domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

In pensione a cento anni
Pubblicato il 21-04-2016


Sono anni ormai che denunciamo l’ignobile balletto che si consuma sulle prospettive del sistema previdenziale del nostro paese. Un balletto che sembra improvvisamente scomparire per poi riesplodere con grande virulenza a seconda degli sviluppi della situazione.
È ormai chiaro che per chi ci governa, compreso anche il neo presidente dell’INPS Tito Boeri, la previdenza non è uno dei pilastri sul quale ruota la nostra società, ma una variabile indipendente alla quale si fa ricorso per esigenze politiche non sempre chiare. In poche ore Boeri e Padoan hanno ammesso che avevamo sostanzialmente ragione due questioni che avevano sollevato con forza.
Gli ultimi dati sull’andamento delle assunzioni a tempo indeterminato dimostrano che Poletti fino ad oggi ha fatto solo fumo, continuando a leggere studi e statistiche secondo le proprie convenienze politiche con la logica della matematica tradotta in opinione. Dai dati consolidati incomincia ad emergere una verità che il presidente del consiglio dovrebbe ricordare in uno dei tanti incontri settimanali con gli imprenditori.
Malgrado tanti discorsi e promesse, gli imprenditori italiani continuano ad essere sostenitori della logica: “Prendi i soldi fuggi”. Sembra ormai chiaro che nella loro politica, se ci sono degli incentivi, vanno presi e portati a casa. Dal mercato del lavoro appare ormai chiaro che di strutturale non c’è proprio niente. I segnali clamorosi che avrebbero dovuto celebrare il trionfo di Renzi e di Poletti a suon di nuove assunzioni non ci sono stati e ahimè non ci saranno.
È infatti questa la classe dirigente imprenditoriale che viene contrapposta al sindacato in quanto gli imprenditori farebbero il loro mestiere e con ciò il bene del paese al contrario del sindacato che farebbe solo discorsi e disastri.
Per quanto riguarda la previdenza, ora si scopre che i giovani di oggi, per salvare il sistema dovranno mettere in conto il pensionamento a 75 anni. Gli imbonitori ormai specializzati nella ricerca dei trucchi ad effetto ci dicono che nel caso si dovesse andare in pensione a 75 anni, rimarrebbe aperta le scappatoia di scegliere, la via della anticipazione onerosa, pagata degli interessati, ricorrendo anche ai generosi prestiti delle banche.
Per quanto riguarda le banche, ne abbiamo viste di tutti i colori, ma non ci è mai capitato di vedere banche grandi o piccole che si trasformavano in enti di beneficienza. Qualsiasi banca, e ciò è a mio giudizio del tutto normale mira a garantire una adeguata remunerazione del capitale investito. E questo, Padoan, Boeri e Nannicini dovrebbero averlo imparato meglio di noi.
Pensare di andare in pensione con penalizzazioni pesanti garantite da mutui o prestiti delle banche richiesti da chi intendesse fare ricorso a tale scelta è non solo una proposta “impossibile”, ma anche una bufala clamorosa.
L’uscita sui giovani che rischiano di andare in pensione a 75 anni non avviene però a caso, e rischia di trasformarsi immediatamente in un grande diversivo. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, è prevedibile che discuteremo molto di 75 anni e anche che Padoan ci rassicurerà sul fatto che comunque la discussione rimane aperta, mentre Poletti, Boeri e Nannicini continueranno a dire al mattino il contrario di quello che diranno nel pomeriggio.
A pensarci bene, c’è il rischio che ci venga da piangere. Possiamo però rimanere in attesa fiduciosa che Boeri ci comunichi che il bilancio dell’INPS è ormai totalmente disastrato, che bisogna mettere mano a tutto, cancellando il privilegio intollerabile di chi pretende addirittura di continuare ad aver una pensione.
Non dobbiamo però allarmarci, visto che sappiamo già di chi è la colpa e chi sono i responsabili.
La lista è già pronta ed è aperta da chi in pensione c’è già oggi, al quale ovviamente si garantisce negli anni una contante riduzione dei propri redditi, il tutto ovviamente per il bene della patria e del bilancio previdenziale. Nella lista dei veri responsabili, noi includiamo ovviamente chi in politica c’è oggi e c’era anche prima e cioè tutti coloro ai quali chiediamo di smettere di affannarsi sui numeri, di uscire dall’ufficio complicazione cose semplici e di cercare strade nuove, accettando l’idea che solo la riapertura di un dialogo vero con sindacato e forze sociali, può far ritrovare la strada giusta e salvare il sistema previdenziale.
Se ancora una volta prevarrà l’idea che con il sindacato e le forze sociali è meglio non discutere, non c’è ragione di allarmarsi anche se il bilancio dell’INPS diventa ogni giorno più preoccupante. Se c’è chi pensa all’età pensionabile a 75 anni, basta un po’ di fantasia e di coraggio in più e proporre, anche per fare cifra tonda, il pensionamento a 100 anni. Coloro che ormai amano sparare i numeri a casaccio non faranno fatica a spiegarci che sì, è proprio necessario andare in pensione a 100 anni, dimostrando così, che alle scemenze è impossibile porre limiti.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. A me le “scemenze” paiono piuttosto come un comodo diversivo per continuare la politica della spoliazione dei redditi dei pensionati. Anche la suprema Corte niente ha potuto contro la pervicace volontà “politica” di erodere il potere d’acquisto delle pensioni. Si cominciò con l’attaccare Giuliano Amato e le sue pensioni, ma l’obiettivo è sempre stato il “colpo grosso” alle pensioni del ceto medio, sulle quali si sta inventando di tutto.
    Del resto se nessuno difende il ceto medio, l’impoverimento dei “ricchi” che percepiscono più di tremila euro lordi di pensione continuerò inesorabilmente.
    Passando ad altro trovo molto singolare che quasi ogni giorno la mia casella postale riceva mail dall’INPS che propone prestiti, segnale sicuro che mezzi liquidi ne hanno in abbondanza.
    E per finire: se in Italla continua la liquidazione delle imprese produttive non so come si potranno assicurare pensioni dignitose in futuro. Nessuno, e men che mai Renzi e la sua corte di consulenti, pensa ad una politica economica per assicurare la crescita. Queste “anime belle” sperano nel mercato e negli investimenti esteri. I capitali degli italiani finiscono a Panama e dintorni e gli stranieri vengono, prendono i brevetti e, alla svelta, se ne vanno…

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