domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA SFIDA DI VIENNA
Pubblicato il 13-04-2016


Vienna Bren

Più che un braccio di ferro, quello tra Vienna e Roma è ormai un duello, con tanto di Europa come testimone che però più che esprimere solidarietà non riesce a fare di più. Non cede di un millimetro l’Austria, decisa ormai a costruire la barriera al Brennero, nonostante i ministri degli Esteri e degli Interni italiani abbiano consegnato ieri alla Commissione una dichiarazione di protesta nei confronti della barriera anti-migranti austriaca. Nella lettera al commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos si chiede “con estrema urgenza la verifica della compatibilità con le regole di Schengen”, sottolineando che “la decisione di ripristinare controlli interni” e “barriere tecniche” con l’Italia “non appare suffragata da elementi fattuali”, mentre i controlli alle frontiere interne “possono essere ripristinati come extrema ratio”. Matteo Renzi annuncia di aver chiesto a Carlo Calenda, rappresentante dell’Italia a Bruxelles, di “verificare tutti i passaggi normativi per chiedere conto della correttezza dell’iniziativa austriaca”. Il Presidente del Consiglio avverte: “C’è amicizia con Vienna, ma pretendiamo che siano rispettate le regole europee”.
L’iniziativa austriaca è conseguenza anche di un continuo stallo europeo sulla questione migranti. Il tema dei migranti è tornato oggi a Strasburgo col dibattito sull’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia. Presenti Juncker e Tusk. “Siamo pronti a dimostrare solidarietà a Italia e Malta”, dice il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, parlando alla Plenaria di Strasburgo e riferendosi ai possibili aumenti dei flussi di profughi in arrivo dalla Libia a seguito dell’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia.
In passato poco o nulla da parte di Bruxelles è stato fatto dopo le “recinzioni” lungo la rotta balcanica, tanto che Vienna è stata promotrice del tanto discusso patto anti-profughi con i Paesi dell’Europa centro orientale (Croazia, Bulgaria, Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Slovenia e Serbia) che si trovano lungo la rotta dei migranti, portando anche alle proteste della Grecia che aveva finito con il richiamare il proprio ambasciatore da Vienna.
Ma mentre durante quell’occasione la Germania protestò contro l’iniziativa austriaca, ora Berlino è decisa a non voler commentare l’operato viennese contro l’Italia. “Il governo tedesco non commenta
misure di altri stati nazionali”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a Berlino, in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulla barriera in via di costruzione sul Brennero da parte dell’Austria.

Intanto in Italia cresce la preoccupazione mentre sulle strade che legano Vipiteno a Innsbruck cresce una barriera da 240 metri che assomiglia a un “muro”. Ma il Ministro degli Esteri austriaco, Johanna Mikl-Leitner, non solo cerca di giustificare l’operato di Vienna, sostendendo che sono “settimane” che l’Italia è a conoscenza della costruzione della barriera, ma minimizza anche le preoccupazioni di Roma. In una telefonata, Johanna Mikl-Leitner ha spiegato al commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos che la barriera non servirà per fermare il flusso dei migranti, ma per convogliarlo verso i controlli, spiegano fonti Ue. Nella conversazione Mikl-Leitner ha annunciato anche una lettera a Bruxelles in cui verranno dati tutti i chiarimenti necessari. La Commissione attenderà comunque di vedere cosa accadrà sul terreno. Se la barriera verrà effettivamente costruita, Bruxelles effettuerà una valutazione secondo i criteri di proporzionalità e necessità, che potrebbe essere pronta già la prossima settimana. Nel caso si riscontrasse che Vienna viola il codice Schengen, potrà scattare una procedura di infrazione, ma si specifica: “si tratta di uno scenario ancora da venire. Non siamo a questo punto”.

Incisiva la risposta del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che sostiene che l’Austria è un “paese amico con il quale mi auguro si possa continuare a collaborare, ma dal quale non possiamo accettare la logica di gesti unilaterali che comprometterebbero questa capacità di collaborazione”. Il titolare della Farnesina, durante un convegno a palazzo Giustiniani a Roma, afferma che “non si deve scaricare sul vicino oneri e responsabilità” perché c’è la “necessità che sul tema migratorio ci sia un’agenda comune e condivisa a livello europeo”. “L’emergenza – ha aggiunto il ministro – sarà un problema che ci vedrà impegnati negli anni a venire. A questo problema non possono essere date risposte semplicistiche” e questo “lo dico anche in riferimento all’Austria”. Per il Viminale quella di Vienna è una decisione, “ingiustificabile”. Angelino Alfano ricorda infatti che “negli ultimi mesi sono stati più numerosi gli immigrati passati da Austria a Italia che non viceversa”, infatti sono stati 2.722 stranieri rintracciati dalla polizia italiana al confine provenienti dall’Austria, a fronte di 179 nello stesso periodo del 2015.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti Umani, la decisione di innalzare un muro al Brennero al confine con l’Italia per impedire il passaggio dei migranti “è una decisione gravissima che mina l’idea d’Europa e rappresenta una palese violazione del trattato di Schengen”.
“Bene hanno fatto – ha aggiunto la deputata socialista – i nostri Ministri Gentiloni e Alfano a sollevare il caso in Consiglio europeo. Erigendo muri non si ferma il flusso dei migranti, ma se ne scaricano gli effetti sul Paese vicino. Non è questa l’Europa che volevano i padri fondatori, non è questa l’Europa che vogliamo”.
“Serve, invece, una soluzione comune in termini di accoglienza, sia per dare risposte a chi fugge da guerre e persecuzioni, sia per salvaguardare Schengen e la libertà di movimento dei cittadini europei. Ce lo impone la legislazione internazionale e ce lo impone il rispetto dei diritti umani”, conclude la Locatelli.

La palla infuocata ora resta nelle mani di Grecia e Italia che dopo la chiusura della rotta balcanica e un nuovo muro nel cuore dell’Europa, l’arrivo del bel tempo il nuovo punto di approdo di nuovi profughi.
“La notizia della barriera al Brennero è sconvolgente, oggi abbiamo più di diecimila persone nei siti informali sparsi in tutta Italia, ma temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi”, ha affermato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere. Il presidente di Msf avverte il rischio che “i paesi dell’Europa meridionale, Italia e Grecia, diventino dei campi profughi a cielo aperto”, per una crisi umanitaria “creata dall’Europa, ma non risolta dall’Europa”. E conclude:  “Siamo consapevoli che se la disperazione viene fermata sulla rotta balcanica troverà altre rotte per giungere da noi”.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:

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