mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I cinque scogli di Renzi
Pubblicato il 28-04-2016


Da qui a ottobre, data del referendum costituzionale, trascorreranno sei mesi. In questo breve lasso di tempo Renzi dovrà superare cinque scogli. Cominciamo dall’ultimo, il quinto, che pare il più agevole. Difficile ipotizzare che al referendum prevalga la posizione conservatrice, che preferisce tenersi il bicameralismo perfetto rispetto a un nuovo meccanismo tutt’altro che perfetto, ma perfettibile. Ma il referendum sarà la tappa finale di un percorso accidentato che ne segnerà anche l’esito, visto che in Italia quasi mai si vota entrando nel merito dell’oggetto di voto, ma sempre ispirati dalle conseguenze politiche dell’esito referendario. Tanto più stavolta, visto che Renzi ha voluto far dipendere dal voto del referendum la sua permanenza a Palazzo Chigi.

Il primo scoglio del governo è costituito dall’andamento negativo della nostra economia. Non si può cantar vittoria per gli 0 virgola di aumento del Pil, che resta la metà della media dell’eurozona e che, anche se quest’anno dovesse superare l’1 per cento, non produrrà sensibili aumenti occupazionali. Quei pochi sono stati determinati dall’accoppiata Jobs act e detassazione delle nuove assunzioni. Ma hanno interessato più le fasce medie della popolazione che quelle giovani. Il problema di fondo sono i vincoli europei. O si riuscirà a crescere almeno del 2 per cento, grazie a un massiccio incremento delle opere pubbliche e a un nuovo alleggerimento fiscale per le imprese, o il governo rischia l’impopolarità. Ma la Merkel e soprattutto il rigorista Schaubble nonchè il già prevenuto governatore della Bundesbank Jens Weidmann (anche rispetto alla Bce dell’italiano Draghi) lo permetteranno?

Il secondo scoglio è rappresentato dalle elezioni comunali. Dato per perso Napoli, ma era già stato perso l’ultima volta, e vinto Bologna (se non succederà il finimondo) bisognerà attendere i risultati di Roma, Milano e Torino. Se Renzi dovesse perdere tutte e tre queste città sarebbe un’ecatombe. Difficile che al ballottaggio Fassino non riesca a prevalere a Torino, anche se al primo turno dovrà sopportare la presenza di una lista di sinistra capeggiata da Ariaudo. Molto difficile potere mantenere Roma, Renzi potrebbe accontentarsi di confermare Milano. Oggi però Sala e Parisi vengono dati alla pari. Il rischio di perdere ad un tempo a Napoli, Roma e Milano potrebbe creare un po’ troppi malumori anche nel suo partito dove gli avversari non attendono altro. Sognando la dèbacle…

Il terzo scoglio è rappresentato dalla guerra che la magistratura ha dichiarato al Pd renziano. Non si tratta solo di azioni pienamente legittime contro amministratori corrotti o collusi con ambienti criminali, almeno secondo i reati ipotizzati dagli inquirenti. Si tratta di un conflitto politico, il cui più evidente segnale é costituito dall’elezione di Davigo al vertice dell’Anm. A poco servirà il decreto sull’allungamento della prescrizione, che è anche sbagliato perché semmai bisognerebbe accorciare e velocizzare i processi. Ormai è chiaro che gli effetti di questa guerra sono il rafforzamento dell’asse Cinque stelle-Lega, sia pur da posizioni diverse (ma neanche tanto). Quanto potrà reggere Renzi a questo assedio?

Il quarto scoglio deriverà dalle conseguenze dell’intervento militare in Libia, che sia ben chiaro, appare inevitabile se il governo Serraj si consoliderà come governo nazionale superando le diffidenze e le ostilità di Tobruk e del generale Haftar, probabilmente appoggiato dall’Egitto di Al Sisi. Si tratta di spostare militari italiani, non solo italiani, a difesa dei pozzi petroliferi attaccati dall’Isis. Dunque di posizionarli in occasione di prevedibili azioni di guerra. Quando arriveranno i primi morti, coi soliti pacifisti e donne in nero e vari amici di Emergency in piazza, ce la farà Renzi a tenere? Dubito che sarà un gioco da ragazzi. Farebbe per questo cosa saggia a spostare la Pinotti allo sviluppo economico e Gentiloni alla difesa e a dotarsi di un ministro degli esteri coi cosiddetti. Avrei un nome da consigliargli. Dubito che lo gradirebbe.

Dal caso Regeni a quello dei due marò qualcosa di concreto poi il governo italiano dovrebbe portare a casa. Le imminenti nomine nei servizi segreti italiani e ai vertici militari potrebbero produrre una svolta. Intanto i cinque ostacoli in sei mesi sono stati fissati. E questo avviene mentre in Europa gli austriaci reagiscono al nuovo populismo di Hofer, l’uomo con la pistola, erigendo simil muri al Brennero e ovunque proliferano tendenze di destra alla Salvini e alla Le Pen. E proprio mentre negli Usa il miliardario repubblicano oltranzista Trump produce tremori e timori all’apparato democratico della Clinton. E la vittoria di Trump sarebbe un altro scoglio, forse anche più impervio, perché l’election day conta più delle comunali italiane. Anche in Italia…

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Commenti all'articolo
  1. Il primo scoglio è un continente: Renzi non ha alcuna politica economica, il jobs act è una goccia nel mare della crisi, i punti del libriccino-guida di Gutgeld (“Come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi”) sono praticamente esauriti senza alcun costrutto.
    Il secondo non conta niente. Se perde, troverà certo il pretesto per giustificare il risultato e se, per caso, vincesse se ne farebbe vanagloria.
    Il terzo affonda le radici nella “folle corsa” renziana, che non ha inciso su niente, mentre i nodi sono restati.
    Il quarto sarebbe da ridere per come si comporta Renzi, se non fosse una tragica realtà. Dagli USA viene la notizia di quattromila soldati italiani in Libia (e lui smentisce); poi la seconda notizia di novecento uomini (e lui smentisce di nuovo).
    Per lui la guerra, come le catastrofi: non sono “glamour”.
    Il quinto è un intreccio di faccende terribilmente serie, dove non è facile toglierci le gambe.
    Auguri.

  2. Riguardo al primo dei cinque scogli, ossia il referendum costituzionale, può esservi anche chi lo “strumentalizza”, caricandolo essenzialmente di significato politico, ma c’è pure chi, autenticamente, considera il bicameralismo perfetto una garanzia, rispetto a “un nuovo meccanismo tutt’altro che perfetto, ma perfettibile”, perché, ormai sfiduciato, ritiene che rimarrà sempre imperfetto.

    Pensa, in buona sostanza, che il bicameralismo perfetto sia preferibile ad un sistema, legge elettorale inclusa, che “consegna” di fatto tutto il potere ad un solo partito, posto che con il premio di lista vengono meno anche i contrappesi e bilanciamenti esercitabili all’interno di una coalizione.

    Il doppio passaggio del bicameralismo perfetto può effettivamente rallentare il percorso decisionale, ma qui si potrebbe forse ovviare, o compensare, rafforzando i poteri dell’Esecutivo, e introducendo la “sfiducia costruttiva” per dare al Governo maggiore stabilità.

    Paolo B. 05.05.2016

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