domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Il sistema’. Meno regole per una malavita
che ha cambiato volto
Pubblicato il 19-04-2016


il sistemaBisogno di onestà e difesa della legalità in ambiti particolari. Su questo parte la fiction “Il sistema”, per la regia di Carmine Elia, con Gabriella Pession, Claudio Gioué, Valeria Bilello e Lino Guanciale. Per capire, denunciare e lottare contro la malavita organizzata, che si infiltra in posti insospettabili. Soprattutto per affrontare il problema da un punto di vista economico-finanziario nel contesto delle banche. L’interesse centrale è quello per il denaro, che muove tutto, ciononostante non c’è solamente uno sguardo cinico, ma una sfumatura di umanità permane. Soprattutto laddove un caso personale diventa una vicenda di raggio nazionale.

La vicenda singola da cui si parte, non è che la base di una piramide più ampia in cima alla quale vi sono menti molto più raffinate e molti più soldi che girano. In un’epoca in cui l’unica legge del mercato sembra quella che ciò che conta è “ll denaro deve continuare a scorrere”, sempre e comunque, ad ogni costo, troviamo spesso imprenditori lasciati soli dai creditori nella copertura di finanziamenti, dopo investimenti azzardati per tenere in piedi la propria azienda; per loro la soluzione apparentemente più facile sarà quella di legarsi in affari convenienti anche al limite dell’illecito. Per ottenere finanziamenti anonimi immediati, disponibili subito contante. Da parte di finanziatori benevoli, che presto si trasformano da semplici creditori a ‘strozzini’, usurai sempre più esigenti. Ci si ritrova coinvolti in un giro di riciclaggio di denaro sporco e la posta in gioco è alta. Si rischia la casa, tutto. Con minacce subite e persone maltrattate se non stanno alle regole. Oltre a ripetuti atti vandalici ed intimidatori: è il nuovo terrorismo imperante. Il pericolo della finanza globale. Chi sono allora i corsari e chi i Robin Hood? Come trovare la chiave della soluzione di tutto questo che sembra un caso poliziesco di spionaggio, che sfugge ad ogni controllo? Molti si uccidono e suicidano per questo, per l’umiliazione subita e per la vergogna di quanto sono stati costretti a fare. “Non lo volevo fare”, si ripetono pentiti dopo le tragedie. “Io non lavoro per loro, sono loro schiavo. Mi hanno portato via tutto”, ammettono i servitori di questa malavita organizzata nascosta dietro allo sfarzo e al lusso. Non resta che infiltrarsi in incognito per indagare, conoscere, scoprire, capire e poter denunciare e arrestare questo sistema fallato e perverso.

Il punto di partenza de “Il sistema”, infatti, è proprio il suicidio di Raoul, il fratello del maggiore della Guardia di finanza Alessandro Luce. E luce e chiarezza c’è da fare proprio sul Gruppo Ponteflor, per scoprire la verità sulla morte di Raoul stesso. Il maggiore si andrà così “legando” a una struttura potente e pericolosa al cui vertice c’è l’avvocato Alcamo. Per il quale un certo “Rosso” svolge il lavoro sporco, e Daria Fabbri (Gabriella Pession) cura gli investimenti. Eppure questo mondo è così cinico e spietato come appare? La Fabbri non manca di esplicitare sin dall’inizio (in merito a quali potranno essere i loro rapporti e come potrà andare a finire): “Dipende da lei, dalla voglia di crescere e dalla sua affidabilità”. E così spudoratamente ipocrita da ostentarsi, pavoneggiandosi partecipando a serate di beneficenza, o presentazione di progetti di sviluppo sostenibile? Mentre si chiede dov’è il profitto per me? Quanto ci guadagno? Quale la mia parte che mi spetta? Quasi questa quota (come quella di adesione ad un’azienda) sia la propria quota nel mondo, nella società. Laddove l’unico interesse è quello di prendersi tutto e non dividere nulla. Per mania di potere. E successo (non a caso molto legato al mondo dell’alta borghesia di lusso). La Fabbri un esempio a caso, vittima quasi più che carnefice di questo sciacallaggio.

Questa sorta di gioco pauroso in cui si deve “trovare delle persone prima che si accorgano che le si sta cercando”, come si prova a spiegare a un bambino innocente che pensa addirittura possa essere divertente, in realtà non lo è affatto. In compenso, però, c’è una riabilitazione del crimine molto umana se vogliamo. “Non tutti quelli che ti mettono nella merda lo fanno perché ti vogliono male”, spiega Rosso. Dietro questa sorta di “sciacalli del reato”, si nasconde gente comune con i suoi problemi personali. Spesso disperata e disposta a tutto per dare felicità ai propri affetti. Si cerca denaro, di cui si ha urgente bisogno, perché magari si ha una moglie gravemente malata che solo una clinica privata è disposta a curare, ma che non ci potrebbe permette per i costi elevati senza quei soldi. Oppure magari colei che circuisce un ufficiale di credito, come Daria (ottima l’interpretazione della Pession, sempre equilibrata e puntuale), è solo una semplice figlia che si (pre)occupa del padre anziano e malato che assiste con affetto e cui è molto legata. La sua figura, poi, è quella che più risulta emblematica al riguardo per mostrare entrambi i connotati di questo “sistema” economico-finanziario e non solo. Dunque chi fa piangere, finirà per piangere a sua volta afflitto dai sensi di colpa e sommerso dall’inquietudine del mondo contraffatto (come la merce che si commercia illegalmente) che frequenta.

È il dramma dell’economia sommersa con cui spesso si deve fare i conti. Dunque se questa rispetto a tutte le serie sulle squadra antimafia sembra più connotata dalla coscienza che dalle indagini, in quanto si entra ancor più a stretto contatto col mondo dell’alta finanza, la lezione da imparare è passata in rassegna subito e racchiusa proprio dal padre di Daria: “Il tempo non lo puoi mettere in banca, puoi solo viverlo”. Riuscirà la Fabbri (alias Pession) ad apprenderla sulla sua pelle, rischiando in prima persona? Ne riuscirà riabilitata e rediviva, nuova paladina della legalità, della trasparenza e dell’onestà nel nome dei buoni sentimenti, che tanto si auspicano? Questo l’interrogativo da sciogliere più che il singolo giallo. Pare lei davvero la vera protagonista (indiretta e femminile), più che il maggiore della Finanza o gli altri personaggi. A cosa si è disposti a rinunciare e cedere per denaro? Una sorta di patto alla Dorian Grey, che può condurre alla perdizione o meglio alla perdita della fiducia nell’altro, in quanto non si saprà più di chi potersi e doversi fidare. “La borsa (della finanza) è un po’ come il gioco d’azzardo: ti devi anche fidare di chi hai di fronte” ad un certo punto dirà Daria. Eppure la saggezza vorrebbe: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Quanto osare ed andare oltre? È l’incrocio con questa linea di confine, questo bivio, da cui prende avvio tutta la trama alla base de “Il sistema”. Occorre conoscere bene le regole che lo reggono in piedi per destreggiarvisi con abilità, anche quando c’è chi bara, imbroglia, gioca sporco e losco. D’azzardo appunto.
Non perdere il controllo quando si è troppo coinvolti emotivamente è difficile. Ancor di più, però, forse lo è trovare nuovi metodi, strumenti meno ortodossi, per combattere una malavita organizzata che ha cambiato fisionomia e conformazione. Per capire se davvero le banche oggi sono un semplice universo di contabilità astratta e di convenienza e di interesse o se è un mondo in cui c’è anche quell’umanità che fa del denaro e dei soldi un mezzo per costruire qualcosa di buono, una società migliore. Nel mirino spesso sono proprio i tassi di interesse bancari: ammende e penalità per il semplice cittadino od opportunità di crescita che offrono al contribuente onesto, giudizioso, ed oculato? Una drammaticità contenuta con cui viene affrontato il tutto non guasta alla serie tv.

Barbara Conti

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