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Opinioni e commenti
 

Immigrati. Per Hofer il muro al Brennero “è inevitabile”
Pubblicato il 26-04-2016


brennero 6Non si allenta la tensione tra Roma e Vienna, una tensione che corre lungo tutto il confine tra i due Paesi, il Brennero. Lo screzio rischia di trasformarsi in astio, proprio in queste ultime ore, dopo il prevedibile successo dell’estrema destra e le dichiarazioni del suo leader che stanno irritando l’esecutivo italiano. Nel corso di una conferenza stampa Norbert Hofer ha detto che i controlli al Brennero sono inevitabili. Il leader dalla destra Fpö, vincitore del primo turno alle presidenziali austriache, afferma: “Non mi fanno di certo piacere, ma non abbiamo altra scelta”. Secondo Hofer, “i confini esterni di Schengen vanno messi in sicurezza, in questo modo potrebbero essere sospesi i provvedimenti temporanei”. Inoltre Hofer ha ribadito che “solo il 20% degli arrivi in Austria sono veri profughi che inoltre hanno attraversato paesi sicuri”.
Vienna non sembra proprio aver dei ripensamenti sul “famigerato muro”, già per domani, infatti, è attesa la conferenza stampa per la presentazione ufficiale del “management di controllo del confine”, nel frattempo continuano i lavori per la costruzione del blocco antimigranti, all’altezza dell’area di servizio autostradale Rosenberger, dove si sta procedendo a tagliare il guardrail che separa le due carreggiate. Proprio in quel punto dovrebbe sorgere la lunga barriera che servirà a controllare mezzi e persone e che arriverà fino alla strada statale per uno sviluppo complessivo di 250 metri. I controlli da parte delle autorità austriache, come sottolineato dal ministro degli Interi di Vienna, Wolfgang Sobotka, “inizieranno a partire da giugno” che ha aggiunto che “se la cooperazione con l’Italia funzionerà non ci sarà bisogno di una recinzione al confine” facendo anche capire che non ci saranno problemi ad allestirla in poco tempo, le fondamenta sono già pronte e in massimo tre giorni potrebbe essere pronta la recinzione. Irritato è il commento del ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni: “Io ho il massimo rispetto per gli orientamenti degli elettori austriaci. Mi auguro in ogni caso che il governo – prosegue il responsabile della Farnesina – cui spettano le scelte in materia, continui a collaborare con l’Italia senza strappi unilaterali in un luogo così ricco di significati storici ed economici come il Brennero”. Graziano Delrio, ministro dei trasporti, fa invece appello agli austriaci: “Noi confidiamo ci sia un ripensamento – dichiara il ministro – il danno economico sarà enorme, ma c’è anche un fatto simbolico. Chiudere i valichi significa far arretrare il progetto politico dell’Europa che è più che mai necessario”.
Da Hannover Matteo Renzi, dove ha partecipato al G5, è tornato a sottolineare che “non c’è alcun elemento che giustifichi la chiusura del Brennero e quindi pensiamo che le autorità austriache non potranno che rispettare la normativa Ue. Se così non fosse sarà la Ue a prendere le decisioni conseguenti”, ha avvertito. Ma per ora Bruxelles non ha risposte alla lettera inviata da Gentiloni e Alfano due settimane fa per chiedere ufficialmente “con estrema urgenza la verifica della compatibilità” delle misure austriache con le regole del Codice Schengen. Anche Barack Obama sottolinea che “i muri non servono” per frenare l’immigrazione, mentre al mondo servirebbe un’Europa “unita e forte”.
Tuttavia il Brennero continua a rappresentare solo uno degli esempi sulla “sttrategia comune” dell’europa in materia di immigrazione. Vienna inoltre inizia a trincerarsi anche sul fronte orientale: dalle 8 del mattino di ieri, infatti, ha ripristinato i controlli alla frontiera con l’Ungheria, senza però specificarne la durata. La polizia controlla i veicoli sui principali punti di accesso e i militari pattugliano altri tratti di confine.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. L’Europa si sta completamente frantumando pezzo dopo pezzo per problemi vari legati alla crisi, all’immigrazione, ai contrasti politici, a quel senso di unione che si è cercato per decenni e che si voleva ad ogni costo ma adesso sta venendo meno. Se tutti gli Stati non si metteranno attorno ad un tavolo ad affrontare fraternamente i problemi che ci sono, l’Europa è finita.

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