mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roberto Buttura
I socialisti e il Carso
Pubblicato il 13-04-2016


Nell’ottobre scorso ho partecipato ad un viaggio sul Carso e a Caporetto organizzato dall’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea della mia città, Verona.

Non è stata la prima volta che ho visitato un teatro di guerra. In più occasioni sono anche stato, in pellegrinaggio mi verrebbe da dire, sull’Ortigara, dove mio padre diciottenne (era nato il 13 dicembre 1898), contadino, analfabeta, fu, per sua fortuna, ferito nel giugno 1917 da un cecchino imperiale, recuperato dai portaferiti e trasferito all’ospedale, finendo così dopo pochi giorni la guerra.

Sul Carso, o meglio sull’Isonzo (come le riporta la storiografia), le battaglie furono invece 12: la prima iniziò il 23 giugno 1915, l’ultima (detta anche di Caporetto) si concluse il 7 novembre 1917. Alcuni storici sostengono che ci furono centinaia di migliaia di morti, dispersi e feriti. Una carneficina.

Tra la seconda e la terza battaglia dell’Isonzo, per iniziativa dei socialisti italiani ed elvetici a Zimmerwald una località svizzera vicino a Berna si svolse dal 9 al 14 settembre 1915 (pochi mesi fa ne è corso il centenario) un incontro denominato “Prima conferenza internazionale socialista” che aveva lo scopo di promuovere una posizione comune dei socialisti nei confronti della guerra. Vi parteciparono delegati provenienti da 14 Paesi (neutrali, alleati e tedeschi). Fu un dibattito appassionato, che risentì (ma poteva non esserlo?) delle differenti visioni sia della guerra che della politica internazionale. Alla conferenza, tra gli altri, partecipò anche Lenin. La mozione da lui presentata “trasformare la guerra imperialista in guerra civile” non venne approvata, prevalse invece quella di orientamento pacifista sinteticamente espressa nel motto “né aderire né sabotare”.

A questa conferenza seguì l’anno dopo quella di Kienthal, sempre in Svizzera, a cui parteciparono delegati di 10 paesi, a dimostrazione delle lacerazioni interne al socialismo internazionale.

Nonostante ciò, la Conferenza di Zimmerwald, pur avendo fallito i suoi scopi, rimane ancora oggi un esempio di solidarietà internazionale ed è importante ricordarla perché mentre sui fronti, e non solo su quelli (basti ricordare le popolazioni sfollate), scorreva sangue, distruzione e morte, c’era chi alzava la voce contro la guerra (come aveva fatto anche Benedetto XV).

In questa prospettiva è stato realizzato a Caporetto (Kobarid) il Museo, che ricorda la grande Guerra e, anziché spiegarci le grandi strategie dei comandanti, onora le persone, militari e civili, terribilmente protagoniste dell’immane tragedia.

Roberto Buttura

il carso e caporetto 20#2178D33

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