domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Heidi. Una montagna di altruismo e dolcezza in una storia ancora attuale
Pubblicato il 16-04-2016


heidiIl cult Heidi è noto a tutti ed apprezzato per la sua profondità e per il senso di pace e tranquillità che trasmette. Le montagne dello sfondo su cui si muove la trama di certo favoriscono quest’atmosfera idilliaca. Le vicissitudini della piccola Heidi (diminutivo per Adelaide, nome ‘non cristiano’ ci si limita a dire) tornano al cinema con una rivisitazione fedele che permette di coglierne meglio sfumature più nascoste. Di certo è una storia di una bella amicizia: quella naturale e spontanea tra Heidi e Clara; ma anche tra Heidi e Peter. Tuttavia è pure una vicenda che permette di mostrare l’importanza dell’istruzione. Non è trascurabile, inoltre, la connotazione religiosa della trama. C’è poi il fuggire da una solitudine opprimente e alienante da parte di persone sole che si riconoscono simili. Quella di Heidi è quanto mai una storia corale in cui non c’è un protagonista assoluto, o meglio in cui non è solo lei al centro di tutto: ne è il motore, ma anche al contempo una co-protagonista. Di certo stupisce per la sua tenerezza, ma si tratta ugualmente della rappresentazione scenica del rispetto per le persone più mature, gli anziani.

Heidi è una bambina ‘dolce e dalla sensibilità straordinaria’, di un’intelligenza brillante e curiosa. La zia, non potendosene occupare dovendosi trasferire per lavoro a Francoforte, la affida alle cure del nonno: un po’ burbero e brusco, ma buono d’animo; sebbene tutti lo definiscano ‘un vecchio misantropo senza Dio’, accusato anche dalla gente di aver ucciso un uomo; ‘una testa dura’, che se ne infischia delle leggi. Per Heidi si prospetta l’orfanotrofio (all’epoca i bimbi erano quasi venduti come bestie da allevamento al mercato). Allora il nonno decide di fare il suo ‘dovere di buon cristiano’. Tra i due nasce un affetto e un legame sincero (Heidi è ‘robusta’ e ‘sana’ e non gli dà nessun tipo di problema). C’è subito in apertura l’opportunità di lanciare la lotta ai pregiudizi. Il nonno dice ad Heidi, quando gli chiede se sia colpevole o innocente e se abbia veramente assassinato come gira voce, lapidario: “alla gente piace dire cattiverie, tu devi decidere da sola se credere a ciò che vedi coi tuoi occhi e senti con le tue orecchie o a quello che sostengono gli altri”. È il punto focale della storia di Heidi: ogni discriminazione viene contrastata. Rispetto tra esseri umani, dei giovani per gli adulti, ma anche per gli animali. Per le caprette, altre protagoniste simpatiche della vicenda. Heidi non vuole assolutamente che Peter le picchi quando disobbediscono. In cambio gli darà sempre metà del suo pranzo tutti i giorni. Un gesto non da poco in un’epoca in cui nessuno avrebbe voluto mai avere ‘una bocca da sfamare in più’. Qui c’è il duplice gesto di generosità di Heidi e del nonno. Solidarietà e condivisione, altruismo e complicità, aiuto reciproco senza chiedere nulla in cambio.
Heidi, il nonno, Peter e Clara (la bambina malata con cui stringerà amicizia) sono anime speculari, persone sole che cercano affetto e si riconoscono nello stesso malessere interiore che hanno, un senso di vuoto dentro ognuno di loro, che cercano di colmare e di riempire ciascuno a suo modo: o dando attenzioni e gesti benevoli come Heidi e Clara; o con ritrosia, diffidenza e scontrosità, ma sempre benevole, alla maniera di Peter e del nonno di Heidi. Persone dall’animo buono, ma ferito, e lasciate sole troppo a lungo, che cercano la loro libertà d’espressione. Sono in cerca di una casa (anche metaforica) accogliente, di un posto sicuro dove sentirsi compresi, capiti, accettati, amati, al riparo, al sicuro, protetti: di un cuore, dunque, che sappia ascoltarli e con cui intendersi. Si sono sentiti per troppo tempo rifiutati, dei diversi. Ad accomunarli, il fatto che ognuno di loro ha i propri sogni, magari derisi dagli altri, ma pur sempre i loro.

A loro si aggiunge la figura speculare al nonno di Heidi: la nonna di Clara. Ella capisce subito che dietro la tristezza, la nostalgia e la malinconia che invade Heidi c’è l’esigenza di voler tornare a casa in montagna dal nonno, da Francoforte dove abita con Clara. “A volte i bambini hanno bisogno degli stimoli giusti per esprimere se stessi”, ma, verità ancora più significativa che esprime: “non è sempre bene credere a ciò che dicono gli altri”. Davvero pensieri d’avanguardia. Così come speculari sono Clara e Heidi, entrambe malate: la prima soprattutto fisicamente, l’altra più moralmente e psicologicamente.
Come l’aquila che si vede alzarsi in cielo, anche loro hanno bisogno di spiccare il volo, come al volo è da abbracciare e stringere una persona cara che ritorna. Non ci sono limiti né ostacoli che impediscano di mantenere in vita il legame forte tra due persone e tra due migliori amiche.
Inoltre, è un po’ la morale di ‘Heidi’: ‘se c’è qualcosa che ti rende felice, devi farla ad ogni costo’.
Togliersi un po’ di vino, pane, salame o formaggio per darlo all’altro, aiutarlo e sostenerlo, significa essere grandi e adulti maturi. Lo stesso vale per il nostro sapere e le nostre conoscenze.
Questo vuol dire saper camminare nella e attraverso la vita; è il vero miracolo della vita nella genuinità di una natura incontaminata.
Se il sogno della piccola Heidi è scrivere favole, questa ne è sicuramente la prima.

Barbara Conti

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