domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Trittico all’Opera di Roma
Un nuovo allestimento
per Puccini
Pubblicato il 22-04-2016


Trittico, Il tabarro_Patricia Racette,Roberto FrontaliCon i tempi che corrono, ove  cambia tutto nel volgere di un attimo, non ci sarebbe da meravigliarsi se in seguito  musica e libretto di un’opera venissero stravolti in nome della modernità. Un nuovo allestimento de Il Trittico di Giacomo Puccini è  in scena da domenica 17 aprile al Costanzi di Roma, teatro in cui ebbe luogo la “prima” europea nel gennaio 1919. Sul podio, alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma, il maestro Daniele Rustioni. Firma la regia dei tre atti unici, Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, Damiano Michieletto, giovane regista, appena insignito del più importante riconoscimento teatrale inglese, il Laurence Olivier Award, al suo debutto al Teatro Costanzi.

“Delle capacità innovative, ma anche delle polemiche che sa suscitare il regista Michieletto, sono ricche le cronache teatrali e anche questa sua rilettura non mancherà di suscitare molto interesse, come già avvenuto nei precedenti allestimenti di Copenaghen e Vienna”: cosi è stato riferito in conferenza stampa. Le stesse parole  del regista ci inducono a pensare che ormai tutto è in divenire e che soltanto la parte canora forse si salverà da queste “artistiche” contaminazioni che le genialità giovanili ci presentano.

Trittico, Gianni Schicchi“I tre atti unici di Puccini – dichiara il regista – trattano rispettivamente un omicidio, un suicidio e una vicenda comica ma molto ‘nera’, incentrata sulla morte. Ho cercato di indagarne il lato più notturno e cupo, per far risaltare la violenza e il cinismo dell’animo umano. Nel Tabarro, ambientato in un porto industriale, viene messo in scena un mondo di sofferenti, di schiavi oppressi dal lavoro, che cercano una forma di libertà attraverso la realizzazione delle loro pulsioni sessuali. Suor Angelica è invece prigioniera in un luogo di penitenza, un carcere: non ha scelto lei la sua condizione, ma è detenuta per scontare una pena, un peccato che ha commesso. Gianni Schicchi invece è la rappresentazione di una lotta tra i vari personaggi per accaparrarsi l’eredità di un morto che ha degli aspetti comici, ma è anche ferocissima: tutti cercano di ingannare gli altri, e nessuno risparmia colpi bassi”.

Nel ruolo di Michele e in quello di Gianni Schicchi si alternano Roberto Frontali e Kiril Manolov (20, 22, 24 aprile), in quello di Giorgetta Patricia Racette, al suo debutto all’Opera di Roma, e Asmik Grigorian (20, 22, 24 aprile), il soprano lituano che torna invece a Roma dopo il successo dello scorso anno alle Terme di Caracalla. Nei panni di Luigi ci sono Maxim Aksenov e Antonello Palombi (20, 22, 24 aprile); in quelli della Zia principessa Violeta Urmana e Nascha Petrinsky (20, 22, 24 aprile), quest’ultima canta anche nel ruolo di Zita. Ekaterina Sadovnikova è Lauretta e Suor Genovieffa, Anna Malavasi la Frugola e la Badessa. Antonio Poli e Matteo Falcier (20, 22, 24 aprile) si alternano nel ruolo di Rinuccio.

Abbiamo assistito il 20 scorso alla performance del secondo cast e la parte melica ci è sembrata all’altezza delle aspettative, con voci brillanti e ben impostate che dipanano storie  tristi, dal sapore tardo romantico. Soltanto la genialità dell’Alighieri, da cui è tratto il testo di Gianni Schicchi, porta gaiezza in un clima di tetra passionalità.

Puccini si ascolta e si vive sempre con gioia: si applaude in ogni sua composizione. È un autore che ha fatto conoscere la lirica italiana in tutto il mondo. Certamente il cambio di scena all’intervallo si prolunga per oltre quaranta minuti. Lungaggine che porta i tre atti unici ad oltre tre ore e mezza di  permanenza all’opera.

Tolto questo piccolo inconveniente, gli applausi a scena aperta sono tutti meriati.

Guerrino Mattei

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