martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fuoco Amico. La serie Tv tra terrorismo e missioni umanitarie
Pubblicato il 01-04-2016


Fuoco-Amico-Personaggi-Bova-e-Montaner

I protagonisti Raul Bova e Megan Montaner

Una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, come un kamikaze della giustizia che rivendica la verità sulla sua storia personale. Con questo scenario si apre “Fuoco Amico – TF45 – eroe per amore”, per la regia di Beniamino Catena e Riccardo Mosca. Nuova fiction di Canale Cinque in cui il comandante Enea De Santis (Raoul Bova) indaga sulla morte di suo padre Romeo (Ugo Paglia), su cui gli hanno sempre mentito, dicendogli che ad ucciderlo erano stati i talebani e non occidentali come lui. Informazioni riservate e segrete, che avvolgono di mistero un caso più grande di lui e lo mettono in serio pericolo. Finirà addirittura per subire un attentato che lo metterà nel mirino dei media che lo attaccheranno chiedendosi se sia un complice terrorista o un traditore. Però lui ormai non teme più nulla. Sa già che ormai è catapultato all’inferno, ma aspetta solo di vedere chi arriverà.
Del resto la stessa atmosfera di tensione è mantenuta nel finale, in cui si lasciano intravedere altre rivendicazioni nei suoi confronti.
Tuttavia Enea è consapevole di non avere altra scelta: non vuole essere ricordato come un traditore e soprattutto è conscio che solamente quando avrà pagato i conti con il suo passato sarà libero di vivere la sua storia d’amore con Samira (Megan Montaner), la giovane di cui è innamorato. E nel titolo ci sono già i due elementi cardine: quello romantico e quello più ‘bellico’, eroe e amore, ma anche fuoco quello delle fiamme di un’esplosione o della passione che si accende tra i due, quello amico appunto dai connotati più positivi.
Fuoco e amico sono due termini contrastanti, messi vicino in un ossimoro quasi che associa poli opposti perché, in fondo, si vive come in una dimensione sospesa, in cui è difficile individuare di chi potersi fidare. Sospetti cadono persino sul nuovo ragazzo della sorella di Enea, Giulia.
Quest’ultimo è un neo Ultimo, sceso agli inferi in un Afghanistan dove si scatena una tempesta di sabbia (anche metaforica ed emotiva). Qui il terrorismo non è l’unica minaccia, ma talebani, associazioni umanitarie come ‘Recovery’, ospedali da campo, Task Force convivono in questo mondo contrastato ed eternamente in conflitto, dove tutti fanno il doppio gioco. Come in un Limbo, per citare il film con Kasia Smutniak ed Adriano Giannini che ha una trama simile alla base.
Non mancano i cliché: nella sua squadra Enea ha un giovane da sostenere e rassicurare, che ha paura di morire e con la compagna incinta a casa. Poi gli ideali di base di libertà che accomunano ambo le parti: siamo tutti sulla stessa barca dice De Santis. A differenza di Ultimo e della sua squadra antimafia, però, c’è un tono più realistico e meno poliziesco. Gli afgani come i talebani stessi sembrano venir riabilitati: sono gli occidentali i colpevoli di soprusi e i primi non sono diversi, ma simili ai secondi. Se in apertura De Santis salva un bambino innocente (cosa comune nella storia di tutte le missioni umanitarie) e una donna che minaccia di uccidere se non verrà lasciata libera, la libertà che chiede non è diversa da quella che lui vuole per sé. Non c’è retorica però. Tutto è verosimile. La strada di De Santis sarà unita a quella di Gemini (nuovo Osama Bin Laden): un mujaheddin passato al controspionaggio e dedito al riciclo di denaro sporco, pronto a vendersi al miglior offerente. Una neo Al Qaeda ha nuovi mezzi, nuovi fini e nuovi strumenti. Scomparso tre anni prima dove c’era il campo profughi del padre di Enea. Innocenti e carnefici si (con)fondono alla stessa maniera di un criminale con un uomo d’affari. La via dell’oppio diventa l’unica ancora di salvezza.
Questa nuova serie Tv si muove su questo doppio binario: fuoco amico, che scalda o brucia? Chi sono i traditori e chi i traditi? Del resto non stupisce se negli ospedali dove si dovrebbe curare, vengono rubati farmaci indisturbati e se un paziente ‘speciale’ è (ri)cercato: perché sa troppo?
Storie di uomini e donne coraggio, come Enea e Samira; ma soprattutto anche come Romeo De Santis, che sebbene non sia il protagonista della vicenda è il motore di tutta la storia, cosa abbastanza insolita e inedita. Bravi gli attori principali impegnati in un’interpretazione sobria, tenue e moderata. Nel cast anche Romina Mondello.
Una fiction non particolarmente fantastica dal punto di vista delle immagini, ma ben costruita, con una sceneggiatura che ben intreccia la trama aggiungendone a poco a poco i tasselli, incuriosendo e tenendo sospesi gli spettatori.

Barbara Conti

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