martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Def, sì della Camera alla risoluzione di maggioranza
Pubblicato il 27-04-2016


Padoan-crescita Italia

Sì dell’Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sul Def. I voti a favore sono stati 351, 184 i contrari, un astenuto. Poco prima l’Aula aveva approvato, a maggioranza qualificata, la risoluzione di maggioranza che autorizza il rinvio al 2019 del pareggio di bilancio. I sì sono stati 353, 175 i no, un deputato si è astenuto. Il Documento di economia e finanza 2016 è da questa mattina anche all’esame del Senato.

Flessibilità in uscita per la pensione, anche con interventi ‘mirati’ ad alcune categorie. È quella che chiede la maggioranza nella risoluzione al Def in cui si invita il governo “ad adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità” per la pensione, ”anche con la previsione di ragionevoli penalizzazioni, nonché interventi, anche selettivi, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti”.

Tra i punti qualificanti quello di proseguire con la spending review ma facendo attenzione a non intaccare i servizi, in particolare in sanità. Nel testo si chiede, tra l’altro, di ”accentuare l’azione selettiva” nella revisione della spesa, ”dando priorità agli interventi su beni e servizi intermedi e sulle società partecipate”. Ma si chiede anche che in ambito sanitario si assicuri come ”l’azione di spending review sia condotta attraverso recuperi di efficienza senza riduzione dei servizi”

Il documento, inoltre, sollecita la sterilizzazione, con la prossima manovra di bilancio, delle clausole di salvaguardia per un ammontare pari a circa lo 0,9% del Pil. Decisione da compensare, si legge nella risoluzione, mediante “l’utilizzo degli spazi di flessibilità e attraverso un mix di interventi di revisione della spesa pubblica, ivi incluse le spese fiscali, con esclusione di quelle riguardanti il lavoro e la famiglia, nonché di quelle relative alle ristrutturazioni edilizie e alle riqualificazioni energetiche, che vanno invece rafforzate”. L’esecutivo viene inoltre chiamato ad adottare “strumenti che accrescano la fedeltà fiscale e riducano i margini di evasione ed elusione a partire da quella relativa all’iva anche attraverso forti incentivi alla fatturazione elettronica tra privati”.

Con la risoluzione si invita quindi il governo “ad aprire un confronto con la commissione europea finalizzato a rivedere la metodologia di stima e l’orizzonte temporale degli scenari previsionali del Pil potenziale”. Il sistema attuale, si legge nel documento all’esame dell’assemblea, “produce risultati inadeguati a cogliere il contesto economico europeo con implicazioni di politica di bilancio eccessivamente restrittive per l’Italia così come per l’eurozona nel suo complesso”. L’esecutivo deve anche “proseguire l’azione di rilancio delle aree sottoutilizzate, in particolare nel Mezzogiorno. Al riguardo viene sollecitata la tempestiva comunicazione degli esiti della ricognizione delle risorse del fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie già destinate agli interventi del piano di azione coesione , previsti dalla legge di stabilità per il 2016, al fine di prorogare l’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni del mezzogiorno, assicurando una maggiorazione della decontribuzione in caso di assunzione di donne”.

Il gruppo socialista voterà a favore della risoluzione. Lo ha affermato in Aula Pia Locatelli, Presidente del gruppo del Psi. Lo farà per due ragioni. “La prima – ha detto nella dichiarazione di voto – per consentire lo slittamento di un anno del pareggio di bilancio misura indispensabile per non scoraggiare la timida crescita prevista, e la seconda che allevia in parte le nostre preoccupazioni soprattutto sul fronte pensioni. Un atto dovuto, dopo l’allarme lanciato dal presidente dell’Inps Tito Boeri sul rischio che la generazione dei nati nell’80 debba lavorare fino a 76 anni, che invita il governo a introdurre elementi di flessibilità, anche con ragionevoli penalizzazioni, per quanto riguarda i lavori usuranti, per coloro che hanno perso il lavoro e, aggiungo io, per le donne”.

Dalla minoranza del Pd è intervenuto Federico Fornaro: “Dobbiamo prendere maggiore consapevolezza – ha detto – della straordinaria emergenza lavoro nel nostro Paese. Nel 2008, nel primo anno di crisi, eravamo al 6,7 per cento di tasso di disoccupazione, mentre oggi siamo all’11,9 per cento e nel 2019, secondo il DEF, arriveremo al 9,9 per cento, un terzo in più rispetto all’inizio della crisi. Con il jobs act sono state messe risorse straordinarie ed irripetibili per favorire nuove assunzioni. I risultati del 2015 sono positivi, ma certamente non altrettanto straordinari: 0,8 per cento in meno di disoccupazione. E i risultati negativi del primo trimestre 2016 dimostrano il ruolo trainante svolto l’anno scorso dalla decontribuzione e non certo dall’abolizione dell’articolo 18 per i contratti a tempo indeterminato a tutela crescente”.

Redazione Avanti!

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