venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Giulio Regeni, il mukhabarat lo riteneva una spia
Pubblicato il 01-04-2016


Egitto polizia segretaSecondo Al-Akhbar, uno dei maggiori quotidiani egiziani, nell’“esaustivo dossier” – definizione del giornale cairota – che “una delegazione della sicurezza egiziana” consegnerà martedì al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, ci sono anche i risultati di indagini compiute da apparati egiziani sui numerosi incontri dal giovane ricercatore friulano con ambulanti e sindacalisti al Cairo. Le notizie anticipate da Al-Akhbar, vengono riferite a non meglio precisate ‘fonti della sicurezza’ che sarebbe come dire che lo stesso Governo ha lasciato trapelare le informazioni a uso e consumo dei media, soprattutto italiani, in vista del vertice romano tra gli investigatori egiziani e quelli italiani. Un passo obbligato dopo l’ultimatum che Roma ha inviato al Cairo come conseguneza dei due mesi di sostanziale silenzio, condito da diversi depistaggi, sulle indagini per scoprire gli autori del brutale assassinio di Giulio Regeni.

Nell’“esaustivo dossier” ci sarebbero “molti documenti e informazioni importanti” tra cui “foto” e “tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo al Cairo fino alla sua scomparsa”, ovvero “gli innumerevoli rapporti, i segreti dei suoi incontri con i lavoratori e i responsabili di alcuni sindacati sui quali conduceva ricerche e studi”. Nel dossier ci sarebbero “anche le deposizioni dettagliate dei suoi amici sugli spostamenti durante i suoi ultimi giorni al Cairo”, quelle “dei vicini dell’appartamento in cui viveva” nella capitale egiziana e “informazioni importanti” sulla banda di criminali uccisi al Cairo e che avevano rapinato “l’italiano David qualche mese fa”. La delegazione egiziana,inoltre, consegnera’ “gli effetti” personali di Regeni, tra cui il passaporto, trovati nell’abitazione della sorella del capobanda, preannunciano le fonti del giornale, senza fornire nuovi elementi su chi ne sarebbe stato in possesso prima del fratello della donna.Giulio Regeni

“Noi possiamo solo collaborare” ha commentato Giuseppe Pignatone intervistato dall’Espresso. “La concreta possibilità di indagare pienamente sull’omicidio di Giulio Regeni è delle autorità egiziane. Non abbiamo il diritto, per il rispetto della sovranità nazionale, di disporre intercettazioni in Egitto o altre attività giudiziarie”. “E il nostro team investigativo inviato al Cairo dopo la scoperta del corpo del giovane ricercatore, non può di propria iniziativa effettuare in un Paese straniero pedinamenti o indagini autonome. Noi possiamo offrire, come stiamo facendo, la nostra piena collaborazione a sviluppare meglio le indagini”. “Le indagini le devono, anzi, le possono fare solo gli egiziani”, ha ripetuto il procuratore capo di Roma, e ciò che stanno facendo i pm “è di offrire la nostra collaborazione trasmettendo una serie di elementi raccolti in Italia come l’autopsia effettuata nel nostro Paese con tecniche e mezzi all’avanguardia. Ma anche l’analisi del contenuto del computer, e la testimonianza di alcune persone che conoscevano Regeni”.

Sulla riunione fra gli investigatori egiziani e italiani che si svolgera’ a Roma il 5 aprile il procuratore dice: “Avra’ lo scopo di mettere insieme una serie di elementi raccolti per analizzarli. Vogliamo rendere costruttivo il confronto fra gli apparati investigativi italiani e quelli egiziani”.

Gli investigatori italiani hanno ripetutamente chiesto di acquisire i tabulati telefonici e il traffico di celle di una decina di persone, tra cui amici e conoscenti di Giulio Regeni per ricostruire gli spostamenti compiuti dal ricercatore italiano nei giorni precedenti la sua scomparsa.

Se martedì fosse confermata la sostanza delle indiscrezioni pubblicate dal giornale cairota, si avrebbe la conferma di una delle molteplici ipotesi circolate – quella che il giovane era stato scambiato per una spia – dopo il ritrovamento del cadavere e la scoperta che Regeni era stato barbaramente torturato prima di essere ucciso. Questo comporterebbe però una notevole dose di responsabilità implicita da parte delle autorità egiziane perché il giovane, tenuto sotto osservazione, difficilmente avrebbe potuto sfuggire al controllo dei servizi e tantomeno finire vittima di una banda di criminali qualunque. Forse questo vuol dire che al Cairo ci si prepara a far volare qualche straccio, scaricando la responsabilità su qualche agente del mukhabarat o di qualche unità paramilitare, che avrebbe – chissà – ‘male interpretato gli ordini’ o ‘agito di testa sua’.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento