martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Il cacciatore e la regina di ghiaccio”, storia di rabbia e amore… e magia
Pubblicato il 15-04-2016


il cacciatore“Il Cacciatore e la Regina di ghiaccio” è una favola al contrario, in cui prima dell’happy end finale del ‘tutti vissero felici e contenti’ occorre passare per le tenebre del dolore e della sofferenza, o meglio del gelido del ghiaccio che domina tutto, in luogo di praterie verdi. Sembrerebbe trionfare il male e non il bene. È una storia di rabbia e dolore, di rancore e vendetta. L’amore non ha speranza, viene definito come una menzogna e un’illusione, che finisce sempre con il tradimento; un gioco sciocco per abbindolare le persone fragili e che rende deboli. Due innamorati sono divisi per sempre da un muro di ghiaccio di fraintendimenti. Ritroveranno la loro passione che li unì per sempre in matrimonio? La loro missione non è solo quella di recuperare lo Specchio Magico per riportare calore e pace, ma anche riscoprirsi due nuovi Romeo&Giulietta che vissero di amore eterno. Ma in questo film, dove scorrono due vicende parallele e speculari, amore è anche quello fraterno che non porti all’uccisione fratricida di simili che si ammazzano tra di loro. Un doppio binomio di contrasti, di opposti in una continua lotta manichea che si alternano: forza e debolezza; unione e solidarietà contro solitudine e invidia. Sete di potere e di amore.

La convinzione che l'”amore vince su tutto” e la voglia, la bramosia di essere ‘invincibile’. Ma cosa rende davvero imbattibili? L’amore riesce davvero a resistere a tutto? Un modo per interrogarsi sulle relazioni familiari e sociali, quando ne nascono e si alzano muri di ghiaccio (di pregiudizi e convinzioni errate ed erronee) difficili da abbattere e superare. L’amore, si dice, ‘esiste solo nelle favole ed è pieno di insidie’ perché ‘alcune forze del male non possono essere sconfitte veramente’. Su questo scenario apocalittico si apre questo film che rivisita in chiave dark il cinema d’animazione. Del resto ‘alcune favole si avverano per sempre, ma nessuna finisce veramente’. Da un atto d’amore ne nasce uno di odio e repulsione. Ma l’amore è come l’istinto materno: non si insegna né si impara, si possiede, si sente e si prova. Finzione e realismo si fondono, come realtà, magia ed inganno. Ci sono ben quattro personaggi principali, ma le protagoniste che danno vita a una vicenda speculare (come lo Specchio Magico) sono due sorelle che sembrano essere la reincarnazione quasi bipolare e bilaterale di una strega unica. Come quella di Biancaneve. Infatti questo è il prequel di “Biancaneve e il Cacciatore” del 2013 e non manca la citazione horror quasi dei questo e di altri cult dell’animazione. In stile noir, come è tipico nelle interpretazioni di Charlize Theron, colei che muove tutto verrebbe da dire, che riappare prepotentemente in maniera preponderante nel finale a sorpresa dove la parte migliore che rivela sono gli effetti scenici sempre più consistenti. All’inizio in apparenza subordinata, sarà lei la vera regina malvagia. Ma anche la sorella Freya (Emily Blunt), regina del ghiaccio, ha molto in comune con lei; quasi due anime gemelle, omozigoti o eterozigoti non importa, ma si riconoscono pur nella mostruosità parte l’una dell’altra. Sebbene ci si confonda su chi sia la più perfida, un po’ distolti nell’attenzione dallo scoprirlo, il primo riferimento cinematografico è proprio quello a Biancaneve, ed alla strega che interroga lo specchio.

La stessa fisionomia bruna e candida di Freya riprende un po’ Biancaneve, sempre citata seppur non si veda mai; ma rimane comunque una presenza assente ma viva nell’etere, quasi un fantasma. E poi le due sorelle richiamano Elsa ed Anna di Frozen con un’accezione un po’ più thriller. E poi come non pensare a “Le cronache di Narnia” con i paesaggi e la gelida landa desolata di deserto ghiacciato. Ma c’è anche qualcosa di Robin Hood, sia per la presenza del serpente, dei nani (come quelli di Biancaneve come gli gnomi di Narnia, come i folletti che catturarono Hood nella foresta di Sherwood, simile alla landa gelida). Nei panni di Robin Hood il giovane guerriero Eric, il più forte dell’esercito messo su dalla regina Freya, insieme alla condottiera Sara (Jessica Chastain). Quasi fossero usciti da Hunger Games. Sembra di essere in una sorta di Biancaneve catapultata in “Maleficient” con Angelina Jolie: un incubo da cui si deve svegliare. Infine Eric (Chris Hemsworth) sembra un Ulisse tornato ad Itaca a combattere contro un esercito di Ciclopi guidati da una Nausicaa molto pericolosa. Un redivivo, sopravvissuto, un ‘Revenant’ alla Leonardo di Caprio; del resto la somiglianza fisica tra Hemsworth e Di Caprio c’è. Diventerà Eric il nuovo Jack che si sacrificherà per la sua Rose? E poi come non citare la “Biancaneve” con Julia Roberts del 2012? Il dorato che indossava è lo stesso vestito dalla Theron, qui nei panni di una creatura simile ad un uccello, un’aquila che cerca la sua libertà. Ed in effetti questo è un concetto che torna con Eric, che vuole morire da uomo libero ed è pronto a dare la vita per ciò in cui crede. Morire per un ideale, dunque, di fedeltà e coerenza con un principio morale seguendo la legge del cuore è ripreso più volte.

Qui non manca neppure il concetto di sacrificarsi e dare la vita per amore, come quello di fedeltà al proprio signore, in questo caso alla propria signora, di stampo medioevale. Quello che stupisce é come il più fedele servitore della regina Freya sia un giovane di colore; ma forse non è una coincidenza, poiché mai figura meglio di lui si ricollega al tema della schiavitù subita a lungo proprio dai neri. Non a caso Eric gli dice di essere pronto a morire per qualcosa in cui crede, di decidere per sé. Riprendendo un po’ Sara quando afferma che è lei a disporre della sua vita e di se stessa. Molto attuale, dunque, con tutte le guerre e i conflitti, a sfondo religioso od etnico, che affliggono diverse parti del mondo.

Una metafora intrinseca già a partire dal titolo, in cui è ripresa quella della caccia, con la preda inseguita dal cacciatore appunto, spesso associata anche all’amore con la vittima che cade nelle mani del branco. Cacciatore che in questo caso è Eric, in quanto esploratore che ricerca di scoprire la verità, cosa sia accaduto dopo il mutamento repentino degli eventi e che deve trovare l’oggetto che potrebbe riportare e ricostituire l’equilibrio.

Barbara Conti

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