,03% e l’Italia subito dietro con il 48,96%. In fondo alla classifica troviamo il Cile, con un cuneo fiscale invariato al 7%.

La media dell’area Ocse è invariata al 35,7%, dopo un rialzo complessivo dello 0,9% tra il 2010 e il 2014 e un calo dal 36% al 35% tra 2007 e il 2010. L’Italia, insieme a Austria, Belgio, Francia, Germania e Ungheria è tra i paesi con un cuneo fiscale tra i più alti, intorno al 50%, inoltre l’incremento dello 0,76% dell’Italia è anch’esso tra i più alti tra i paesi Ocse, insieme a quello di Australia (+0,69%) Lussemburgo (+0,64%), Israele (+0,49%) e Portogallo (+0,86%). Il rapporto Ocse indaga su quanto pesano le tasse sulle famiglie. Nel caso di una famiglia con due figli il cuneo fiscale in Italia cresce dello 0,93% e si attesta aln 39,9%, dietro la Francia (40,5%, -0,04%) e il Belgio (40,4%, -0,22%). All’ultimo posto c’è la Nuova Zelanda al 4,9%.

Redazione Avanti!

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