sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Individuo e potere
nel Calderόn di Pasolini
al Teatro Argentina
Pubblicato il 27-04-2016


calderonRitenuta da Pasolini stesso una delle sue «più sicure riuscite formali», Calderón, ideata e scritta nell’estate del 1966 e rappresentata per la prima volta a Prato nel 1978, è un’opera teatrale che si ispira al capolavoro “La vida es sueño” del grande tragediografo spagnolo del Seicento Pedro Calderón de la Barca, rispetto alla quale non mutano i nomi dei personaggi centrali – Basilio, Sigismondo e Rosaura – mentre molto diverse sono situazione, trama, ambientazione.

Siamo nella Spagna franchista del 1967. Rosaura fa tre sogni successivi, ognuno in un ambiente diverso:  aristocratico, proletario, medio borghese. Nel primo sogno Rosaura è una ragazzina che vive a Madrid, tra genitori aristocratici sostenitori del franchismo; questa Rosaura si innamora di Sigismondo, un ex amante della madre che scoprirà essere suo padre. Nel secondo sogno Rosaura, ormai donna, è una prostituta del sottoproletariato di Barcellona; le fa visita un ragazzo di nome Pablito, che gli amici, il giorno del sedicesimo compleanno, vogliono che conosca l’amore di una donna; questa Rosaura si innamora di Pablito, che poi un prete le svelerà essere suo figlio. La terza Rosaura è una donna ammalata ormai avanti negli anni nonché una moglie rassegnata al proprio destino piccolo borghese. Scopriamo essere lei ad aver sognato gli altri due sogni. Questa Rosaura, che si sottrae al mondo attraverso il sonno ed i sogni, si innamora di Enrique, uno studente rivoluzionario che fugge dalla polizia. Ma Rosaura è in un lager, ovvero la condizione piccolo borghese in cui vive, aspettando l’arrivo dei liberatori in veste di operai con le bandiere rosse. Come indicato dal regista Federico Tiezzi, su questa parabola sovrintende cupo, spettrale, sulfureo, Basilio, il re, il padre, che incarna il potere che confligge in ogni sogno con l’individuo alla ricerca della libertà di esprimersi per quello che è. Rosaura tenta ogni volta, sognando, di sottrarsi al clima soffocante, al codice oppressivo secondo cui è costretta a vivere nel suo ambiente. Segue una quarta, e ultima, incarnazione di Rosaura in uno «scheletro bianco quasi senza più capelli, nella cuccia»: lo scheletro vivente di una vittima delle SS naziste, nello stesso salone di reggia trasformato in lager, mentre irrompe il coro degli operai comunisti in veste di salvatori.

calderon2

Il Calderón messo in scena al Teatro Argentina – che vede Sandro Lombardi nei panni di Basilio, Graziano Piazza che interpreta Sigismondo e Camilla Semino, Lucrezia Guidone e Debora Zuin nelle vesti di Rosaura – è semplicemente impeccabile. I dodici attori che si alternano sulla scena esprimono una recitazione sicura, adeguata, coinvolgente, estremamente professionale. La scenografia, grazie ad un riuscita molteplicità di ambienti, replica le dinamiche ed i meccanismi propri della dimensione onirica, proiettandoci, come forse nell’intento originario di Pasolini, in un caleidoscopio di immagini. Tre le zone in cui il regista ha diviso il dramma: la prima rappresenta la Storia, in essa prevalgono i temi e gli argomenti storici ed in essa viene ricostruito anche il quadro Las Meninas di Velazquez; la seconda scena, in cui il corpo è maggiormente coinvolto ed in cui le pulsioni ed il linguaggio diventano meno raffinati, con accenti anche romaneschi, rappresenta la Natura; la terza zona, in cui assistiamo ad un confronto ideologico serrato tra i personaggi, rappresenta il Pensiero.

La musica accompagna tutto il dramma, ora facendo da sottofondo ed ora tornando prepotente come refrain a rimarcare il passaggio da un episodio ad un altro. Le luci sono curatissime e riescono a sottolineare la diversità tra i freddi personaggi vincitori del franchismo, che appaiono allo spettatore quasi in tonalità bianconere, ed il colore rosso e vivo dei costumi indossati dai rivoluzionari Sigismondo ed Enrique. Una menzione a parte meritano i pregiati e  curatissimi costumi elaborati da Giovanna Buzzi e Lisa Rufini, che certamente impreziosiscono la messa in scena romana.

Il tema della diversità, della irriducibilità di ogni essere umano alle logiche del potere borghese, è dunque ricorrente in tutti i sogni. Pasolini stesso sottolinea come il tema del dramma sia lo scontro tra individuo e potere: «In tutti e tre i suoi risvegli, Rosaura si trova in una dimensione occupata interamente dal senso del Potere. Il nostro primo rapporto, nascendo, è dunque un rapporto col Potere, cioè con l’unico mondo possibile che la nascita ci assegna. Il Potere in Calderón si chiama Basilio, ed ha connotati cangianti: nella prima parte è Re e Padre ed è organizzato classicamente: la propria coscienza di sé – fascista – non ha un’incrinatura, un’incertezza. Nella seconda parte – quando Rosaura si risveglia ‘povera’, sottoproletaria in un villaggio di baracche – Basilio diviene un’astrazione quasi celeste; infine, nella terza parte, è il marito piccolo-borghese, benpensante, non fascista ma peggio che fascista».

Oltre al tema del potere, ricorre nel dramma quello dell’amore quasi incestuoso. Un amore che diviene anch’esso  simbolo di diversità e trasgressione, costituendo la fuga dall’ordine e dalle regole che la società impone all’individuo in ogni ambiente e ad ogni latitudine.

Come spiega il regista, nelle parole dei vari personaggi, nei loro dialoghi, nei lunghi monologhi si sente l’autore stesso, che vuole far arrivare allo spettatore gli argomenti che gli stanno a cuore: Calderón diviene così un grande affresco delle speranze politiche, sociali e morali degli anni a cavallo dei Sessanta e Settanta del secolo scorso. Uno spettacolo da non perdere, che sarà replicato al Teatro Argentina di Roma fino all’8 maggio.

Al. Sia.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento