lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il petrolio fa scendere ancora i prezzi
Pubblicato il 14-04-2016


I prezzi ancorapetrolio prezzi con il segno meno. Su base annua in 22 grandi città, da Nord a Sud: secondo le rilevazioni dell’Istat infatti rientrano nel gruppo delle città con il meno davanti, anche Roma (-0,5%), Firenze (-0,4%), Napoli (-0,1%) e Milano (-0,1%). I ribassi più forti si registrano a Bari e Potenza (-1,0% entrambe). A marzo, inoltre, secondo mese consecutivo in “rosso” per i prezzi al consumo. Le indicazioni definitive Istat confermano le stime preliminari, con un calo dei prezzi dello 0,2% legato in particolare al crollo dell’energia. Su base mensile, invece, la crescita è dello 0,2% grazie in particolare ai lievi rialzi nei servizi, mentre i beni restano esattamente al palo. Il calo a doppia cifra di benzina e gasolio trascina verso il basso di quasi tre punti la voce energia, più che compensando i lievi aumenti presenti altrove, in particolare nell’area dei beni durevoli. Negativo anche il dato degli alimentari, in particolare per la discesa dei prezzi del comparto “fresco”.

“La persistenza del calo tendenziale dei prezzi risente di un quadro di sostanziale stabilità degli andamenti su base annua delle diverse tipologie di prodotto – spiega l’Istituto di Statistica -, con l’eccezione dell’ulteriore flessione dei prodotti energetici e in particolare degli Energetici non Regolamentati (-11,2%, da -8,5% del mese precedente), compensata però dall’inversione della tendenza dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -0,7% di febbraio) e da altri lievi segnali di ripresa registrati dai prezzi di alcune tipologie di prodotto, che hanno contribuito, però, solamente a ridurre l’ampiezza della flessione dell’indice generale”.

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” sale a +0,6% (da +0,5% di febbraio); al netto dei soli beni energetici si porta a +0,4% (era +0,3% il mese precedente). L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,4% (era   -0,6% a febbraio). Rispetto a marzo 2015, i prezzi dei beni registrano un’accentuazione della flessione (-1,0%, da -0,7% di febbraio) mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi accelera (+0,7%, da +0,5% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a febbraio 2016 il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia di cinque decimi di punto percentuale.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a febbraio e dello 0,3% su base annua (da -0,4% del mese precedente). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,1% in termini congiunturali e diminuiscono dell’1,1% in termini tendenziali (era -0,8% il mese precedente). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo aumenta del 2,1% su base mensile mentre diminuisce, come a febbraio, dello 0,2% su base annua (la stima preliminare era -0,3%). Il rialzo congiunturale è in larga parte dovuto alla fine dei saldi invernali.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuisce dello 0,3% nei confronti di marzo 2015.

Intanto è iniziato il conto per il vertice di domenica prossima a Doha dovrebbe sancire un congelamento della produzione di petrolio e, dunque, si dice, un rilancio delle quotazioni, il prezzo del barile è cresciuto di 5 dollari, insieme alla frenesia dei mercati. Per Arabia saudita e Russia, che producono ognuna 10 milioni di barili al giorno, quei 5 dollari equivalgono a 50 milioni di dollari in più di incassi al giorno.

Redazione Avanti!

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