sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Def. Padoan rivede il Pil al ribasso
Pubblicato il 08-04-2016


pier-carlo-padoan-800--2-Il Def arriva al consiglio dei ministri con numeri in ribasso rispetto a quelli annunciati in precedenza. Infatti si legge che nel 2016 il Pil italiano si attesterà all’1,2% (contro la precedente stima di +1,6%), per poi accelerare negli anni successivi. Il Pil reale è previsto in crescita dell’1,4% nel 2017, dell’1,5% nel 2018 ed infine dell’1,4% nel 2019. Stesso discorso per il debito pubblico che scenderà ma meno rispetto alle precedenti indicazioni. Nel Def infatti si legge che scenderà nel 2016 al 132,4% dal 132,7% del Pil del 2015 mentre nella nota di aggiornamento di settembre la discesa prevista era più marcata e indicava un rapporto del 131,4%. E proprio per accelerare il percorso di contenumento del debito, reso più difficile dal macigno della deflazione, dovrebbe ritrovare slancio il programma di privatizzazioni.

“L’inversione della dinamica del debito – si legge nella premessa del Documento firmata da Pier Carlo Padoan – è un obiettivo strategico del governo”. Nel 2016 il rapporto deficit Pil scenderà dal 2,6% al 2,3%. Il deficit 2016 era stimato nella legge di stabilità al 2,4% ed è oggetto della discussione sulla flessibilità dei conti a Bruxelles. Fissando l’asticella al 2,4%, la richiesta di partenza dell’Italia in Europa era quella di poter ottenere il massimo consentito sulla clausola delle riforme (0,5%), parte di quanto possibile su quella degli investimenti (0,3%) e un ulteriore 0,2% per i rifugiati, emergenza che – per Roma – rientrerebbe nelle circostanze eccezionali. Per il 2017 la Nota di aggiornamento di settembre prevedeva un rapporto deficit-Pil all’1,1%, ora rivisto al rialzo all’1,8%. “La strategia di riforma – ha detto ancora Padoan – continuerà a essere accompagnata e sostenuta da una politica di bilancio volta al consolidamento strutturale delle finanze pubbliche e alla riduzione del debito; nuove azioni di stimolo, tra cui l’ulteriore riduzione della pressione fiscale e l’aumento progressivo degli investimenti pubblici, permetteranno di sostenere il rafforzamento della ripresa in una fase di notevole incertezza economica a livello”.

Per quest’anno, un punto di incontro con la Commissione Ue si trova con un deficit al 2,3% del Prodotto, ovvero a metà tra il 2,2% indicato in autunno e il 2,4% che si raggiungerebbe occupando tutto lo spazio legato alla ormai famosa “clausola di flessibilità” per i migranti (0,2 punti di Pil, circa 3 miliardi).

A contribuire alla revisione, una previsione di crescita del PIL reale che, nella seconda metà del 2015, è risultata inferiore alle attese. L’andamento positivo della domanda interna è stato più che compensato, dapprima da un calo dell’export legato al rallentamento delle grandi economie emergenti, e in seguito, nel quarto trimestre, da un calo della produzione. La debolezza dal lato dell’offerta è, con buona probabilità, da legare anche al mutato contesto internazionale. La crescita del PIL reale nel 2017-2019 è attesa più elevata, pur tenendo conto di una politica fiscale ancora tesa al raggiungimento del pareggio di bilancio nel medio periodo, ma più focalizzata sulla promozione dell’attività economica e dell’occupazione. In particolare, il PIL reale è previsto in crescita dell’1,4 percento nel 2017, dell’1,5 percento nel 2018 ed infine dell’1,4 percento nel 2019.

Nella bozza del Def si quantifica anche l’impatto che le riforme avranno negli anni futuri: rispetto allo scenario di base, pari al 2,2 per cento nel 2020 e al 3,4 per cento nel 2025. Nel lungo periodo l’effetto stimato sul prodotto è pari all’ 8,2 per cento. “Lo sforzo di riforma dell’Italia negli ultimi due anni – si legge nella bozza – è stato ambizioso, ampio e profondo”. “I risultati conseguiti in un breve lasso di tempo sono assai significativi, come riconosciuto anche dalla Commissione Europea nel Country Report 2016”. Resta ancora molto da fare, anche per via dell’ampiezza dello sforzo intrapreso. “E’ infatti necessario – si aggiunge – alimentare la ripresa economica sia con politiche di stimolo macroeconomico che attraverso riforme strutturali che rafforzino la crescita potenziale”.

Per quanto riguarda l’Eurozona, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, nella premessa al Def, afferma che questa “resta caratterizzata da un’ineguale distribuzione della crescita e dell’occupazione che la espone periodicamente a shock, con seri rischi per la sostenibilità del progetto europeo alle diverse economie”. Inoltre “l’insoddisfacente processo di convergenza – anche nei comparti in cui l’integrazione sta procedendo con maggiore decisione, ad esempio nel settore bancario e della finanza – perpetua la segmentazione dell’area, ostacolando il necessario percorso di riforma strutturale delle diverse economie”, aggiunge Padoan nella premessa.

Nella bozza si parla anche di un superbonus per chi trasforma tirocini in assunzioni e di incentivi per le imprese fino a 12mila euro. L’incentivo è previsto per i datori di lavoro che assumono con un contratto a tempo indeterminato un giovane tra i 16 e i 29 anni che abbia svolto o stia svolgendo un tirocinio extracurricolare nell’ambito della Garanzia Giovani. L`importo è raddoppiato rispetto al normale bonus: da un minimo di 3mila a un massimo di 12mila euro erogati in dodici quote mensili di pari importo. Altro punto è il Social act, recentemente presentato dal Governo e al vaglio del Parlamento, con il quale il Governo ha investito un miliardo di euro aggiuntivo l`anno a decorrere dal 2017. Queste risorse consentiranno di introdurre una misura che copra più della metà della famiglie povere con figli minori. Il disegno di lotta alla povertà coinvolgerà tutti gli attori sociali, a partire dalle organizzazioni del terzo settore e del privato sociale.

Redazione Avanti!

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