venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dopo il congresso. Secondo obiettivo: unire socialisti e liberali
Pubblicato il 22-04-2016


Della unità dei socialisti e delle forme che potrebbe prendere la nostra proposta ho gia scritto. Ma la sola unità dei socialisti italiani, che potrebbe anche disegnare una ben più larga dimensione se anche il Pd vorrà assumere, come al congresso ha auspicato lo stesso Nannicini, una chiara identità socialista italiana, e che, nel contempo, non può rivolgersi esclusivamente ai socialisti che venti e più anni fa erano nel Psi, ma a tutti con una proposta di programma e di azione politica chiara e originale, non può bastare. Serve una più ampia unità. E questa va ricercata nel mondo laico, liberale, ambientalista.

Vediamo come e con chi. Il radicale Maurizio Turco ci ha richiamato a una sorta di calendario di iniziative comuni. Queste non possono certo esaurirsi nella pur opportuna e meritata proposta di chiedere al presidente della Repubblica di nominare Pannella senatore a vita. Noi abbiamo, con l’arcipelago radicale e col mondo liberale, una serie di obiettivi che ci accomunano. Mettiamoli in fila: una lotta anche dura e intransigente sullostato di diritto e la difesa del pluralismo negli organi di informazione che non approfondisco tanto è evidente, la lotta a ogni integralismo religioso e la difesa della nostra civiltà liberale oggi in pericolo. Poi la riforma della giustizia con separazione delle carriere e doppio Csm sulla scorta della proposta di legge della Rosa nel pugno firmata anche da me.

Non da ultime tutte le battglie di libertà della persona, tra le quali la revisione della legge sulle unioni civili aggiungendovi la stepchild adoption, una legge europea sul fine vita, la legge sulla fecondazione eterologa, l’amnistia per i reati minori, la lotta contro il degrado delle carceri italiane, quella contro le dittature nel mondo, non solo per il caso Regeni, ma per tutti i casi Regeni del pianeta. I club Fortuna che vorremmo mettere in campo possono configurarsi come lo strumento delle azioni comuni, radicali, socialiste, libertarie e liberali.

Esiste poi un mondo ambientalista che non ha più un’espressione politica dai tempi di Pecoraro Scanio. Ora io penso che l’ambientalismo riformista debba sgrossarsi di un ideologismo che lo danneggia. Il discorso sulla gestione dell’acqua solo pubblica o il referendum sulle trivelle mi paiono errori di fronte alle grandi risposte che dobbiamo ai fenomeni di crisi mondiale. Sul clima e la necessaria ricoversione industriale, su quella elettrica degli automezzi, sulle energie alternative, su questo e su altro si potrebbero studiare e individiare strategie comuni.

Noi lanciamo anche tre messaggi di fondo sui temi economici che più stanno a cuore ai cittadini. Il primo è relativo alla necessità di superare, come ha ammesso il socialdemocratico tedesco Martin Schultz, la politica del rigore e, aggiungo, dei vincoli. Anche Prodi ammette che con il tasso di sviluppo attuale non si risolverà nei prossimi anni il dramma della disoccupazione. Occorre più coraggio anche da parte del governo italiano, che è già orientato in questa direzione. Il secondo riguarda la democrazia industriale e noi continuiamo ad avanzare la proposta di cogestione sul modello tedesco, la terza si riferisce alla detassazione del lavoro per i giovani che dovremo approfondire. Una necessità è la riforma dell’Italicum. Il premio va dato alla coalizione e non alla lista. La nostra proposta di legge è gia stata presentata al Senato. Mi pare un po’ la madre, questa, delle nostre battaglie, se vogliamo essere presenti.

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Commenti all'articolo
  1. Non sono per niente daccordo sulle privatizzazioni. Non dovrebbe più passare questo folle concetto che il privato è efficienza ed è meglio rispetto al pubblico. Fino a quando in questo Paese ci saranno degli imbroglioni ed approfittatori a gestire qualunque cosa, i risultati saranno nefasti sia nel pubblico che nel privato. Anche le aziende private “rubano” ed approfittano grazie molto spesso alla complicità di amministratori corrotti. Prima di pensare ad ulteriori privatizzazioni, come si pensa di fare per la gestione dell’acqua, passandola dal pubblico al privato, dovremmo ripulire il Paese dalla miriade di amministratori e dirigenti che sono capaci di fare business approfittando di ogni bene pubblico del Paese. L’acqua è un bene primario e come tale riterrei opportuno rimanesse nella gestione pubblica. Se poi la gestione pubblica non risultasse essere efficiente, si può pensare ad una riorganizzazione di tutto il sistema, mettendo ad un angolo dirigenti che non sanno gestire ma sono a lavoro solo per proprio tornaconto.

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