venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I diritti umani e i limiti della Realpolitik nella diplomazia
Pubblicato il 07-04-2016


Da sx: Guido Raimondi, Stavros Lambrinidis, Carmen Lasorella, Pia Locatelli, Enrico Calami, Fabrizio Cicchitto

Da sx: Guido Raimondi, Stavros Lambrinidis, Carmen Lasorella, Pia Locatelli, Enrico Calami, Fabrizio Cicchitto

Ricorre ancora la difficoltà dei governi, specie nelle relazioni internazionali, di far rispettare i diritti umani trovando un punto di equilibrio tra principi ideali e realpolitik. Un nodo che emerge con tutta la sua portata in questi giorni con il caso Regeni, proprio oggi c’è stato il vertice degli inquirenti egiziani venuti da Il Cairo con gli inquirenti italiani che indagano sulla scomparsa e la morte del ricercatore italiano. Si rincorrono voci su un probabile incontro tra la delegazione e la famiglia del giovane.
Oggi, 7 aprile, proprio per cercare di sbrogliare questo nodo il “Comitato permanente per i Diritti umani” ha promosso a palazzo Montecitorio il convegno “La sfida dei diritti umani nelle relazioni internazionali tra affermazioni di principio e limiti della Realpolitik”.
A presentare i lavori la giornalista Carmen Lasorella che ha evidenziato quanto sia attuale la questione dei diritti umani nei rapporti internazionali portando come esempio il caso di Regeni e sottolineando come proprio questo caso abbia messo in primo piano “l’importanza e il peso dell’opinione pubblica”.
Il Presidente della Commissione affari esteri e comunitari, Fabrizio Cicchitto, ha introdotto i lavori sostenendo che nella politica estera “purtroppo esiste questa tragica contraddizione tra la Realpolitik e i diritti umani fondati sul rispetto della persona”. “La contraddizione – precisa Cicchitto – è acutissima, ma il realismo è necessario, così come lo sono i valori”. E sul caso Regeni ha spiegato “questo nodo si riflette in una questione che ci esplode nelle mani”, aggiungendo: “Il nostro ministro Gentiloni ha spiegato che è per ragion di stato che bisogna battersi per i diritti umani”, perché “la difesa dei diritti umani rafforza lo Stato e non lo indebolisce”.
“La ragion di stato ci impone di proteggere e promuovere i diritti umani”, prosegue Pia Locatelli presidente del Comitato diritti umani.
“Il caso Regeni non è isolato. La fortissima repressione attuata dal Cairo ha cancellato ogni spazio di dissenso ed equiparato la critica pacifica al terrorismo. In queste condizioni, appare chiaro come la tutela dei diritti fondamentali diventi un elemento di realismo, perché in sua mancanza è la stessa architettura di sicurezza a vacillare”. Ha detto la deputata socialista. Sul caso egiziano in particolare la Locatelli si sofferma sostenendo: “Vero è che l’Occidente ha accettato di buon grado il regime autoritario di Al Sisi in quanto ‘secolare’: duro con gli islamisti, in particolare con i Fratelli Mussulmani, e rassicurante verso i cristiani. La fortissima repressione attuata dal Cairo ha cancellato ogni spazio di dissenso ed ha praticamente equiparato la critica pacifica al terrorismo. Io non posso dimenticare l’uccisione di Shaimaa El-Sabag el-Sabbagh, giovane attivista del partito ‘Alleanza Popolare Socialista’ egiziano, una poetessa che credeva nei valori della libertà e dello Stato laico. Certo la questione dei diritti umani non si limita ai fatti che la cronaca pone in evidenza”. Poi tornando alla questione iniziale, la deputata asserisce: “Nel provare a risolvere le questioni internazionali che ruotano attorno ai diritti umani, quale teoria delle relazioni internazionali ci può essere d’aiuto, l’idealismo o il realismo? Si potrebbe scorgere una contrapposizione tra l’imperativo etico dei principi e il limite realista degli interessi, ma forse non è inevitabilmente così”. E sottolinea successivamente: “Ma questo tipo di realismo, il realismo dell’origine non sempre si è confermato nella storia di questi decenni. Siamo stati testimoni di tante situazioni in cui il mantenimento dei buoni rapporti fra Paesi ci ha fatto chiudere gli occhi di fronte a gravi casi di violazioni dei diritti umani” e Locatelli cita il caso dei desaparecidos argentini.
Il Presidente della Corte europea per i diritti umani, Guido Raimondi, pone l’accento sull’importanza dei diritti umani e del rispetto di essi proprio perché “utili per proteggere la credibilità di un Paese” e pone come esempio proprio la Corte di Strasburgo nata per contribuire e aiutare i Paesi europei nel rispetto di questi diritti.
“I diritti umani fanno parte dello Stato di diritto, un valore sul quale è fondata l’Unione europea”, afferma Stavros Lambrinidis, rappresentante speciale dell’Unione europea per i diritti umani. “Il nostro scudo – prosegue Lambrinidis – è il rispetto del diritto internazionale” e aggiunge in riferimento ai flussi migratori: “Non possiamo avere stabilità senza diritti umani, l’instabilità è generata da questi conflitti” ed è questa “la vera Realpolitik” che possiamo avere.
Sul problema della sicurezza e del terrorismo invece aggiunge: “Come negli anni abbiamo generato uno sviluppo che deve essere sostenibile, anche la sicurezza può essere sostenibile”. E conclude: “dobbiamo essere coerenti e costanti quando si tratta di diritti umani”.
Tra gli interventi anche quello di Enrico Calamai, portavoce del comitato Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos, già Console d’Italia a Buenos Aires. Calamai ha posto l’accento sull’ipocrisia degli Stati occidentali quando si tratta di diritti umani: “Gli Stati occidentali li promuovono, ma poi si guardano bene dal rispettarli quando c’è la possibilità che ledano i loro interessi”. Il Portavoce del Comitato poi porta l’esempio dell’Argentina e di come gli Stati occidentali abbiano girato la testa dall’altra parte sui quei sanguinosi episodi. Poi sull’immigrazione e sull’atteggiamento italiano afferma: “Siamo arrivati al paradosso che l’Italia si affida al Processo di Khartoum, condannando al respingimento e quindi alla condanna a morte dei migranti”.

Maria Teresa Olivieri

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